VIAGGIO NELLE STAZIONI SCIISTICHE ABRUZZESI ALLA VIGILIA DELLA STAGIONE

TURISMO: VERSO APERTURA CAMPO FELICE,
INCOGNITE SU PRATI DI TIVO E MAJELLETTA

Pubblicazione: 15 novembre 2017 alle ore 08:00

Campo Felice (L'Aquila)
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L’AQUILA -  Impianti nuovi, modernizzati, investimenti notevoli per ampliare l’offerta e i servizi e la speranza di superare le criticità nate nella scorsa stagione, a seguito degli eventi catastrofici, dai terremoti, alle valanghe, fino alla tragedia dell’hotel Rigopiano di Farindola (Pescara) e favorire una cultura che parta dalla promozione turistica, soprattutto invernale, che in Abruzzo sembra ancora molto lontana.

È quanto emerge dall’analisi fatta dagli amministratori e dai gestori delle maggiori stazioni sciistiche abruzzesi, che dipingono una situazione ambigua, caratterizzata da differenze sostanziali di base, ma accomunata dal filo conduttore di una valorizzazione a monte del territorio inesistente, come sottolineato da tutti gli addetti ai lavori.

E mentre si attende la prima, grande nevicata che dovrebbe arrivare la prossima settimana, stando alle previsioni meteo, per l’apertura degli impianti sciistici, amministratori e gestori operanti nel settore chiedono maggiore attenzione da parte delle Istituzioni regionali a sostegno di un territorio unico nel suo genere, nel quale si può passare da zero metri a 2 mila sul livello del mare in meno di un’ora.

Nessun problema sull’apertura per Campo Felice, Ovindoli e il comprensorio dell’Alto Sangro, con Roccaraso e Rivisondoli, tutte località in provincia dell’Aquila, e la Majelletta a Chieti.

Resta invece un’incognita l’apertura in tempo per la stagione di Campo Imperatore, sul Gran Sasso aquilano, dove è in corso una lotta contro il tempo per finire i lavori alla seggiovia delle Fontari e dell’Ostello; la situazione più grave si registra sul versante teramano, a Prati di Tivo, dove la società pubblica che gestisce gli impianti è in liquidazione, come il rispettivo consorzio e non si ha alcuna certezza sulla stagione, ormai alle porte.

CONSORZIO ALTO SANGRO

“Terremoti e maltempo, non hanno avuto alcuna ritorsione sulla scorsa stagione invernale nel comprensorio sciistico di Roccaraso, Rivisondoli e Pescostanzo, diretto da Fausto Tatone, conferma ad AbruzzoWeb, il presidente del consorzio Alto Sangro, Bonaventura Margadonna, che sottolinea il grande impegno nella gestione degli impianti soprattutto sotto il punto di vista della sicurezza e la certezza dell’apertura degli stessi anche per la stagione 2017-2018”.

“Possiamo vantare uno tra i maggiori innevamenti d'Europa, per questo possiamo dire con certezza che la stagione si avvierà a breve, non dipendendo dalle condizioni metereologi che, ma soltanto dalle temperature - aggiunge Margadonna - Quest’anno abbiamo migliorato le piste e gli impianti in un’ottica di sicurezza, sia sull'aspetto di sciabilità, che di monitoraggio dettagliato delle condizioni generali, che sono da sempre l’assoluta priorità del consorzio”.

“Il tutto si inserisce in un percorso trentennale volto ad evitare pericoli come le valanghe, per la tranquillità di appassionati, sportivi e amanti della montagna. Un servizio che cerca di migliorarsi di anno in anno, senza incidere sui costi degli Skipass: “Abbiamo confermato i prezzi della scorsa stagione - conclude - la campagna vendite inizierà una settimana prima dell’inizio della stagione, che, secondo le nostre previsioni, potrebbe anticipare il ponte dell’Immacolata dell’8 dicembre”.

SKIPASS DEI PARCHI

Per la stagione 2017-2018 a Campo Felice, verrà messo in campo un nuovo impianto.

“Abbiamo costruito una nuova seggiovia a quattro posti, in sostituzione di quella biposto della scuola per i bambini, l'abbiamo allungata di 150 metri, abbiamo fatto una pista nuova – spiega a questo giornale Luca Lallini, presidente del consorzio dei Parchi - Il tutto sarà all'insegna della sicurezza e dell'innovazione: la seggiovia è stata pensata, infatti, appositamente per i più piccoli, ha un sistema di sicurezza particolare: una chiusura che si blocca sulle gambe degli sciatori, che non si può aprire finché non si arriva alla stazione di monte”.

Per la nuova seggiovia quadriposto, un'opera da 2 milioni e mezzo di euro, il consorzio non ha ricevuto alcun tipo di finanziamento pubblico, ma i lavori sono stati interamente finanziati dalla Campo Felice srl.  

All’appello del Consorzio manca la stazione di Campo Imperatore, per l’incognita sulla funzionalità degli impianti che dipende dall’esecuzione dei lavori nei tempi preventivati.

 “Anche quest'anno il Consorzio c’è e siamo certi dell’apertura degli impianti prima dell’Immacolata, ma resta fuori Campo Imperatore, a causa dell'incertezza dell'avvio della stagione, che dipenderà dalla conclusione della seggiovia delle Fontari, ragione che ha spinto l'allora amministratore unico del Centro turistico del Gran Sasso, Fulvio Vincenzo Giuliani - spiega - a defilarsi”.

Gli Skipass quest'anno hanno subito una flessione minima.

“Non essendoci Campo Imperatore nel consorzio, abbiamo pensato di abbassare i prezzi per alcune categorie, in un'ottica di razionalizzazione. La prima prevendita poteva andare molto meglio, ma purtroppo ancora risentiamo degli influssi negativi dell'anno scorso: tra la crisi generalizzata, il terremoto del 18 gennaio scorso, la tragedia di Rigopiano e l'elicottero del 118, precipitato pochi giorni dopo, il turismo è crollato nel nostro comprensorio”, viene spiegato.

Una stagione in chiaro scuro, quella passata, difficile da digerire per gli operatoti turistici, che hanno subito ingenti danni a livello economico.

Dal punto di vista di un sostegno da parte delle Istituzioni, Lallini denuncia una “superficialità inaccettabile che non fa bene al turismo e non fa bene all'Abruzzo”.

“Non c’è stata una buona reazione da parte della Regione Abruzzo, non parlo da un punto di vista meramente economico, ma dal punto di vista promozionale. È mancato un battage serio, abbiamo perso circa il 50 per cento di incasso solo dalle scuole”.

Nonostante le difficoltà, il Consorzio dei Parchi ha voluto credere in un serio progetto di rilancio, non solo investendo di tasca propria per il nuovo impianto e la manutenzione straordinaria, ma anche in ambito pubblicitario, espandendo la campagna anche ad altre regioni, in particolare Marche e Umbria.

Resta comunque il problema di un'offerta poco completa e differenziata.

“È vero che gli eventi straordinari del 2017 ci hanno rovinato, la stagione è stata molto più devastante anche rispetto al terremoto del 2009, ma è vero anche che manca un'idea d'insieme - denuncia Lallini - oltre ad un'offerta che in altre regioni hanno, pur non avendo i nostri panorami e le nostre montagne; abbiamo una portata di 21 mila persone, ma dove le facciamo dormire? Se vogliono andare al cinema? Non c'è. Se vogliono prendere una cioccolata calda o fare una sauna? Impossibile. Questo non è più accettabile, se non si cambia questa cultura con un'inversione direzionale, ogni anno sarà sempre peggio”.

Infine il presidente del Consorzio punta l'obiettivo sui giovani, il futuro del Paese e “l'unica speranza di rilancio reale”.

“Bisognerebbe iniziare a fare le cose pensando alla fascia d'età che và dai 15 ai 30 anni - prosegue - per loro l'offerta è praticamente nulla e se i giovani non vengono più, quando un giorno saranno genitori non porteranno i figli tutto il turismo montano abruzzese è destinato a soccombere”.

COMPRENSORIO SCIISTICO DELLA MAJELLETTA

L’apertura degli impianti della Majelletta, in provincia di Chieti, dipenderà esclusivamente dalle nevicate delle prossime settimane.

“Ripetto allo scorso anno non è cambiato nulla, sia a livello di prezzi, sia a livello di attività. Per quanto riguarda l'apertura, come al solito, siamo dipendenti dalle condizioni metereologiche - spiega Ivan Zulli, componente dello staff di Majelletta - ma siamo molto positivi, perché questa settimana dovrebbe esserci una notevole nevicata”.

Anche Zulli concorda con altri amministratori sulla gestione dell'informazione e dell'effetto mediatico negativo per l'intero comprensorio, che hanno avuto i terremoti di agosto e di ottobre 2016 e, infine, quello di gennaio 2017 a cui è seguita la tragedia di Rigopiano.

“Il messaggio, assolutamente errato, che è passato a livello nazionale, è stato quello che le nostre montagne non sono sicure e le presenze, nella settimana a ridosso della tragedia di Rigopiano e quella immediatamente successiva, sono calate drasticamente”.

La stagione, però, non è stata compromessa del tutto, visto che “per fortuna, almeno per quanto riguarda il nostro comprensorio, c'è stato un effetto boomerang: al calo delle ultime settimane di gennaio, abbiamo avuto un incremento eccezionale del mese di febbraio, dunque i timori iniziali hanno assestato un colpo fisiologico, ristretto a sole due settimane, ma, come si suol dire, le presenze non bastano mai”.

C'è poi il nodo della promozione turistica montana, o meglio della non promozione, secondo l'amministratore.

“Credo che l'Abruzzo possa vivere esclusivamente di turismo, abbiamo la fortuna di avere una geomorfologia unica al mondo: si può passare da un bagno in mare a una passeggiata in montagna, da zero a 2 mila sul livello del mare in meno di un'ora - dice - ma questo forse chi ci governa non se n'è accorto. Il problema è culturale, la Regione si regge su mentalità vecchio stampo legate soltanto al mondo dell'edilizia, dimenticando quanto l'economia regionale possa essere incrementata con una politica di promozione vera”.

Lo stesso pensiero si potrebbe estendere anche al mondo dell'enogastronomia, che secondo Zulli è “bistrattata a livello regionale, ma assolutamente apprezzata fuori dai confini”.

“Abbiamo delle eccellenze che non vengono sfruttate: pasta trafilata in bronzo, dolci tradizionali, vini straordinari apprezzati a livello internazionale, come per esempio il Montepulciano e molti altri prodotti - conclude - Insomma, siamo rimasti a un pensiero degli anni Novanta, quando capiremo che dovremmo modernizzarci? Quando capiremo che non abbiamo nulla da invidiare alle stazioni e al turismo tanto blasonato del nord Italia?”.

A seguito dell'uscita dell'articolo, Zulli ha tenuto a precisare che la stazione sciistica della Majelletta sicuramente aprirà per la stagione 2017-2018.

CONSORZIO PRATI DI TIVO (PRATI DI TIVO- PRATO SELLA)

Nel comprensorio sciistico che si trova nel comune di Pietracamela, nel Teramano, la situazione è ambigua e complicata, a rischio infatti c’è la chiusura per la stagione in arrivo degli impianti, gestiti dalla società “Gran Sasso teramano”, che risulta essere in liquidazione.

Tutto è iniziato con il crollo di presenze dello scorso anno, secondo l’ormai ex presidente del consorzio Paolo Di Furio.

“Viste le condizioni eccezionali dello scorso anno, terremoti, nevicate, valanghe e tragedie varie, avevamo chiesto alla Gran Sasso teramano di ascoltare alcune nostre osservazioni, tra le quali quella di una proroga della gestione - le sue parole ad AbruzzoWeb - ma ci è stato risposto che non ci spettava nulla. A quel punto hanno preso loro mano alla gestione in modo diretto, ma stanno guidando il tutto in maniera farraginosa e rischiando di non riuscire ad aprire gli impianti”.

I motivi alla base della crisi della “Gran Sasso teramano” sono legate alle difficoltà economiche di gestione degli impianti di risalita, tanto che a dicembre dell’anno scorso, Provincia e Camera di Commercio di Teramo, detentori della maggioranza delle azioni della società, avevano nominato due liquidatori per portare avanti la procedura di liquidazione: l’avvocato Luca Di Eugenio e il commercialista Sergio Saccomandi.

Questa presa di posizione forte, secondo Di Furio, avrebbe portato al fallimento del Consorzio prima della stagione estiva del 2017.

“È gravissimo che una società pubblica, costituita per poter agevolare e far rinascere il turismo, di fatto fa fallire un consorzio, al cui interno erano presenti gran parte gli operatori turistici - dichiara - Da esterno posso dire che è impossibile che chi governa e gestisce questa macchina ancora non decida le persone da assumere per la manutenzione ordinaria, per esempio, se arriva la neve quando la faranno la manutenzione? I costi saranno più alti e ci saranno numerosi ritardi”.

L’aggiudicatario della gara quinquennale per la gestione degli impianti ha rinunciato all’affidamento, mentre il secondo in graduatoria, al quale gli impianti sono stati affidati per un anno, ha già comunicato la propria difficoltà al pagamento del canone annuale di 150 mila euro, dunque resta tutto nelle mani della “Gran Sasso teramano” in liquidazione, che è irreperibile telefonicamente.



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