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UN MESE FA LA TRAGEDIA
DI RIGOPIANO, PROCURA INDAGA
E PER SUPERSTITI DURA RIPRESA

Pubblicazione: 16 febbraio 2017 alle ore 13:00

FARINDOLA - C'erano 40 persone all'hotel Rigopiano il pomeriggio di mercoledì 18 gennaio, quando una valanga si è staccata da 2.200 metri di quota e ha investito la struttura: 28 ospiti, tra cui 4 bambini, e 12 dipendenti.

L'albergo è stato travolto da una massa di neve, alberi e detriti che aveva un fronte di 300 metri e una forza pari a 4 mila tir a pieno carico: quando i soccorritori sono arrivati, dopo oltre 12 ore, hanno trovato un mare bianco alto 4 metri; solo una piccola parte della struttura era visibile.

Al termine di una settimana di scavi e ricerche in condizioni proibitive, il bilancio finale è stato di 29 vittime e 11 sopravvissuti.

Due persone, il cuoco Giampiero Parete e il tuttofare dell'hotel, Fabio Salzetta, si sono salvati perché al momento della slavina si trovavano all'esterno dell'albergo: il primo era andato a prendere una medicina per la moglie in macchina, il secondo era appena entrato nel locale caldaia.

Sono stati recuperati dagli uomini del Soccorso Alpino all'alba di giovedì 19 gennaio.

Dalle macerie i Vigili del Fuoco hanno poi estratto vive, tra la giornata di venerdì 20 e l'alba di sabato 21 gennaio, 9 persone: la moglie e il figlio di Parete, Adriana Vranceanu e il piccolo Gianfilippo; tre bambini, l'altra figlia di Parete, Ludovica, Edoardo Di Carlo e Samuel Di Michelangelo, e altre 4 persone, Giampaolo Matrone, Vincenzo Forti, Francesca Bronzi e Giorgia Galassi.

Sotto le macerie sono morti, invece, 15 uomini e 14 donne: Valentina Cicioni, Marco Tanda, Jessica Tinari, Foresta Tobia, Bianca Iudicone, Stefano Feniello, Marina Serraiocco, Domenico Di Michelangelo, Piero Di Pietro, Rosa Barbara Nobilio, Sebastiano Di Carlo, Nadia Acconciamessa, Sara Angelozzi, Claudio Baldini, Luciano Caporale, Silvana Angelucci, Marco Vagnarelli, Paola Tomassini, Linda Salsetta, Alessandro Giancaterino, Cecilia Martella, Emanuele Bonifazi, Luana Biferi, Marinella Colangeli, Alessandro Riccetti, Ilaria Di Biase, Roberto Del Rosso, Gabriele D'Angelo, Dame Faye.

La valanga sarebbe avvenuta circa dieci minuti prima delle 17, anche se la procura - che indaga per disastro colposo e omicidio plurimo colposo - non ha ancora la certezza assoluta.

L'avvocato della famiglia di Stefano Feniello ha infatti reso noto che il ragazzo aveva inviato l'ultimo messaggio ad una chat di amici alle 16,48: "stiamo ancora aspettando lo spazzaneve e non sappiamo se riusciremo a partire questa sera".

Sul cellulare non è mai giunta la risposta inviata da un amico alle 16,49 e ricevuta, invece, da tutti gli altri.

Il primo allarme è invece delle 17,08 ed è la telefonata di Giampiero Parete al 118. Dalla centrale operativa provano a richiamarlo 31 volte, senza riuscire a contattarlo. Alle 17,40 c'è invece la telefonata tra la prefettura di Pescara e l'amministratore dell'albergo Bruno Di Tommaso.

Quando dalla prefettura gli chiedono come sia la situazione per capire cosa fosse successo, lui dice di essere stato "fino a mo'" in contatto con l'albergo tramite whatsapp, ma in realtà lo scambio dei messaggi era stato precedente alla tragedia.

"Adesso abbiamo avuto una telefonata di una persona che diceva che all'hotel Rigopiano c'erano feriti per crolli, etc. Abbiamo una telefonata registrata alla nostra centrale operativa...tu hai notizia?" dice il direttore della sala operativa. E Di Tommaso risponde: "Ma certo che ho notizia, no no...io sono stato fino a mo' in collegamento tramite whatsapp".

È questa incomprensione che ritarda la partenza della macchina dei soccorsi di almeno un'ora e mezzo. Le telefonate di Quintino Marcella, il datore di lavoro di Parete contattato da quest'ultimo, arrivano infatti tra le 18,03 e le 18,20 ma, proprio per quanto sostenuto dall'amministratore dell'hotel, gli viene risposto che è già stato tutto verificato. Solo alle 19,01, quando Parete riesce nuovamente a parlare con il 118, si metterà in moto la macchina dei soccorsi.

L'INCHIESTA

Tre informative distinte, oltre 40 testimoni ascoltati, pacchi di documenti acquisiti: ma è solo l'inizio. Polizia, carabinieri e carabinieri forestali stanno terminando il lavoro preparatorio per l'inchiesta sulla valanga che ha travolto l'hotel Rigopiano il 18 gennaio scorso e ucciso 29 persone, ma la documentazione preliminare non sarà terminata prima di una decina di giorni.

Nel frattempo la Procura di Pescara, che indaga per disastro e omicidio colposo, ha disposto le perizie e con l'aiuto dei Ris che sono tornati sul luogo della tragedia per misurazioni più adeguate con strumenti laser.

La mole più grossa delle indagini la stanno svolgendo i carabinieri e il corpo dei carabinieri forestali, i quali si sono occupati di acquisire la parte relativa alle responsabilità eventuali del prima dell'evento, ossia ''chi non avrebbe fatto quello che era di sua competenza'', i nessi di causalità tra omissioni e morti, la ricostruzione tecnica legale delle morti, i momenti preparatori e le fasi successive all'allarme e l' allerta soccorsi.

Telefonate, gestione delle turbine, degli spazzaneve.

Per questo sono stati acquisiti documenti e competenze della Prefettura, della Regione, della Provincia, Comune di Farindola e Parco del Gran Sasso. I carabinieri hanno ascoltato i sopravvissuti ed effettuato i sopralluoghi con i periti. Una prima informativa è stata già consegnata al sostituto procuratore facente funzioni Cristina Tedeschini e al pm Andrea Papalia, ma verranno fornite ulteriori integrazioni.

La Polizia ha acquisito tutta la parte relativa alla gestione dei numeri telefonici d'emergenza, dalla centrale della Prefettura al 118 e tutta la normativa relativa, oltre ad aver ascoltato alcuni testimoni, quali il datore di lavoro del sopravvissuto Giampiero Parete, Quintino Marcella che, raccogliendo l'sos del suo dipendente, per primo ha lanciato l'allarme, in un primo momento non raccolto, e il direttore dell'hotel Bruno Di Tommaso.

Questa prima fase verrà conclusa entro la fine del mese di febbraio, ma secondo quanto trapela a palazzo di giustizia ''non c'è fretta, ma solo la necessità di svolgere per bene tutte le indagini''.

Ed è presto anche per ipotizzare eventuali responsabilità penali, anche se sembra scontato che più di uno verrà iscritto nell'albo degli indagati, o in quanto vertice apicale naturale di una fila di emergenze o come, anche se qui il terreno diventa più scivoloso, per ipotetica omissione di responsabilità.

Potrebbe essere il caso della gestione del bollettino valanghe Meteomont e della mancata attuazione della legge 47/92 della Regione Abruzzo, anche se sarà difficile legare le morti di Rigopiano alla mancata realizzazione di un piano di pericolo.

All'attenzione degli inquirenti anche l'esposto del Forum H2o che ha scoperto come l'hotel fosse stato costruito sugli esiti di antiche valanghe, l'ultima imponente prima della seconda guerra mondiale. Molto di più potranno raccontare le carte acquisite al Comune di Farindola sui lavori di ampliamento e ristrutturazione dell' hotel, specie nella parte geologica, nell'ormai lontano 2007.

PER I SUPERSTITI DURO RITORNO ALLA NORMALITA'

Immagini, sensazioni e suoni di quell'inferno di neve e detriti sono ancora impressi nella mente e difficilmente andranno via. Il dolore certamente resta, e per molti la vita non sarà la stessa di prima. C'è chi ha paura del buio e chi si fa forza con la normalità di tutti i giorni.

Ad un mese dalla valanga, nella mente degli undici superstiti sono ancora vivi i drammatici ricordi di quanto accaduto.

Si prova però a reagire e si cerca di tornare alla quotidianità, anche se per molti è impossibile.

Edoardo Di Carlo, pescarese, 9 anni, che nella tragedia ha perso entrambi i genitori, Sebastiano Di Carlo e Nadia Acconciamessa, "sta benissimo", dice una parente, facendosi coraggio. Vive con i due fratelli ed è affidato formalmente a quello maggiorenne.

"In casa con loro ci sono sempre le zie, che li circondano di affetto - aggiunge - è tornato a scuola, si sta preparando per la prima comunione e ha ripreso gli allenamenti di calcio. Domenica ha giocato una partita e ha segnato diversi gol. Sta tirando fuori una forza spaventosa".

Parla poco, Edoardo, di quanto accaduto a Rigopiano, ma ricorda di aver incoraggiato gli altri bambini, per ore con lui sotto le macerie, in attesa dei soccorritori.

"Reagire è difficile, dimenticare anche", dice chi li conosce, ma "stanno bene", anche Giampiero Parete e la sua famiglia; l'uomo, scampato alla tragedia, per primo ha lanciato l'allarme vedendo che l'albergo non c'era più. Sua moglie Adriana e i figli Gianfilippo e Ludovica sono rimasti tra le macerie dell'hotel per quasi due giorni, ma sono stati salvati e i quattro si sono potuti riabbracciare.

Giampiero ha ripreso il suo lavoro come cuoco a Silvi (Teramo), nel ristorante di Quintino Marcella, il quale, quel giorno, inizialmente senza essere creduto, ha fatto di tutto perché la macchina dei soccorsi partisse.

Ad alcuni clienti del ristorante Parete ha detto di non voler chiamare fortuna le circostanze che hanno permesso alla famiglia di ritrovarsi, perché "è qualcosa di più".

Francesca Bronzi, 25enne di Pescara che nella tragedia ha perso il fidanzato Stefano Feniello, 28 anni, originario di Valva (Salerno), "sta bene fisicamente", dice il padre, ma è ancora molto provata. Voleva festeggiare il compleanno di Stefano e gli aveva regalato un soggiorno in quel maledetto hotel, ma il mostro di ghiaccio ha spezzato tutti i loro sogni.

"Certo - dice il papà di Francesca - non si può parlare di normalità: non ha ancora ripreso a lavorare e di serate con gli amici per ora non se ne parla. Chi le vuole bene viene spesso a trovarla a casa, dove con lei ci siamo sempre io e sua madre".

Provano a reagire, anche se è difficile tornare alla normalità, i due fidanzati di Giulianova (Teramo), Giorgia Galassi, 22 anni, di origini svizzere, e Vincenzo Forti, 25, lei studentessa e commessa e lui gestore di una pizzeria sul lungomare della cittadina del Teramano. Immagini indelebili anche nella mente di Fabio Salzetta, 26enne di Penne (Pescara), il manutentore dell'hotel, che ha perso la sorella Linda. Dopo l'arrivo dei soccorritori, il giovane, trovato insieme a Parete, è rimasto sul posto per dare indicazioni sulla collocazione degli ospiti dell'albergo. Lui, che conosceva bene il resort, per cinque giorni ha cercato Linda invano, urlando continuamente il suo nome. Ora chiama la valanga l'"assassina silenziosa", Fabio, e racconta di avere paura dei luoghi bui e di non riuscire più neanche a dormire con la luce spenta.

una strada ai confini della realta'

"Quando salivo su quella strada mi sembrava di andare ai confini della realtà. Non si vedeva nulla, era buio, c'era il vento e la tormenta di neve. Non c'era nulla, su quella strada, solo un buco nero".

Per la prima volta parla Sabatino Di Donato, l'autista della turbina dell'Anas che il 18 gennaio scorso ha aperto la strada ai soccorritori che cercavano di arrivare all'hotel Rigopiano: senza il suo lavoro, nessun mezzo sarebbe potuto arrivare lassù.

Dodici ore, ci ha messo Sabatino per liberare 9 chilometri di strada: dalle 20 alle 8 del mattino del giorno dopo. Dodici lunghissime ore in cui i pensieri si sono accavallati alle paure, l'esperienza alla disperazione, la necessità di arrivare prima possibile a quella di non commettere neanche un errore.

E ora che la racconta, quella notte, Sabatino si commuove ancora. "Ho due figlie e due nipotine, so cosa vuol dire avere paura". Di Donato lavora all'Anas da 37 anni, al compartimento di L'Aquila; quel 18 gennaio aveva iniziato molto presto.

"Eravamo ad Atri fin dalla mattina, c'era l'ospedale isolato, che aveva finito il gasolio. Alla fine del turno, è arrivato il collega che mi doveva dare il cambio e per la prima volta ho sentito dell'hotel Rigopiano. Parlavano di una slavina, ma non sapevamo ancora nulla. Così ci siamo messi in cammino".

Il collega è Mario Coppolino, in Anas dal 1997. Sabatino e Mario, però, non conoscevano la strada e così, arrivati a Penne, si sono fatti spiegare bene cosa li attendesse. Al bivio di Rigopiano, 9 chilometri dall'albergo, è iniziata la lotta contro quel mostro: 3 metri di neve davanti e di lato, la strada assolutamente inesistente.

Dice Sabatino: "Abbiamo iniziato a salire in quel nulla. La strada non era neanche segnalata, non c'erano le paline, non c'era nulla. Ci siamo dovuti fermare perché non sapevamo dove andare, ci siamo aiutati con qualche segnale sparso qui e lì fra la neve. E poi c'erano gli alberi caduti, alcuni avevano un diametro di 30/40 centimetri, erano infilzati di punta nella neve, piantati nella strada".

Anche Mario ha lo stesso ricordo: "C'erano alberi, pietre, neve, tanta neve. Ci siamo trovati veramente persi in certi momenti".

Gli alberi sono stati il vero incubo.

"Ogni volta che ne prendevi uno sotto la fresa si rompevano i bulloni di tracciamento". Cosa sono? Sabatino ride. "Bulloni del 18 montati sulla fresa, fatti apposta per rompersi in caso di ostacolo, così la macchina si blocca ma non si rompe. Sai quanti ne abbiamo cambiati quella notte? 20. Quanti se ne cambiano in un'intera stagione di neve".

E ogni volta che bisognava cambiarli si doveva scendere sotto la bufera, con la neve fino al ginocchio.

"Eravamo completamente bagnati".

Ad un certo punto, durante la notte, è finito pure il gasolio.

"Avevamo una tanica da 20 litri e i vigili del fuoco dietro di noi un'altra, siamo riusciti a lavorare altri 50 minuti. Poi, con una catena umana di tutti i soccorritori, sono arrivate le altre latte dal mezzo che era in coda. E siamo andati avanti".

Dentro la cabina della turbina, Sabatino vedeva a malapena a 5 metri davanti a se. Cosa pensavi Sabatino? "Ad arrivare prima possibile, non pensavo ad altro. Ma dovevamo stare attenti alla strada, dove era, e alla macchina: se si fosse rotta non avremmo mai aperto la strade e avremmo bloccato tutti. In quei momenti c'è poco da pensare: devi mettere tutta la tua esperienza perché un nostro errore avrebbe bloccato tutto e non saremmo mai arrivati".

E tu, Mario? "Cosa pensavo? Niente. Anzi no: pensavo a non fare danni e basta. Sapevo solo che dovevo arrivare".

Verso le 8 del mattino la turbina svolta l'ultima curva. Da lì all'hotel mancavano circa 300 metri. "Mi sono trovato davanti un muro di ghiaccio, la macchina non andava avanti, nonostante la fresa al massimo. Ad un certo punto è arrivato uno dei ragazzi del Soccorso Alpino e mi ha detto di fermarmi subito. Quello - Sabatino abbassa la voce - era il fronte della valanga, lì sotto poteva esserci qualcuno. Era l'alba. A quel punto ho alzato la testa e ho visto l'hotel. Mi avevano detto che era una struttura di 3 o 4 piani ma io a stento ne ho visto uno".

Mario lo ascolta. "Se ripenso a quella notte? Sì, certo che ci penso. E penso che sono stato male, molto male".



© RIPRODUZIONE RISERVATA


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