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UNA VILLA IN SARDEGNA CON I PROVENTI
DELLA TRUFFA AI DANNI DELLA ASL DI CHIETI

Pubblicazione: 07 marzo 2017 alle ore 10:25

Una veduta di Porto Cervo

LANCIANO - "Se a qualcuno viene in mente di incrociare questi dati, siamo nei guai".

È una delle frasi intercettate dagli investigatori che negli ultimi due anni hanno indagato sull'appalto per il servizio lavanderia negli ospedali della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, che ha dato il nome all'operazione, "Dati incrociati", e ha portato a scoprire un giro di fatture gonfiate.

In manette sono finiti il noto imprenditore Antonio Colasante e la funzionaria dell'azienda sanitaria Tiziana Spadaccini, quest'ultima ai domiciliari, indagati insieme ad altre 7 persone, tra cui il direttore generale dell'Asl Pasquale Flacco.

La frase è pronunciata proprio dalla Spadaccini, durante un colloquio con il poliedrico imprenditore, che coi suoi interessi spaziava dal mattone alla sanità, passando per l'editoria.

"Molto importante - si legge nell’ordinanza - è il duplice verbale di interrogatorio di Rita Pantaleone, che ha collaborato alla redazione dell’atto di transazione. Da tali dichiarazioni si evince la collaborazione fattiva di Stefano Spadanoi alla redazione dell’atto di transazione in questione, quindi della deliberata volontà della spadaccini di giungere ad una definizione delle pendenze della Asl con la Publiclean (e con altre ditte), assicurandole peraltro dei vantaggi assolutamente incompatibili con le previsioni contrattuali intercorse, ed anzi, assicurando a tale ditta ulteriori compensi supplementari".

"Sempre dagli interrogatori della Pantaleone emerge chiaramente la notevole confidenza esistente tra la Spadaccini e il Colasante (che veniva confidenzialmente chiamato Tonino), rapporto talmente confidenziale", secondo la Procura, "da far sospettare addirittura una relazione tra i due".

Coi proventi della truffa, secondo l'accusa Colasante avrebbe comprato una villa in Sardegna, a Porto Cervo, del valore di oltre 8 milioni di euro: "Il 23 dicembre 2015 veniva accreditato l’importo di 2.454.790 che la società girocontava sul proprio conto corrente Bper; il 24 disponeva il bonifico dell’importo di 2.450.000 euro su conto intestato alla Hospital Services; il 28 disponeva il bonifico intestato alla Omni Servitia; il 29 la Omnia disponeva bonifico su conto intestato alla Zaffiro; in data 28 aprile 2016 la società Zaffiro amministrata da Colasante Enio e di proprietà della holding srl Colasante (socio unico e amministratore Antonio Colasante), acquistava la proprietà dell’immobile sito in Arzachena, località Piccolo Povero-Porto Cervo".

La Spadaccini è accusata anche di peculato perché "quale dirigente della Asl, e pertanto pubblico ufficiale, avendo per ragioni del proprio ufficio la materiale disponibilità dell’autovettura, se ne appropriava portandola presso la propria abitazione, e utilizzandola altresì il giorno successivo per recarsi sul luogo di lavoro". Il fatto sarebbe avvenuto, come documentato negli atti, il 14 giugno del 2016.

Si tratta di una Fiat Panda, della quale la Spadaccini avrebbe fatto un uso improprio.

"Nell’ambito di tale delibera", si legge poi nell’ordinanza a proposito della transazione con la quale è stato riconosciuto il pagamento di più di 2 milioni di euro alla Publiclean, "il ruolo determinante è senz’altro quello della Spadaccini; tale deduzione si fonda non solo sul complesso delle investigazioni ulteriori, ma anche dal fatto che tale delibera si iscrive nel solco di una decisione assunta dalla stessa Spadaccini nella quale, in piena discontinuità rispetto al passato, ai fini della liquidazione delle fatture si prescindeva dai dati provenienti da fatture e bolle della Publiclean, per basarsi solo sui dati delle presenze del personale".

La condotta della Spadaccini avrebbe poi cambiato il modo di operare dell'ufficio, stando a quanto dichiarato da una testimone che era impiegata nell'ufficio economato.

"Dai verbali viene confermata la circostanza che la fatturazione era totalmente irregolare, per quel che concerne il lavaggio delle divise, in quanto non accompagnata dalle relative bolle di consegna, e pertanto tali fatture non furono mai pagate. Dal momento in cui la direzione fu assunta dalla Spadaccini", si legge nell’ordinanza, "questa provvide sin dall’autunno 2014 ad effettuare delle liquidazioni delle fatture in acconto".

GLI INDAGATI

I nove indagati sono la funzionaria Asl Tiziana Spadaccini (agli arresti domiciliari), il noto imprenditore Antonio Colasante (agli arresti in carcere), il direttore generale della Asl Pasquale Flacco, il dirigente dell'ufficio legale della Asl Stefano Spadano, la dipendente della Asl Rita Pantaleone, e Costantin Gogonea, Sonia Pace, Enio Colasante e Camillo Desiderio Scioli.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

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