TRUFFA ALLA HONDA: CINQUE RINVII A GIUDIZIO A LANCIANO

Pubblicazione: 29 ottobre 2018 alle ore 17:30

Lo stabilimento Honda di Atessa (Chieti)

LANCIANO - Cinque persone rinviate a giudizio, due posizioni stralciate e assoluzione per il reato più grave di associazione a delinquere finalizzate alla truffa a danno della Honda Italia Industrie Spa per circa 10 milioni di euro, dal 2007 al 2012.

Il caso è approdato dinanzi al gup Marina Valente che oggi ha rinviato a giudizio, al 5 febbraio prossimo, il principale imputato Silvio Di Lorenzo, ex vice presidente Honda Italia ed direttore dello stabilimento Honda di Atessa, l'unico a rispondere anche di rivelazione di segreto d'ufficio sui dati aziendali.

A giudizio per una decina di truffe semplici, caduta l'associazione a delinquere, vanno anche i figli di Di Lorenzo, Matteo Romolo e Francesco, e i manager di note aziende dell'indotto Honda che sono Pietro Rosica e Gabriele Domenico Scazzi.

Per ragioni di salute stralciate le posizioni di Giovanna Piera Maesa, moglie di Di Lorenzo, e Antonio Di Francesco i quali torneranno dinanzi ad altro gup il 10 dicembre. Con l'assoluzione dell'associazione a delinquere esce di scena dal procedimento l'imprenditore Isaia Di Carlo che rispondeva solo di questo reato. Complessivamente sono otto le persone coinvolte.

La Honda, parte civile, chiederà danni all'immagine per un milione di euro. Il risarcimento per la presunta truffa, pari a quasi 10 milioni di euro, viene invece avanzata nel procedimento in corso dinanzi al Tribunale delle Imprese dell'Aquila dove il caso è stato inizialmente denunciato, prima di giungere alla procura di Lanciano per il penale.

Secondo le accuse del pm Francesco Carusi, Di Lorenzo prospettava inesistenti necessità di strategie aziendali e governance, a volte da lui create, per dirigere l'esecuzione di beni e servizi, anche senza contratto, con società create che facevano capo a lui tramite prestanome.

La Honda avrebbe subito rilevanti danni per fatture, anche gonfiate, che non dovevano essere spese, per far conseguire al gruppo ingiusti profitti aggirando le procedure. Di Lorenzo ha sempre smentito tali accuse.

 



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