TRIVELLE: ENI, ESTRAZIONE GAS IN ADRIATICO A LARGO DI MARTINSICURO, SCATTA LA PROTESTA Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

TRIVELLE: ENI, ESTRAZIONE GAS IN ADRIATICO A
LARGO DI MARTINSICURO, SCATTA LA PROTESTA

Pubblicazione: 30 novembre alle ore 0001:00

TERAMO - Un progetto per la perforazione di un pozzo, a poche miglia dalla costa, di fronte a Martinsicuro (Teramo) e San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno). Presentato dall'Eni al ministero dell'Ambiente è ora in attesa  della Valutazione di impatto ambientale (Via) e consiste nella perforazione del pozzo "Donata 4 dir" e nella concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi a 14,6 miglia dalla costa. 

Cominciano a farsi largo le prime proteste con cittadini, associazioni ambientaliste e partiti che si oppongono al progetto. Per il Coordinamento No hub del gas Abruzzo, "L'Adriatico non può continuare ad essere alla mercé dei petrolieri". Mentre il coordinamento provinciale di Fratelli d'Italia di Teramo ha lanciato una petizione indirizzata al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, al ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti e al presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso per chiedere lo stop alla nuova perforazione. A spiegare di cosa si tratta è il Coordinamento No hub del gas Abruzzo.

"Il progetto - si legge in una nota del Coordinamento No hub - prevede la perforazione del pozzo Donata 4 dir fino a 1.181 metri di profondità (la lunghezza del pozzo sarà maggiore in quanto deviato) a partire dall'esistente piattaforma Emilio per l'estrazione di gas del Campo Donata. Il gas estratto sarebbe inviato con condotte esistenti all'altra piattaforma Eleonora e da qui alla centrale gas di Pineto".

"Per il Coordinamento No hub del gas Abruzzo - continua la nota -, l'Adriatico non può continuare ad essere alla mercé dei petrolieri quando è un mare già sottoposto a pressioni antropiche insostenibili, come evidenziato dal rapporto sullo stato dei mari europei dell'Agenzia europea per l'Ambiente".

"Lo scavo di pozzi - viene aggiunto - comporta impatti consistenti a causa dell'utilizzo in gran quantità di fluidi di perforazione, della dispersione in mare di sostanze pericolose come diversi metalli pesanti (cadmio, cromo ecc.) durante le fasi di estrazione, della subsidenza, di eventuali incidenti". 

"Inoltre - prosegue la nota - non si può criticare Trump per poi continuare a farsi beffe anche da noi degli obiettivi del Trattato di Parigi per contrastare i cambiamenti climatici. Ormai un numero consistente di studi ha dimostrato come il metano non sia una fonte meno pericolosa per il Pianeta rispetto ad altre fonti fossili in quanto, a parità di emissioni, ha un potere clima-alterante decine di volte maggiore della CO2". 

"Una quota consistente di metano, anche il 5-10 per cento, viene persa in atmosfera in tutte le fasi della filiera, dall'estrazione al trasporto, dallo stoccaggio alla distribuzione", conclude il Coordinamento.

Il coordinamento provinciale di Fratelli d'Italia di Teramo chiede lo stop alla nuova perforazione richiesta dall'Eni.

"La perforazione ed estrazione di idrocarburi - spiega in una nota il Coordinamento di Fratelli d'Italia - è capace di creare notevoli fenomeni di subsidenza unita a impatti consistenti all'ambiente a causa dell’utilizzo di fluidi di perforazione e della dispersione in mare di sostanze pericolose come diversi metalli pesanti oltre al rischio di incidenti, due anni fa in occasione del referendum si opposero all'Italia petrolizzata 15 milioni e 800 mila cittadini, nonostante la volontà degli Italiani sia stata chiara i nostri mari sono ancora sotto la minaccia di nuove attività di ricerca di idrocarburi, Fratelli D'Italia non permetterà che altri scempi vengano commessi sul proprio territorio", conclude.

 



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