UNICH: GIU' LA MASCHERA, VA IN SCENA LA RIVOLTA DEI
DIRETTORI DI DIPARTIMENTO CONTRO DI ILIO E DEL VECCHIO

Pubblicazione: 16 dicembre 2016 alle ore 13:45

Carmine Di Ilio
di

CHIETI - La rivolta dei docenti contro il vertice universitario della “d’Annunzio” si consuma in un durissimo documento a firma di tutti i 13 direttori di dipartimento dell’ateneo teatino-pescarese. 

La lettera indirizzata a Carmine Di Ilio inchioda il rettore e il suo direttore generale Filippo Del Vecchio alle loro responsabilità, chiedendo spiegazioni e motivazioni delle decisioni più contestate. 

Allo scadere del rettorato Di Ilio, i professori ripercorrono in una lettera di sei pagine le scelte del due Di Ilio-Del Vecchio, corredandole anche degli echi che hanno avuto sulla stampa.

A partire dal contratto del direttore generale, rimasto senza ratifica del consiglio d’amministrazione per circa un anno e mezzo e poi prorogato sino al 2018, vale a dire un anno dopo la scadenza dell’incarico di Di Ilio, che finisce appunto del 2017. Una scelta presa in maniera autonoma dal rettore, che in questo modo è sembrato aver imposto il suo direttore generale al futuro rettore.

Il nuovo rettore, scrivono i direttori di dipartimento, “si troverà ad operare per metà del suo mandato con una squadra alla cui scelta non avrà avuto la possibilità di concorrere”. Il riferimento non è solo al dg, blindato sino al 2018, ma anche al rinnovato consiglio d’amministrazione che il rettore ha voluto, come è nelle sue facoltà, a propria immagine e somiglianza.

Con tempismo impressionante, allo scadere del rettorato i docenti gettano la maschera e bocciano l’era Di Ilio-Del Vecchio. Dopo anni di silenzio di fronte alle problematiche universitarie, dalla questione Cus alle rivendicazioni sindacali, a tratti accesissime, alle code giudiziarie dei dipendenti contro il dg (rinviato a giudizio per diffamazione e violazione della privacy a seguito di una valanga di querele), alle proteste del precedente cda, sono ora i direttori di dipartimento, l'ossatura dell'ateneo, ad accendere la miccia della contestazione. 

Era già accaduto che qualcuno di loro avesse alzato i toni contro alcune decisioni di vertice. Ma erano più che altro posizioni isolate. Questa volta, invece, agiscono in blocco. Non si tira indietro nessuno, neanche chi sembrava condividere pienamente le scelte della direzione universitaria.
 
Le 13 firme sono quelle di Gaetano Bonetta (Scienze filosofiche pedagogiche ed economico-quantitative), Marcello Buccolini (Ingegneria e geologia), Sergio Caputi (Scienze mediche orali e biotecnologiche), Carlo Consani (Lingue letterature e culture moderne), Augusta Consorti (Economia aziendale), Paolo Fusero (Architettura), Faustina Guarriello (Scienze giuridiche e sociali), Pierluigi Lelli Chiesa (Medicina e scienze dell’invecchiamento), Michele Rea (Economia), Gian Luca Romani (Neuroscienze imaging e scienze cliniche), Liborio Stuppia (Scienze psicologiche della salute e del territorio), Stefano Trinchese (Lettere arti e scienze sociali) e Michele Vacca (Farmacia). 

Certamente non stupisce vedere nella lista nomi quali quelli di Consorti, Fusero e Trinchese, docenti che si sono già distinti per posizioni critiche. Stupisce invece vedere le firme di alcuni direttori considerati molto vicini al vertice dannunziano. È il caso, ad esempio, di Stuppia, sinora considerato come il candidato rettore supportato proprio da Di Ilio e Del Vecchio.



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