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UNICH: UN FLASH MOB PER DE CAROLIS; DEL VECCHIO ''NESSUN SOPRUSO''

Pubblicazione: 10 marzo 2017 alle ore 13:14

CHIETI - All’Università D’Annunzio di Chieti Pescara divampa la protesta contro la sospensione di 3 mesi dal lavoro del sindacalista e senatore accademico Goffredo De Carolis.

I sindacati scendono in campo con un’assemblea generale indetta per martedì prossimo, 14 marzo, al termine della quale potrebbero proclamare uno sciopero generale che paralizzerebbe l’università.

Intanto in una nota il direttore generale dell’Ateneo, Filippo Del Vecchio, chiarisce che il provvedimento è motivato dall’avere De Carolis “diffuso notizie false non solo leggendole in Senato Accademico”, ma anche “diffondendole alla stampa e al dipartimento della Funzione pubblica con il solo scopo di creare danno all’immagine dell’Ateneo”.

Dalla sede pescarese, invece, parte la protesta dei docenti.

Il primo a mettere la faccia nella protesta è il direttore del dipartimento di Architettura, Paolo Fusero, tra i candidati alla corsa da rettore, che ha organizzato un flash mob a sostegno di De Carolis.

I partecipanti si sono coperti il volto con fogli bianchi su cui era disegnato il visto del senatore accademico punito o con su scritto “Io sono Goffredo De Carolis”.

Si sono visti, inoltre, anche striscioni appesi in cui si legge “Io sono Goffredo”, una iniziativa che non ha a che fare almeno direttamente con quella di Fusero.

L’assemblea generale è stata indetta per martedì dalle ore 10 alle 14 nell’aula magna di Lettere.

A convocarla sono state le segreterie della Flc Cgil, Cisl Università, Csa Cisal (il sindacato di De Carolis), la rappresentanza sindacale unitaria e anche la Uil Rua, che da tempo non partecipava a iniziative insieme alle altre sigle sindacali.

L’unico sindacato che non partecipa è il Cisapuni.

L’assemblea è stata indetta con tre punti all’ordine del giorno: il caso De Carolis, il rinnovo del contratto collettivo di lavoro e l’Ima, l’indennità mensile di ateneo.

L’incontro è aperto non solo ai dipendenti tecnici e amministrativi, ma anche ai docenti.

DEL VECCHIO: "NESSUN SOPRUSO, HA DIFFUSO NOTIZIE FALSE"

“A seguito delle notizie stampa e delle dichiarazioni uscite nei giorni scorsi su testate locali e nazionali riguardanti il provvedimento disciplinare a carico del signor Goffredo De Carolis, si chiarisce che tale provvedimento non è stato preso né per colpire un sindacalista né per censurare un rappresentante del personale tecnico-amministrativo nel Senato Accademico”.

Questa la replica in una nota stampa del direttore generale della “D’Annunzio”, Filippo Del Vecchio.

LA NOTA COMPLETA

L’addebito mosso al De Carolis è quello di avere diffuso notizie false non solo leggendole in Senato Accademico nel corso della discussione di bilancio, il che avrebbe potuto anche suonare come diritto di critica, ma diffondendole alla stampa e al dipartimento della Funzione pubblica con il solo scopo di creare danno all’immagine dell’Ateneo e venendo così meno all’obbligo, per il pubblico dipendente, di non mettere in cattiva luce la propria amministrazione né di crearle imbarazzo.

Il direttore generale dell’Università d’Annunzio ha segnalato la circostanza all’ufficio per i procedimenti disciplinari che ha aperto un procedimento di accertamento al quale l’interessato ha partecipato in contraddittorio, facendosi rappresentare da un avvocato.

Ogni atto trattato e discusso dall’ufficio del procedimento disciplinare è stato inviato all’interessato e al suo legale per consentirgli di intervenire a difesa in tutte le fasi del procedimento e prima dell’adozione del provvedimento finale.

Il provvedimento adottato nei confronti del dipendente non rappresenta, dunque, né una novità, né un sopruso.

Recentemente altre amministrazioni pubbliche per casi di indebita diffamazione hanno comminato licenziamenti,  poi confermati in Cassazione.

La Suprema Corte ha sentenziato che, nonostante l’obbligo del dipendente pubblico di segnalare comportamenti illeciti, non è consentito a questi di fare false segnalazioni il cui unico scopo sia quello di ledere l’immagine dell’amministrazione.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

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