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UNIVAQ: RIAPRE PALAZZO CAMPONESCHI MA DA GENNAIO;
MANCANO ALLACCI, LO SCALONE C'E' ANCORA, AULA F NO

Pubblicazione: 29 settembre 2017 alle ore 14:02

Il taglio del nastro di palazzo Camponeschi
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L’AQUILA - Una volta era grigio, il centralissimo palazzo Camponeschi dell’Aquila, tra vecchio fumo di sigaretta che copriva i muri e passi e passi di studenti della facoltà di Lettere che opacizzavano il pavimento; adesso, a ricostruzione finita, i colori dominanti sono il bianco della pietra e il rosa delle decorazioni, uno spettacolo.

Con qualche mese di ritardo, dinamica ormai tipica in una vicenda di ricostruzione post-terremoto 2009 tutta incentrata sugli slittamenti temporali, dal prossimo gennaio, una volta conclusi gli allacci alle reti e i collaudi, l’edificio tornerà a ospitare l’Università, in particolare il “cuore” amministrativo: il rettorato e gli uffici gestionali, anche se non tutti.

C’è un altro colore, per la verità, che prevale nella cerimonia di inaugurazione: il giallo delle t-shirt indossate dai ragazzi di Street Science che, oggi, nel palazzo terranno decine di “pop up” della ricerca: la parte accademica della “notte dei ricercatori” che tra poche ore travolgerà il centro aquilano. E proprio giallo, non tricolore, è il nastro che la rettrice, Paola Inverardi, taglia al contrario, a favor di cronisti, per celebrare la rinascita del palazzo.

“È molto luminoso, è bellissimo, in realtà è un palazzo tutto nuovo ed è come probabilmente era stato pensato nel Settecento - esulta - Per noi significa riprenderci un pezzettino d’identità, anche se in un centro ancora in ricostruzione ci saranno disagi, ma prevarrà la voglia di rientrare in un edificio con una storia lunga e importante”.

Un taglio del nastro che la Inverardi celebra sola soletta, per la verità: il testimonial atteso, Diego “Zoro” Bianchi di Gazebo, infatti, si fa vivo solo per telefono dovendo esordire stasera con la sua trasmissione in Rai (ma non si sapeva prima?), mentre il vice sindaco con delega all’Università, Guido Liris, arriva trafelato appena pochi minuti dopo e si guarda intorno emozionato, ricordando le antiche mobilitazioni studentesche in trasferta, dato che era 'di stanza' al polo medico di Coppito.

A dire il vero, a fare compagnia alla rettrice ci sono tantissimi studenti delle scuole superiori cittadine, precettati per l’occasione, che si guardano intorno con curiosità e circospezione, assaporando luoghi di cui per ragioni anagrafiche non possono avere memoria.

Non è cambiata la divisione in aule e aulette affilate una dopo l’altra, come le originarie celle del convento dei frati gesuiti, non è cambiato lo scalone da palazzo principesco, soprattutto nei nuovi colori, anche se è chiuso per il momento, soprattutto per andare ai piani inferiori dove si trovava la biblioteca, che ospitano ancora faldoni di documenti e volumi.

Sono, invece, cambiate molte ripartizioni degli spazi e qualcuno fatica a ritrovare e ritrovarsi nei luoghi in cui ha studiato o lavorato.

Un esempio? La pur piccola ma mitica aula “F”, quella della protesta studentesca e delle nuvole di fumo, con il balcone che sbuca proprio sopra il portone principale, dov’è oggi appeso lo striscione che chiede verità per Giulio Regeni, non è più un’aula: il tramezzo è sparito ed è ormai inglobata da uno dei mega corridoi.

Allo stesso modo, l’aula magna che ospitava decine di proiezioni, conferenze e ovviamente le cerimonie di laurea, neanche esiste più. “L’Ateneo ha fatto molti investimenti sul centro congressi a San Basilio, che avremo in tempi relativamente recenti, ci sembra più importante avere qui spazi abitabili e fruibili”, spiega la rettrice.

Nonostante questo lavoro di “taglio e cucito” sulle planimetrie, il solo palazzo Camponeschi non basterà a colmare le esigenze di spazi per gli uffici d’Ateneo: ci vorranno anche il già ricostruito palazzo Ciavoli-Cortelli, che condividerà alcune stanze con il cuore del polo museale Pomaq, e il vecchio Centro di calcolo della vicina via Forcella prima di dire addio agli affitti che oggi incidono per 350 mila euro all’anno.

Entrambi questi due altri immobili vicini, però, viene fatto notare con allarme, a oggi sono ostacolati dalle terribili condizioni del rettorato quello vecchio, palazzo Carli, la cui ricostruzione a oggi è solo un miraggio e che ha richiesto nuovi puntellamenti.

Come se non bastasse, anche l’Università accusa i problemi di tutti i cittadini che tornano in centro. “Rientriamo per Street Science, ma per il ritorno vero e proprio ci vorrà un po’ più di tempo perché siamo in attesa dell’allaccio del gas, che è un’impresa apparentemente epica in questa città”, sospira la Inverardi.

“Aspettiamo dallo scorso gennaio, ora speriamo che si possa rapidamente concludere perché poi c’è il collaudo degli impianti e quindi rientreremo”, conclude.

La rettrice sottolinea anche le trattative con il Comune per “minizzare i disagi” logistici: sui parcheggi, per esempio, si ipotizza una convenzione con la società M&P che gestisce il terminal di Collemaggio e il megaparcheggio per l’utilizzo dei posti a condizioni agevolate.

LA STORIA DEL PALAZZO

L’impianto del palazzo, storica sede del Collegio dei Gesuiti e poi della facoltà di Magistero e quindi di Lettere, risale al Quattrocento, ma le attuali forme sono il frutto di rifacimenti successivi, in particolare dopo il terremoto del 1703 che causò seri danni.

Secondo quanto scoperto in sede di indagini diagnostiche, le ricostruzioni nel Settecento furono fatte con le macerie di quel sisma e, quindi, le murature arrivate al 2009 non erano certo di buona qualità. Ecco perché la scossa del 6 aprile ha causato di nuovo seri danni alle strutture.

La stazione appaltante dei lavori era il provveditorato interregionale alle Opere pubbliche che, dopo un lungo contezioso, l’ha aggiudicata all’associazione temporanea composta dalle imprese Conscoop di Forlì, Crimisos di Palermo e L’Internazionale di Altamura.

L’importo per il recupero era di oltre 12 milioni di euro, scesi a 8 milioni al netto del ribasso offerto del 32,468%, e comprensivo di tutti gli oneri per la sicurezza e le progettazioni definitiva ed esecutiva.

Il tempo previsto per l’ esecuzione, al netto del ribasso temporale, era di 475 giorni. Il cantiere si è aperto alla fine del 2014, subendo poi uno stop dovuto alle beghe giudiziarie in corso.

Quando sarà completo, il ritorno in centro storico che farà risparmiare all’Università 350 mila euro di spese all’anno di canoni di affitto per i locali in via Giovanni Di Vincenzo, dove a tutt’oggi si trovano gli uffici e ne resteranno alcuni.

La facciata settecentesca ha due ordini di finestre con cornici e timpani di forme diverse. La parte adattata a campanile della chiesa è ciò che resta dell’antico palazzo Camponeschi. Dentro, un ampio giardino fornisce luce al palazzo e su di esso si affaccia una serie di loggiati.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

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