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URBAN CENTER L'AQUILA: C'E' CHI TEME MANOVRA CENTRODESTRA PER PRESIDENZA

Pubblicazione: 14 maggio 2018 alle ore 16:33

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L'AQUILA - "Il centrodestra è partito alla conquista dell’Urban Center dell’Aquila!".

Questo il sospetto che serpeggia all’interno dell’organismo nato nel 2015 e pensato come uno strumento di partecipazione e proposta dal basso, restato però finora ai box di partenza, per i dissidi interni, e a causa della scomparsa a maggio 2017 del presidente Maurizio Sbaffo.

Il casus belli si è scatenato nella riunione convocata sabato 12 maggio, a cui hanno preso parte rappresentanti della quarantina associazioni che hanno rinnovato l’adesione all’Urban Center, dalle 60 che erano inizialmente. Obiettivo era quello di cominciare a ragionare sulle possibili nuove candidature alla presidenza. Le elezioni si terranno infatti a fine maggio, e dovrà essere in quell’occasione rinnovato anche il comitato scientifico, retto finora dal professor Antonio Gasbarrini, che ha ricoperto  anche il ruolo di presidente vicario, in questa lunga fase di vacatio.

Sabato si è svolto dunque una sorta di sondaggio informale tra i presenti, sui nomi ritenuti adatti al gravoso compito, che giova ricordare, è a titolo gratuito.

Hanno avuto preferenze, scritte in modo anonimo su un foglietto, Giulia Tomassi, giovane imprenditrice del turismo, attuale componente del comitato scientifico,  l'architetto Marino Bruno, lo stesso Gasbarrini e a sorpresa Andreas D’Amico, presidente dell'associazione Giovine L'Aquila.

Qualcuno, in quest'ultima candidatura, ha subito visto la “longa manus” dell’assessore alla partecipazione di centrodestra Francesco Bignotti, o anche direttamente del sindaco Pierluigi Biondi, tenuto conto che il Comune  il membro di diritto dell’Urban Center. Questo partendo dall'assunto che Giovine L'Aquila è un associazione che guarda al centrodestra. Va però precisato, che essa si definisce in realtà a-partitica e a politica, al di là delle simpatie dei vari appartenenti.

Gasbarrini ha fatto poi un passo indietro, precisando all’assemblea che non si candiderà, in quanto "è giusto dare spazio ai giovani".

Lo stesso ha fatto l’architetto Marino Bruno che ha motivato la sua scelta sostenendo che l’Urban Center "deve essere espressione del mondo delle associazioni e non di quello delle professioni", di cui lui stesso fa parte.

E’ infine uscito di scena anche Paolo Tella imprenditore e presidente del Consorzio Etico L'Aquila 2009 in quanto ha spiegato che dovrà dedicarsi al ruolo di coordinatore territoriale di Cittadinanzattiva ed all'organizzazione del Festival della Partecipazione che si terrà ad ottobre.

Tella aveva proposto la continuità dell'attuale comitato scientifico, integrandolo con i due membri mancanti, proprio per favorire l'inizio delle attività senza rischiare altri scossoni.

Organismo riconosciuto dal Comune dell’Aquila, l’Urban Center, dovrebbe dare la possibilità a tutti cittadini di avere a disposizione un punto di informazione e di incontro con le istituzioni e con i loro rappresentanti, attraverso la costituzione di tavoli tematici permanenti.

Un luogo fisico per discutere sulle scelte importanti per la città, un laboratorio di idee e proposte, con l’obbligo da parte del Comune di recepirle in un ordine del giorno e almeno discuterle.

A L’Aquila è stato fortemente voluto dall’assessore di Rifondazione comunista, poi uscito dal partito, Fabio Pelini, insieme agli altri strumenti di partecipazione come i Consigli territoriali di partecipazione, da cui proviene lo stesso assessore Bignotti, e ancora il bilancio partecipato ed il regolamento per la partecipazione voluti dalla Giunta di Massimo Cialente.

L’Urban Center aquilano ha però subìto sin dalla sua nascita un dilaniante scontro interno tra due fronti contrapposti: da una parte la maggioranza delle associazioni culturali e sociali, che hanno sostenuto Maurizio Sbaffo, dall’altra la minoranza con in testa l'Istituto Nazionale di Urbanistica (Inu) e l’Università dell’Aquila, che assieme e a Policentrica avevano candidato e sostenuto Antonella Marrocchi, dell’associazione Policentrica.

L’Urban Center si è poi "incartato" in questi anni anche per un regolamento interno e uno statuto forse troppo farraginosi, e di non facile applicazione. A peggiorare le cose è stata la scomparsa di Sbaffo, con la carica di presidente rimasta vacante, e le dimissioni di quattro membri su cinque del comitato scientifico.

L’Urban Center era stato accusato dall’allora opposizione di centrodestra di essere di fatto un'emanazione dei comitati post sismici, schierati più o meno a sinistra, tutt'altro indipendente ed equdistante come invece si conviene ad un organismo di partecipazione civica.

Ora paradossalmente l’accusa si ribalta, a rimorchio della dietrologia che vorrebbe dietro alla legittima espressione di un candidato da parte Giovine LAquila, una sorta di "opa" del centrodestra sul tormentato Urban Center aquilano. Operazione che tra l'altro potrebbe avere gioco facile proprio approfittando delle divisioni delle sue componenti storiche.



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