UNIVAQ: UDU, ''SI CANCELLI IL NUMERO CHIUSO
O PROCEDEREMO PER VIE LEGALI CONTRO L'ATENEO''

Pubblicazione: 06 settembre 2017 alle ore 16:10

Univaq: Udu,'' Si cancelli il numero chiuso o procederemo per vie legali''
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L’AQUILA - "L’Aquila come Milano, dove il Tar ha stroncato il numero chiuso, il nostro ateneo adesso sospenda i test di ammissione e garantisca il libero accesso, perché questo sistema non è legale".

Questo è quanto chiedono dall’Udu (Unione degli universitari) dell’Aquila, in base anche alle ultime statistiche, che vedono un crollo di iscritti presso i corsi a numero programmato nell'Ateneo del capoluogo, in particolare Biotecnologie, Biologia, magistrale di Psicologia e Scienze motorie.

A riguardo, questa mattina l'Udu ha incontrato la stampa presso la sede di via Vittorio Veneto 6, a pochi passi da piazza del Teatro, tornata operativa nel 2012 grazie anche a un autofinanziamento degli iscritti per pagare l’affitto.

"Un punto di ritrovo nel cuore del centro storico aquilano - è stato rimarcato - Non una scelta casuale, ma un messaggio chiaro: torniamo a vivere il centro, non solo la sera e per divertirci, ma anche nel quotidiano".

Nel merito della questione, "la logica ma soprattutto il Tar rendono oggi ingiustificabile il perdurare del numero programmato locale per i corsi di laurea", ha denunciato Andrea Fiorini 29 anni, di Frosinone, studente di Economia, ex presidente Cnsu e presidente del direttivo Udu.

"In questi anni di battaglie abbiamo avuto la rettrice, Paola Inverardi, sempre dalla nostra, sentendo, però, troppe volte parlare di una sorta di adeguamento alla normativa - ha aggiunto - Le chiediamo, adesso, di cambiare direzione: aveva auspicato battaglia, ora è il momento di una reale attenzione mediatica".

"Questo dibattito non ha più ragione di essere, la sentenza del Tar ci dà ragione e abbiamo tutti gli strumenti per sospendere il numero programmato e riaprire a iscrizioni libere i corsi di laurea", ha rimarcato ancora.

Un'apertura che, per l'organizzazione studentesca di centrosinistra, "gioverebbe a tutta la città, dal momento che tanti vengono da fuori, creando quindi una rete economica fatta di affitti e molto altro, senza contare che tanti studenti potrebbero decidere di rimanere anche dopo".

Dello stesso avviso anche Simona Abbate, studentessa di Ingegneria per l’Ambiente originaria di Balsorano (L’Aquila) e coordinatrice Udu nel capoluogo. "Consentire il libero accesso - ha affermato - farebbe aumentare l'attrattività di tutto l’ateneo. I numeri parlano chiaro, nel 2013 Biologia, per esempio, contava 385 iscritti, contro i 110 dell’anno accademico 2016/2017, Biotecnologia è passata dai 350, ai 61 nel 2016, Psicologia contava ben 616 iscritti e l'anno scorso erano 133. Scienze Motorie da 570, 147".

A suo dire "ci troviamo di fronte a una diminuzione di iscritti dovuta a questa introduzione. Gli studenti che si iscrivono all’Aquila sono un numero inferiore rispetto ai decreti del Senato accademico - ha precisato - In sostanza si presentano meno persone dei posti disponibili".

E dalla parte degli studenti ci sono anche alcuni docenti che, sposando la causa e aderendo allo sciopero, si sono ritrovati a gestire le difficoltà della corrente sessione di esami.

"Sappiamo che molti ragazzi sono prossimi al conseguimento della laurea e questa protesta può creare dei problemi - ha ammesso Fiorini - Ci è stato assicurato che, per evitare uno scollamento dell’offerta didattica, verrà istituita una sessione straordinaria di esami, mantenendo le sedute di laurea già programmate in calendario".

Con gli studenti, a tutelare i loro interessi, l'avvocato Michele Bonetti, legale dell'Unione degli universitari. "Questo ricorso promosso dall’Udu segue un importante precedente - ha sottolineato - portato avanti dall’Università statale di Milano, ma del quale siamo veri pionieri".

"Portiamo avanti la nostra  battaglia dallo scorso anno, ancora prima di Milano - ha infatti rivendicato - quando inoltrammo un ricorso collettivo accolto dal Consiglio di Stato. Dopo è arrivata la sentenza del Tar Lazio a eliminare i numeri programmati. Ci aspettiamo, adesso, un'immediata sospensione e l’ammissione, quindi, di quanti vogliano procedere con l’iscrizione".

L'avvocato ha evidenziato anche l’aspetto economico del test di ammissione: "Per partecipare viene richiesta una somma assolutamente illegittima, per cui non sarà da sottovalutare anche l’aspetto risarcitorio di ulteriori danni di natura sociale, per le famiglie che si sono dovute far carico della spesa".

"Il numero programmato locale ha prodotto una grave emorragia in termini di  immatricolazioni, un danno e un delitto nei confronti della città - le parole di Andrea Core componente nazionale dell’Udu - A questo aggiungiamo anche il danno meritocratico perché, essendo pochi gli iscritti ai test, vengono comunque accettati tutti alla fine anche con percentuali bassissime, non riempiendosi un contingente, entrano tutti".

"Siamo stati i primi in Italia a lanciare questa giusta protesta, adesso le istituzioni preposte ci diano ragione - ha concluso - Noi non ci fermeremo e andremo avanti. Vogliamo che l’Università dell'Aquila torni ad essere un luogo accessibile a tutti!".



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