UNIVAQ: QUEI TERRENI DI CASALE CALORE,
65 MILA METRI A RISCHIO DI SPECULAZIONI

Pubblicazione: 09 marzo 2014 alle ore 10:09

La Reiss Romoli
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L’AQUILA -  Ancora incerto il destino dei terreni in località "Casale Calore" all'Aquila, di proprietà dell’Università del capoluogo: un patrimonio di circa 65 mila metri quadrati che, da circa 3 anni e mezzo, è edificabile, da agricolo che era in origine.

Una variante al piano regolatore approvata dal Consiglio comunale nell’ottobre 2010, infatti, ha dato l'ok al cambio di destinazione d’uso in vista della realizzazione del centro di ricerca finanziato dall'Eni per 12 milioni di euro, saltata dopo tre anni di scaricabarile e lentezze tra enti.

Il sindaco, Massimo Cialente, fino a qualche tempo fa ha sempre rassicurato che gli appezzamenti in questione non saranno edificabili a lungo, una volta venuta meno la possibilità di realizzarci appunto la struttura di ricerca.

A dispetto di questo, tuttavia, nessuna comunicazione ufficiale c'è mai stata sull'avvenuto ripristino della destinazione agricola, e l'ombra delle speculazioni edilizie continua ad aleggiare su questa vicenda.

Si tratta infatti di un patrimonio molto “ghiotto”, dal valore milionario, visto che è esteso e si trova in una zona molto appetibile, soprattutto da dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

Il progetto per il centro di ricerca Eni è sfumato nel giugno del 2012, quando è fallito l'ultimo tentativo di mediazione dell'ex sottosegretario di Stato Gianni Letta con l'amministratore delegato del colosso energetico Eni Paolo Scaroni, nominato proprio durante il governo Berlusconi.

Proprio Letta fu "pizzicato" da AbruzzoWeb in una cena segreta all'osteria Le Antiche Mura con lo stesso Cialente, con il presidente della Regione e allora commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, e con il rettore dell'epoca, Ferdinando Di Orio.

Alla scadenza del protocollo d'intesa triennale per la costruzione (ma non la gestione del centro), che prevedeva anche 8 milioni di euro in borse di studi, il manager del colosso dell'energia ha deciso di salutare l'Ateneo e dedicarsi ad altri progetti dell'Aquila solo a patto che il mondo accademico se ne stesse ben lontano.

L'impegno di Eni, così, è poi virato sulla Basilica di Santa Maria di Collemaggio, definita "il petrolio degli aquilani", con un ambizioso progetto finalizzato non solo al restauro dell'edificio sacro, ma anche alla valorizzazione dell’intera area circostante, dove insiste il Parco del Sole.

A quel punto i terreni di Casale Calore erano ormai già divenuti edificabili, non senza polemiche: secondo il progetto sarebbero serviti solo 7.500 metri quadrati, a fronte dei 65 mila che invece hanno subito il cambio di destinazione d’uso con la variante al piano regolatore approvata dall'assemblea civica.

Dopo il “niet” da parte di Scaroni, Di Orio aveva tenuto anche lui a rassicurare questo giornale e i cittadini sul fatto che nessuna iniziativa di costruzione sui terreni sarebbe stata messa in atto. “Che cosa sorgerà in quell’area lo deciderà il mio successore”, aveva detto allora.

Il successore nel frattempo è arrivato, ed è il nuovo rettore Paola Inverardi. Sarà lei ora a poter fare chiarezza sulle intenzioni dell'Università sul destino di questo enorme patrimonio, che l’ateneo si è ripreso allora rinnovando l'accordo con gli affittuari, scambiando particelle e pagando un indennizzo di 10 mila euro.

Nel frattempo il Comune, rispettando le promesse di Cialente, si dovrebbe attivare per far dare una comunicazione ufficiale sui terreni, scongiurando ogni eventuale rischio di speculazione.



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