IL DIRETTORE DIMISSIONARIO: ''FIGURE DEL PASSATO DICONO SEMPRE LA LORO''
MASSENA INFEROCITO: ''SUO PROGETTO CARENTE; NO RENDICONTI NO FONDI''

TSA: D'ALATRI ''ADDIO PER COLPA DI ESTERNI,
ZERO FONDI E BOCCIATO EVENTO NAZIONALE''

Pubblicazione: 13 luglio 2017 alle ore 18:41

Alessandro D'Alatri
di

L’AQUILA - Un assalto frontale contro i “consiglieri” esterni al Teatro stabile, che hanno bocciato un progetto di rilievo nazionale del Tsa e spinto il direttore Alessandro D’Alatri alle dimissioni.

“Figure del passato che vengono da fallimenti e gestioni lunghe ed esose”, personaggi “che gravitano e decidono” secondo D’Alatri, che rimprovera come “una certa fertilità ambientale consenta ancora di dire la loro”.

Con un riferimento fin troppo chiaro ad Antonio Massena, ex l’Uovo e direttore della manifestazione Cantieri dell’immaginario, che in serata replica inferocito, D'Alatri non si tira indietro spiegando ad AbruzzoWeb le ragioni del suo addio anticipato a 4 mesi dal termine del mandato triennale “che non avrei rinnovato comunque”.

In ordine sparso, contributi da incassare dal 2015, l’ennesima stagione in alto mare per carenza di budget, ma soprattutto la bocciatura qualitativa al progetto Nuova colonia e la conseguente sforbiciata ai fondi che manda all’aria il progetto di rappresentare un quasi inedito di Pirandello con 16 talenti abruzzesi sul palco e scenografie realizzate dai puntellamenti dismessi.

Conseguenza inevitabile, l’addio che lascia il Tsa perso per i fatti suoi. Prima che questo giornale la tirasse fuori, la notizia è rimasta coperta un mese e mezzo attraversando anche la campagna elettorale e due turni di votazioni.

Nessun cenno dal vecchio sindaco né da quello nuovo né da due assessori alla Cultura né dalla Regione Abruzzo, socio di maggioranza che esprime il presidente, Nathalie Dompè, pure silente.

D’Alatri, che cosa è successo?

È successo che per il terzo anno mi sono trovato a non poter chiudere la stagione a luglio perché i finanziamenti sono venuti a mancare. Ci sarebbero, in base alla delibera, i fondi del Cipe, ma per volontà esterne allo Stabile, per problemi creati da figure che gravitano e decidono per conto dello Stabile, è stata interpretata la legge e hanno deciso che non avevamo diritto. Il Comune, che è socio, si è ritrovato a bloccare le erogazioni.

Chi sono questi ‘consigliori’? Figure politiche?

Questo non lo voglio sapere e non mi interessa, so che non hanno cariche nel Tsa.

Senza soldi, quali sono le conseguenze?

Parliamo di cifre importanti, 600 mila euro che garantiscono la sopravvivenza. Non ero in grado di costruire la stagione per il 2018. Nei primi due anni ho chiuso le stagioni tra settembre e ottobre, quando molte compagnie hanno già preso impegni e fai fatica a commercializzare i prodotti, perché gli altri teatri hanno chiuso e presentato a maggio i loro cartelloni.

Che cosa ha fatto, a quel punto?

Ho dovuto prenderne atto. Fino a dicembre il progetto artistico c’è, è in piedi se arrivano i contributi. Il 5 novembre sarebbe scaduto il mio mandato e non lo avrei rinnovato comunque, perciò ho ritenuto giusto fare un passo indietro e lasciar lavorare quello che sarà il mio successore con un po’ di respiro. Rimanere tra i costi gestionali dello Stabile e non poter fare le cose mi sembra una perdita di tempo e denaro che peraltro non c’è.

La carenza di budget ha bloccato anche qualche produzione significativa?

Salterà lo spettacolo clou, che sarebbe arrivato al culmine di tre anni comunque meravigliosi: un testo quasi inedito, Nuova colonia di Luigi Pirandello, e un allestimento che avrebbe messo in scena solo attori abruzzesi, a compimento del ‘progetto talenti’ ovvero il censimento degli attori di questa regione che ho lanciato 3 anni fa. Ci avrebbero lavorato tutti abruzzesi con curriculum interessanti, le scenografie le avrebbe curate una giovane studentessa promettente dell’Accademia delle Belle arti, anche lei abruzzese, utilizzando come materiale per le scene dei puntelli dismessi dei palazzi restaurati, un segnale di rinascita.

Come e dove voleva mette in scena quest’opera?

Premetto che si tratta di un testo rappresentato fin qui solo due volte: nel 1929 al Teatro Argentina con regia e presenza dello stesso Pirandello, e quarant’anni fa dalla Compagnia dei quattro. Insomma, sarebbe stato un evento storico con un piano di comunicazione nazionale già programmato. L’idea era di rappresentarlo non a teatro, ma in piazze e spazi delle quattro città capoluogo: a San Domenico dell’Aquila, all’Aurum di Pescara, a piazza Martiri a Teramo e alla Civitella di Chieti. Ci sarebbero state anche degustazioni enogastronomiche con gli spettacoli rappresentati al tramonto. Avremmo dovuto debuttare in questi giorni, ora è stato buttato tutto, ma non certo per mia volontà.

E di chi, allora?

Il... consigliere finanziario-culturale del Comune, nominato direttore dei Cantieri dell’immaginario (Antonio Massena, ndr), ha valutato questo progetto con il punteggio più basso di tutti: non solo una limitazione qualitativa, ma anche quantitativa dei fondi. Già non ne abbiamo, perché avrei dovuto tollerare anche l’umiliazione di essere valutato come spettacolo al minimo? Ripeto, un’opera con 16 attori in scena quando oggi di media ce ne sono al massimo 2 o 3.

Che cosa ha fatto a quel punto?

Ho fermato la stagione e la mia regia, e ho dovuto rendere conto al Cda e ai revisori che non ci sono più garanzie. Anche perché, per alcune vertenze, sono usciti 200 mila euro lo scorso aprile: il Tsa viene visto come una diligenza da assaltare e giudici e normative reggono il gioco a queste situazioni. Inoltre, siamo zavorrati dal dover pagare affitti per prove e allestimenti visto che il Teatro è in ricostruzione. A fronte di questo, dobbiamo percepire i contributi di tutto il 2015 e il 2016 dai Cantieri mentre dal ministero il saldo del 2015 e tutto lo scorso anno. Eppure i miei numeri vedono un Tsa risanato dai debiti delle precedenti gestioni, in tre anni sempre pareggio di bilancio e 7 mila spettatori quest’anno, sempre senza avere il teatro. Rifarei tutto quello che ho fatto, ma non ci sono più le premesse per lavorare con la giusta serenità ambientale.

Ci sono state reazioni al suo gesto?

Le dimissioni le ho date un mese e mezzo fa, comunicate al Cda e all’assemblea dei soci, ma non ho avuto nessuna risposta.

Il nuovo sindaco, Pierluigi Biondi?

Non l’ho sentito.

Ci sono margini per un ripensamento?

Non ci sono margini.

Dopo l’addio del direttore D’Alatri, il regista D’Alatri continuerà a lavorare in futuro con il Tsa?

Non ho nessun problema a continuare a lavorare con il Tsa, i problemi non sono dentro ma fuori, circondariali sarebbe parola giusta. Ci sono vecchie abitudini faticose a morire con figure del passato che vengono da fallimenti e gestioni lunghe ed esose, e una certa fertilità ambientale consente ancora di dire la loro. A queste condizioni, è un lavoro per qualcun altro, non più per me.

LA REPLICA

MASSENA VS D'ALATRI, ''SUO PROGETTO CARENTE; NO RENDICONTI NO FONDI''

“I fondi Cipe vengono erogati dietro rendicontazione o certificazione dei revisori che si assumono la responsabilità delle spese svolte. Ce l’ha detto il Cipe stesso, se il Teatro stabile non ha preso i soldi D’Alatri si chieda il perché non sono state presentate”.

Così Antonio Massena, direttore dei Cantieri dell’immaginario, replica agli strali del dimissionario direttore del Tsa Alessandro D’Alatri, che lo ha accusato spiegando il suo gesto ad AbruzzoWeb.

“Nelle linee guida ho rispettato le leggi in vigore, non erogo io i fondi e se il dirigente, l’assessore e il sindaco non hanno pagato evidentemente non ne avevano la possibilità”, dice Massena.

D’Alatri lo ha coinvolto anche per quanto concerne la bocciatura dello spettacolo Nuova colonia che avrebbe previsto 16 attori sul palco e scenografie realizzate con i puntellamenti dismessi da rappresentare nei quattro capoluoghi.

“La commissione che ha esaminato i progetti era di 5 persone e il mio voto valeva uno - obietta Massena - I tre esterni all’amministrazione, Ruggero Sintoni, Guido Barbieri e Massimo Fusillo, sono esperti di teatro, danza, musica e letteratura, poi venivano gli interni Dania Aniceti, la dirigente, che non è entrata nel merito, oltre me”.

“Il progetto del Tsa non so da chi sia stato scritto, ma ha avuto una votazione (minima, ndr) sulla base di quello che era scritto sul progetto - protesta ancora - Vorrei che l’amministrazione li rendesse pubblici, anzi se D’Alatri mi autorizza lo faccio pubblicare io”.

Quali le carenze? “Veniva citato solo il titolo e dove sarebbe stato rappresentato, mancavano elementi sul team creativo, era carente dal punto di vista artistico - svela - Non lo dico io ma altri: ho chiesto alla commissione di non mettermi in difficoltà, ma loro hanno detto ci mettiamo la faccia e questo è il voto massimo che possiamo dargli”.

Infine sui “fallimenti” che D’Alatri ha ricordato delle figure che orbitano attorno al teatro. Anche qui Massena si è sentito chiamato in causa.

“Il Tsa per due volte nella sua storia ha fatto mutui da centinaia di milioni per ripianare deficit, soldi pagati dai cittadini, ed è stato cancellato dagli stabili pubblici per due volte per carenza di livello artistico e attività fatta - ricorda - Non ne è responsabile lui, ma prima di parlare degli altri si documenti sulla storia di casa sua”.

Quanto all’Uovo, “fino al 2013 aveva bilanci in pareggio, le criticità le ha avute, come tutti, quando la Regione non lo ha più finanziato, solo che gli altri hanno preso contributi straordinari grazie a sponsor politici. L’Uovo ha portato in dote 275 mila euro di contributo del ministero, per tre anni, 30 mila del Comune, 60 mila della Regione e perfino una quota del Cipe. A fronte di questo, lo Stabile ha preso in carico tre dipendenti per 100 mila euro annui”.

“Se insiste D’Alatri ci vediamo in tribunale, per il resto quello che ha fatto lo giudicano i cittadini: lui rivendica 7 mila spettatori, l’Uovo al San Filippo ne faceva 15-18 mila solo con gli spettacoli serali”, conclude.



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