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TRA ''SOGNO E MISTERO'', IN MOSTRA AL 'MARRUCINO'
LA PITTURA DEL GIOVANE TEATINO DOMENICUCCI

Pubblicazione: 21 ottobre 2016 alle ore 13:00

Giacomo Domenicucci
di

CHIETI - “Sogno e mistero”: questo il simbolo e il titolo dell’esposizione pittorica del giovane teatino Giacomo Domenicucci, che comincia oggi e fino a mercoledì 26 presso il Foyer del Teatro Marrucino.

Un baffo lungo alla Dalì, maniche corte per sporcarsi meglio di colore, una mente rumorosa e il coraggio dei vent’anni: è il ritratto di Domenicucci, pittore autodidatta che in questo evento espone le sue prime opere.

Diplomato al liceo “Vico” e iscritto da quest’anno all’Accademia delle Belle Arti di Roma , l’artista teatino si avvicina alla pittura circa 2 anni fa in forma quasi del tutto autonoma, eppure fin dai primi esperimenti mostra uno stile singolare che lo contraddistingue; un quadro suggestivo, simbolico, a tratti metafisico: una trasposizione simbolica della realtà che sembra, invece, addirittura svelarla.

“Giacomo Domenicucci è un giovane artista al quale è congeniale la strada problematica della pittura e, in particolare, quella della pittura figurativa”, lo definisce così Maria Cristina Ricciardi, critica d’arte, aggiungendo “una precisa dimensione visionaria, interrogativa, allusiva, talvolta persino ironica”.

“Con questa dichiarazione di intenti, così semplice e pura, Giacomo afferma che è da qui che vuole salpare, in questa avventura poetica, tanto speciale, dell’arte, dove c’è sempre da comprendere e guardare, nell’impegno faticoso, assillante e totale della pittura che, per sua natura, resta un fatto complesso”, rimarca.

Giacomo come artista nasce con il colore e solo più tardi, invece, si avvicina al disegno; l’odore degli acrilici e il colore sulla tela è la forza su cui fiorisce il suo successo.

La pittura è, forse, il tentativo di lettura esistenziale con cui Giacomo tenta di comprendere la vita. E dietro questa lente d’ingrandimento i suoi colori azzurro-rosso, la prospettiva e le forme di manichini e rose giganti sembrano esaltare ed evidenziare una chiave di lettura chiara, seppur mediata e riflettuta.

Ad AbruzzoWeb, Giacomo Domenicucci racconta sull’arte la sua visione e il suo perché: poche parole ma idee ben definite.

Considerando che, di base, non c’è una formazione accademica o una tradizione familiare e che l’incipit artistico è recente, qual è stata la scintilla che ti ha spinto a iniziare a dipingere?

Più che un determinato evento, la scintilla è stata la metabolizzazione di una serie di moti intrinsechi. E l’arte da autentica, cristallina e ardente passione che mi bruciava in seno si è tramutata in un vortice di vibrazioni che mi hanno spinto a sentire la necessità, se non addirittura l’esigenza, di esprimere la mia interiorità in immagini e colori danzanti.

Ci sono abitudini, luoghi, orari o sottofondi prediletti nei quali preferisci dipingere?

No, non prediligo orari prestabiliti, anche se ho notato che nelle ore notturne sgorga il maggior numero di idee e la creatività è più accesa. In realtà, dopo aver eseguito il “sacro” rituale di preparazione della tela, non manifesto particolari abitudini, fatta eccezione per quella di ascoltare, durante tutto il processo creativo, buona musica, talvolta anche fonte massiccia di ispirazione.

Un tatuaggio sul braccio: i famosi orologi di Dalì; questo nasconde una formazione surrealista? Qual è stata la tua scuola madre ideologica?

Oltre a denotare chiaramente quella spiccata matrice surrealista in cui mi identifico, l’orologio “molle” rivela anche un’attenta riflessione sul tempo, cosa dalla quale non mi sottraggo e che, anzi, è un elemento ricorrente nei miei lavori. Oltre a Dalì, riconosco miei numi tutelari anche Magritte e De Chirico e, in buona parte, anche la corrente metafisica al suo seguito. Essendo lo strumento che prepotentemente pretende di misurare oggettivamente il tempo, una volta divenuto molle si piega alla percezione soggettiva. Penso che Dalì, oltre a quello che racconta in Diario di un genio, la sua autobiografia, secondo cui è stato ispirato dall’osservazione dello sciogliersi del formaggio “super molle” Camembert, sia stato anche influenzato dalla lettura di Bergson.

“Sottrarsi” al tempo è umanamente impossibile, che cosa intendi allora quando dici “ovviamente" che tu non lo fai: a cosa alludi?

Io intendevo che, probabilmente, sono più predisposto a rifletterci rispetto alla “ media”. È una speculazione disinteressata, non se ne viene mai a capo: il tempo logora e il tempo aggiusta. La vita è effimera quanto è infinita.

Ed essere cosciente di questo dualismo ti fa vivere più tranquillo o più tormentato, pensando a quanto sia paradossale la doppia accezione della vita?

Di certo non sono l’incarnazione della serenità, però comunque sono questioni su cui il genere umano si interroga da secoli e non è una cosa per la quale mi macero. Mi intriga e al tempo stesso mi spaventa, ecco tutto.

Sarai, sicuramente, cosciente di quanto sia arido e complesso il campo artistico oggi giorno e in particolar modo per chi inizia da zero: che cosa ti aspetti? E a che cosa sei disposto a rinunciare?

Per il momento preferisco volare basso e non nutrire aspettative ambiziose. Non mi soffermo sulle rinunce, bensì sui frutti da cogliere e sull’arricchimento umano di cui potrò godere.

Ritieni che il teatino e l’Abruzzo valorizzi e dia il giusto spazio ad artisti emergenti? Cosa credi debba fare e migliorare?

Essendo ancora alle prime armi, non mi sono potuto confrontare pienamente con il palcoscenico artistico locale e con le occasioni che offre. Ho notato, però, che vi sono una dose considerevole di rassegne e iniziative alle quali prendere parte, attivamente o passivamente, basta tendere l’orecchio

Nell’ambiente artistico locale credi di avere potenziali rivali in campo artistico? Ma, soprattutto, credi si possa parlare di rivalità in arte?

Per quanto concerne le rivalità si può parlare di quella che intercorreva tra Leonardo, Raffaello e Michelangelo; di quella aspra contesa che c’era tra Bernini e Borromini o di quella tra il geniale Picasso e il maledetto Modigliani, giusto per citare esempi celeberrimi. Mi limito a credere, dal basso della mia umiltà, che a nessuno passi neanche per l’anticamera del cervello di accostarsi ad artisti di tali calibro e portata rivoluzionaria; io, dal canto mio, non ho mai riflettuto a riguardo e non ho la tracotanza di paragonarmi a nessuno.

Sono convinta ci sia un delicato divario tra bellezza e comunicazione, mi permetto di considerare le tue opere di grande impatto comunicativo e di bellezza soggettiva. Tu punti a una bella opera o a un giusto messaggio? Credi di riuscire a sintetizzare i due canoni?

Qui va analizzato il concetto di “bello” per come lo concepisco io: ritengo che un mio lavoro sia riuscito nel momento in cui riesce a trasmettere qualcosa, che sia un’emozione o un pensiero nel quale si riverbera l’osservatore, ma non necessariamente il messaggio che avevo intenzione di comunicare. D’altronde la cosa stupefacente e incantevole dell’arte sta proprio qui: nella libertà interpretativa. Ovviamente è più gratificante ottenere un risultato che anche a livello estetico sia degno di nota, però anche sotto questo aspetto si sconfina nella percezione soggettiva.

L’arte: evasione o rivoluzione?

È fuori luogo rispondere a mia volta con una domanda? Non vedo come le due cose possano essere inconciliabili tra di loro. Idee?

Beh, credo siano entrambi motivo di “partenza” eppure ritengo che non sempre fuga e cambiamento, come evasione e rivoluzione, possano correre sullo stesso binario. A proposito di binari e partenze, ora inizia il tuo nuovo percorso a Roma: cosa credi di trovare nella Capitale? Ritieni questa partenza una fuga o un’opportunità?

Roma di certo offre più opportunità dell’ambiente artistico locale, basti considerare il fermento culturale dal quale è animata… Mi auguro di incontrare altri giovani vicini alla mia sensibilità con i quali instaurare una futura collaborazione e un reciproco scambio.

E tra qualche anno dove sarà, secondo te, Giacomo Domenicucci? Avrà ancora i suoi baffi lunghi?

Non ci è dato sapere cosa ci riserverà il fato per il domani, figuriamoci per un avvenire ancora più distante! So solo che sono piuttosto affezionato ai miei baffi e che, di conseguenza, difficilmente me ne priverò.



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