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UNIVERSITA' L'AQUILA: TAR ACCOGLIE RICORSO, RIAPERTO NUMERO CHIUSO A MEDICINA

Pubblicazione: 30 maggio 2019 alle ore 07:30

L'AQUILA - La richiesta dei medici è sempre più pressante in Italia e il numero chiuso deve avere come fine ultimo quello di favorire il più possibile la domanda di formazione professionale in termini di fabbisogno sociale sfruttando al massimo le potenzialità degli atenei. L'università, quindi, non può precludere l'immatricolazione se ci sono posti rimasti vacanti.

È sulla base di questi principi che il Tribunale amministrativo d'Abruzzo ha riaperto il numero chiuso alla facoltà di Medicina dell'università dell'Aquila. 

A ricorrere al Tar, spiega Il Centro, è stato un aspirante medico, difeso dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, contro l'Ateneo aquilano assistito dall'avvocatura distrettuale dello Stato. 

Lo studente chiedeva l'annullamento del bando per il numero chiuso nella parte in cui prevedeva che "i posti eventualmente risultati non coperti nell'ambito della graduatoria riservata ai candidati non comunitari residenti all'estero non potranno essere utilizzati a beneficio di candidati cittadini comunitari e non comunitari residenti in Italia". E all'Aquila di posti non coperti ce n'erano almeno tre.

Nelle sentenza si ritrovano anche dati riferiti al fabbisogno sociale di medici in Italia che si attesta, per l'anno preso in considerazione dalla decisione dei giudici, sulle 10.568 unità, a fronte di un numero di posti banditi per Medicina a livello nazionale inferiore, e a 8.625 unità. 

Ed è anche in base a questi numeri che i giudici Umberto Realfonzo, presidente del tribunale amministrativo aquilano, e Maria Colagrande, estensore della sentenza, hanno accolto nel merito il ricorso sottolineando che non deve esserci "preclusione all'immatricolazione sui posti vacanti", riferiti, in questo caso, ai posti riservati a studenti extracomunitari nella facoltà di Medicina e chirurgia aquilana "rimasti non integralmente coperti".

Per i giudici prevalgono sia "la necessità, in presenza di risorse limitate, di utilizzare per intero le potenzialità dell'ateneo" sia il principio giurisprudenziale secondo il quale "la piena utilizzabilità dei posti predeterminati, anche in termini di fabbisogno sociale, è più aderente ai principi costituzionali". 

Pertanto, conclude il tribunale amministrativo, "l'utilizzo integrale di posti disponibili dev'essere il fine ultimo della selezione per favorire il più possibile la domanda di formazione professionale, e fornire alla collettività un numero di studenti adeguato alle strutture che impone la piena utilizzazione delle risorse". 

Lo aveva già scritto il Tar Lazio nel 2016, e lo fa oggi anche il Tar Abruzzo blindando il principio che il numero chiuso negli atenei dev'essere sfruttato al massimo con l'obiettivo ultimo di soddisfare la richiesta di medici, sempre più pressante in Italia.



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