UNO BIANCA: SCARCERAZIONE OCCHIPINTI, DA ABRUZZESE APPELLO A CAPO STATO

Pubblicazione: 10 luglio 2018 alle ore 13:48

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PESCARA - "Mi rivolgo al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio, al ministro della Giustizia, al ministro degli Interni, a cui chiediamo che vengano presi provvedimenti, come da Codice Penale, in merito alla conferma dell'ergastolo perché è impossibile che vengano rimessi in libertà determinati personaggi che hanno dimostrato di non essere persone ma bestie".

È l'appello di Vito Tocci, 54enne ex carabiniere di Campo di Giove (L'Aquila), rimasto ferito durante uno scontro a fuoco con la banda della Uno Bianca, che in un misto tra rabbia e indignazione commenta la recente scarcerazione di Marino Occhipinti, l'ex poliziotto tornato in libertà dopo 24 anni di reclusione nonostante la condanna all'ergastolo.

A Pescara per incontrare la sua compagna, Tocci ad AbruzzoWeb ha raccontato di quel faccia a faccia coi colleghi-banditi: "Mentre svolgevo un servizio perlustrativo a Rimini, verso l'una e quaranta ci è stato teso un agguato dove sono stato ferito da un fucile a canne mozze calibro 12 e a tutt'oggi riporto quattro pallottole ritenute, mentre tre me le hanno asportate".

"Sono vivo per miracolo", dice.

Tocci, 28 anni fa, si ritrovò faccia a faccia con la banda, composta per lo più da agenti di polizia, che tra la fine degli anni 80 e la fine dei 90 terrorizzò l'Emilia Romagna, uccidendo 24 persone e ferendone 102.

Al fondatore ed ex presidente dell'associazione "Vittime della Uno Bianca", il ritorno in libertà di Occhipinti proprio non va giù, e la sua voce si unisce a quella di quanti hanno espresso indignazione in questi giorni.

Il Tribunale di sorveglianza di Venezia ha notificato il 3 luglio in carcere, al "Due Palazzi", il provvedimento che da subito ha consentito all'ex criminale di uscire dalla casa di reclusione di Padova.

Condannato all'ergastolo nel 1997 per l'omicidio di Carlo Beccari, guardia giurata di 26 anni ucciso nel 1988 durante l'assalto alla cassa continua della Coop di Casalecchio di Reno, nel Bolognese, l'ex poliziotto oggi ha 53 anni e godeva del regime di semilibertà dal 2012.

Il 20 giugno scorso il suo avvocato, Milena Micele, ha presentato in udienza la documentazione a favore della libertà, che comprende le relazioni sul suo lavoro svolto fuori e dentro il carcere con la cooperativa Giotto.

Secondo il provvedimento del Tribunale di sorveglianza il suo pentimento è "autentico", ha "rivisitato in modo critico il suo passato" e "non è socialmente pericoloso".



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