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UNIVAQ: SORVEGLIANZA SI RISERVA SU SCARCERAZIONE DI ORIO, EX RETTORE A REBIBBIA PER PENA DI 2 ANNI E 6 MESI

Pubblicazione: 19 settembre 2019 alle ore 20:11

Ferdinando Di Orio

L'AQUILA - I giudici del tribunale di Sorveglianza di Roma si sono riservati una decisione sulla istanza di scarcerazione con la previsione di una pena alternativa per l’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, recluso nel carcere romano di Rebibbia per scontare la condanna a due anni e sei mesi per il reato di induzione indebita nei confronti del professore dello stesso Ateneo Sergio Tiberti, con il quale in passato aveva buoni rapporti. 

I difensori, gli avvocati Mauro Catenacci, del foro di Teramo e Guido Calvi, del foro di Roma, hanno chiesto la mitigazione della pena con l’affidamento ai servizi sociali o in alternativa ai domiciliari. 

Secondo quanto si è appreso, il pronunciamento potrebbe esserci nel giro di due-tre giorni. 

"Il parere della Procura generale della Corte di Appello di Roma è stato favorevole - spiegano i legali -, ora siamo in attesa della decisione. Il nostro assistito è provato da questa durissima esperienza ma nello stesso tempo motivato a condurre questa battaglia".  

Nell’udienza camerale di di stamani era presente anche Di Orio, che è in carcere da circa tre mesi.  

Per l’ex rettore, 71 anni, per una decina di anni a capo dell’Ateneo, l’arresto è scattato, pur essendo la pena inferiore ai tre anni, per la recente legge "spazzacorrotti", che per condanne legate a reati del genere, tecnicamente, prevede la detenzione in carcere anche per gli imputati con più di 70 anni, come accaduto nei mesi scorsi all’ex governatore della Lombardia ed sex senatore, Roberto Formigoni.

In primo grado, l’ex rettore era stato condannato a tre anni di carcere e cinque di interdizione dai pubblici uffici per aver indotto Tiberti, a consegnargli denaro non dovuto oltre a regali anche molto costosi per diverse decine di migliaia di euro. Tra i due si è innescato un duro contenzioso giudiziario. 

In Appello la pena è stata ridotta a due anni e sei mesi per la prescrizione di alcuni reati, la Cassazione ha confermato la condanna giudicando inammissibile il ricorso presentato dall’ex rettore che dopo il verdetto di primo grado è stato sospeso dall’insegnamento di storia della Medicina e dallo stipendio per via della legge Severino. 



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