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A24 A25: CONCESSIONARIA CON VERTTICI SOTTO INCHIESTA PER INQUINAMENTO, ''NON VOGLIAMO CREARE DIFFICOLTA' IN PONTE DI PASQUA''; TACE LA REGIONE; H20, ''L'OBIETTIVO E' COSTRINGERE GOVERNO A COMMISSARIAMENTO OPERE MESSA IN SICUREZZA''

TRAFORO GRAN SASSO: STRADA DEI PARCHI POSTICIPA CHIUSURA ALLE 24 DEL 19 MAGGIO

Pubblicazione: 18 aprile 2019 alle ore 18:47

L'AQUILA - Ore 24 di domenica 19 maggio 2019. Questa la nuova scadenza fissata da  Strada dei Parchi, per la chiusura, in entrambe le direzioni di marcia, e a tempo indeterminato,del traforo del Gran Sasso, tra gli svincoli di Assergi nel versante aquilano, e Colledara-San Gabriele sul versante teramano.

Una posticipazione rispetto alla data di chiusura fissata per domani 19 aprile, spiega in una nota la concessionaria delle autostrade A24 e A25, decisa "per non creare difficoltà agli utenti nel periodo di Pasqua, del 25 aprile, e del 1 maggio".

Un'incredibile decisione, in ogni caso, che avrebbe effetti devastanti e inimmaginabili per l'intera regione. Che trae origine dal fatto che la società della holding del pescarese Carlo Toto, ha i suoi vertici, assieme a quelli dei Laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso e della Ruzzo Reti, sotto inchiesta dalla Procura di Teramo, per gli sversamenti di sostanze pericolose avvenute sotto il traforo, e la società dice di volere  "evitare la reiterazione del reato".

"Strada dei Parchi - si legge infatti nella nota di oggi -  nei giorni scorsi, aveva annunciato che, per evitare di incorrere in ulteriori contestazioni correlate a presunti pericoli di inquinamento delle acque di superficie, sarebbe stata costretta, suo malgrado, ad interdire traffico nelle gallerie del Gran Sasso di A24, in entrambe le direzioni di marcia. La lettera è stata indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministro delle Infrastrutture Toninelli, al Ministro dell’Ambiente Costa, ai Prefetti di L’Aquila e Teramo, alla Regione Abruzzo, all’Ispra, all’Anas e all’INFN e a tutti i soggetti interessati".

Inoltre, la società sta ingaggiando una battaglia contro la Regione Abruzzo, che con una delibera di fine gennaio scorso, ha  elencato gli interventi individuati dalla commissione tecnica, voluta dall'ex presidente vicario Giovanni Lolli. Calcolando in 104 milioni, i costi per i lavori di rifacimento delle condotte di captazione e per l’impermeabilizzazione, necessari a mettere in sicurezza la falda acquifera che offre da bere a 700 mila abruzzesi. 

Sdp sostiene in un ricorso al Tar contro la delibera, che a farsi carico dei costi dell'intervento debbano essere i soggetti proprietari, ovvero lo Stato italiano, e la Regione nell'ambito delle sue competenze.

A dargli ragione, il Ministero delle Infrastrutture dei Trasporti,  spesso in contrasto con Strada dei Parchi per la mancata erogazione dei 192 milioni per la messa in sicurezza  dei viadotti, con una lettera a firma del direttore generale Felice Morisco.

Nella nota di oggi, Sdp  afferma infatti che"gli interventi di messa in sicurezza individuati dalla Regione Abruzzo sono estranei al rapporto concessorio relativo alla gestione delle autostrade A24, come riconosciuto dallo stesso Ministero delle Infrastrutture e Trasporti - Direzione Generale sulla Vigilanza delle Concessioni Autostradali"

E infine ribadisce "la propria totale estraneità rispetto alle ipotesi di reato contestate".

Nel sostanziale silenzio della politica regionale, prende posizione l'associazione ambientalista H20, che ha dato battalgia in questi anni sul rischio di contaminazione delle falde acquifere, e vede nella clamorosa minaccia di Sdp, il tentativo di costringere il governo a  procedere ad un commissariamento. Che è l'ipotesi del resto prospettata infatti sia da Sdp, e dal vice presidente di Giunta Emanuele Imprudente. In questo modo infatti, il goveno centrale dovrà farsi carico di tutti gli interventi. 

"Tranne la Procura - si legge nella nota di H2O - , tutti gli enti coinvolti sembrano cercare di attuare lo sport nazionale, lo scaricabarile,  piuttosto applicare le proprie competenze e fare il proprio dovere".

E per quanto riguarda la questione della copertura economica dei lavori di messa in sicurezza, H2O osserva che la presa di posizione  di Sdp "è piuttosto singolare visto che nella delibera contestata viene allegata una delle proposte progettuali elaborate proprio da Strada dei Parchi, anche se la società tra le diverse ipotesi avrebbe voluto sposare quella per un terzo traforo, soluzione scartata dalla regione,  e che la regione chiede proprio allo Stato i fondi per attuare questa proposta e quelle giunte da INFN e Ruzzo per le rispettive strutture. Non capiamo, quindi, quale sia il problema". "Servirebbero maggiori particolari sulle doglianze della società e, anzi, invitiamo a pubblicare tutti i carteggi e il testo del ricorso al TAR annunciato dalla società", conclude H20.

I vertici di Sdp sono iscritti nel registro degli indagati, assieme a quelli dell'Istituto nazionale di fisica nucleare, e della Ruzzo Reti, nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Teramo con l'ipotesi di reato di "inquinamento ambientale" e "getto pericoloso di cose", a seguito degli sversamenti di materiale pericoloso avvenuti nel traforo, nel corso degli ultimi anni.

La Procura ipotizza che causa degli sversamenti sia l'assenza di isolamento tra le superfici e le condutture di scarico delle gallerie e la falda acquifera.

La Procura di Teramo nell'udienza del 15 marzo ha chiesto il processo, per 10 nomi, tra cui Cesare Ramadori, amministratore delegato di Sdp dal 30 maggio del 2011, Lelio Scopa, presidente del consiglio di amministrazione e Igino Lai, direttore generale con compiti in materia di tutela dell'ambiente dal 2011. Nel corso dell'udienza preliminare del 10 aprile, il gup del tribunale di Teramo, Marco Procaccini, ha rimesso il fascicolo al pool di pubblici ministeri affinchè esercitino l'azione penale secondo il rito della citazione diretta in giudizio.   



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