TROVATO MORTO IN BOSCO SPEZZINO, CONDANNATO A 18 ANNI AMICO DI COLABRESE

Pubblicazione: 10 luglio 2018 alle ore 12:13

LA SPEZIA - Il Gup del tribunale della Spezia ha condannato a diciotto anni Francesco Del Monaco, 24enne originario di Sulmona unico imputato per l'omicidio di Giuseppe Colabrese, suo compaesano di 27 anni, il cui cadavere, in avanzato stato di decomposizione, venne trovato il 9 ottobre 2015 in un bosco di Cerri, nello spezzino.

La sentenza, arrivata al termine del processo con rito abbreviato, è stata letta poco dopo le 21 dal giudice per l'udienza preliminare Marinella Acerbi, che ha accolto interamente le richieste del pubblico ministero Claudia Merlino.

Del Monaco è stato condannato a sedici anni per omicidio volontario e l'occultamento del cadavere di Colabrese, e a due anni per lo spaccio di sostanze stupefacenti.

La procura sin dall'inizio ha ipotizzato che il delitto fosse stato commesso per non pagare un debito di droga.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l'omicidio avvenne l'1 agosto 2015.

Colabrese arrivò con un treno alla Spezia, poi prese un bus per Arcola. Ad attenderlo ci sarebbe stato Del Monaco, amico e compaesano della vittima, che una volta attirato Colabrese nel bosco lo avrebbe colpito alla testa con una pietra.

Del Monaco, che vive a Romito Magra, secondo la procura, aveva attirato l'amico in una trappola. I carabinieri erano venuti a conoscenza dell'appuntamento analizzando il traffico telefonico dei cellulari dei due ragazzi.

"Sapere che è stato ucciso da un amico alle spalle per tremila euro ci rende ancora più tristi per una storia che non doveva finire così". I genitori di Giuseppe Colabrese il giovane sulmonese di 27 anni, originario di Pescocostanzo (L'Aquila) ritrovato cadavere nell'ottobre del 2014 nel bosco di Cerri in provincia di La Spezia, non hanno esultato alla lettura della sentenza con cui il giudice del tribunale di La Spezia ha condannato, nella tarda serata di ieri, l'amico, Francesco Del Monaco, sulmonese di 23 anni, a 18 anni di carcere.

In silenzio, seduti per 12 ore in un angolo del tribunale ligure, hanno aspettato la fine dell' udienza per poi andare via senza rilasciare alcun commento. "Non è stata cosa facile per loro, ripercorrere tutte le fasi dell'inchiesta della morte del figlio - afferma l'avvocato di parte civile Federica Benguardato - sostanzialmente giustizia è stata fatta e nonostante l'imputato abbia sempre negato di aver commesso l'omicidio, è stata brava la Procura a raccogliere le prove per incastrarlo facendo una ricostruzione scrupolosa e certosina".

A inchiodare Del Monaco sono state le celle telefoniche con cui la Procura è riuscita a dimostrare che anche lui, il 1/o agosto, giorno in cui Colabrese sarebbe stato ucciso, si trovava nel luogo dove è stato poi ritrovato il corpo senza vita dell'amico. A pesare sulla decisione del giudice è stato, sempre secondo l'avvocato Benguardato, anche l' atteggiamento "reticente dell'imputato che oltre a non collaborare ha tentato di depistare le indagini fin dal primo momento".



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