VALEESSE, DJ DA SULMONA ALLA RADIO M2O:
''LA MIA CHANCE? UN VARCO DOPO L'ALTRO''

Pubblicazione: 04 febbraio 2018 alle ore 10:00

Valentino ''Valeesse'' Collacciani
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SULMONA - Da disc jockey animatore delle serate di Sulmona (L’Aquila) a dj emergente di una delle radio più energiche del panorama italiano, quella m2o divenuta, nei suoi primi 15 anni, da stazione di solo “tunz tunz” a emittente popolare e seguita.

Questo il percorso di Valeesse, al secolo Valentino Collacciani, trent’anni ancora da compiere, che ad AbruzzoWeb racconta la sua esperienza partita dal basso e con prospettive di crescita ancora ampie: merito iniziale di un concorso, che l’ha visto spuntarla tra centinaia di aspiranti e gli è valso uno stage.

Questo piccolo innesco ha fatto detonare il tutto: con la "cazzimma" di chi viene dalla provincia, un'arguzia quanto mai positiva, Valentino ha trovato via via i “varchi” che gli hanno consentito di prolungare la sua permanenza in radio dai primi 30 giorni a 2 anni “and counting”, come dicono gli inglesi.

Una lezione su quanto possano spingere passione e dedizione nel mondo di oggi, in cui farsi strada per i giovani è sempre più difficile, tanto più in un ambiente tradizionalmente “chiuso” come quello delle radio di rilevanza nazionale. Ma un paradigma valido anche per altri settori del complesso mondo del lavoro odierno.

Al netto della parentesi seria, con Valeesse è anche l’occasione per parlare della sua attuale e faceta avventura nel programma Controtendance del mattatore Dino Brown, e in particolare con la sua rubrica Dual Core tutta al sapore di anni Novanta che lo vede mixare i dischi più gettonati dei “bei tempi” dalla sua consolle peligna.

Con un occhio al post-terremoto dell’Aquila, città che frequentava e frequenta, nella doppia veste di dj e specializzando in Psicologia, e un cenno al futuro declinante delle discoteche, alla musica che verrà e così via.

Com’è cominciata la tua avventura a m2o?

Proprio in questi giorni festeggio i due anni dall’ingresso in radio! Ho partecipato a un concorso nel novembre 2015, eravamo in 250 e dovevamo realizzare un dj set live, la vittoria comportava un mese di stage a Roma. Ci speravo perché anche se c’erano ragazzi all’altezza ritenevo il mio set competitivo. Quando a dicembre mi è arrivata la notizia, con un’email di mattina presto, è stato uno dei giorni più felici della mia vita.

Il primo giorno com’è stato?

Galattico! Ho conosciuto quelli che erano e anche oggi sono i miei miti, che prima avevo visto solo nei video, su tutti Amerigo Provenzano. I primi giorni ero ospite da un amico così non dovevo fare il pendolare e ho potuto vivere appieno l’esperienza. Osservavo e mi godevo l’opportunità di stare con loro, di andarci a pranzo. Sapevo di avere un mese, ma l’obiettivo era di rimanere in radio più tempo possibile. Il direttore mi ha smontato subito: mi ha detto goditi l’esperienza, ma non cullare troppi sogni, sei bravo ma qui sono passati in tanti, la radio non ha un budget eccessivo e non possiamo fare promesse.

E tu lo hai ascoltato?

Più che altro cercavo di capire quale fosse la falla, il varco dove potermi inserire. Sono stato anche un po’ fortunato, ma la buona sorte aiuta gli audaci! Quando sono arrivato c’era una rivoluzione, il direttore aveva imposto di editare tutti i brani, portandone la lunghezza da 5 minuti a 2: un lavoro in più che nessuno voleva fare, io invece conoscevo i programmi e ho chiesto di potermici dedicare. Dopo i primi 15 brani portati come prova a Paolo Bolognesi, che se ne occupava, mi ha chiesto di farli tutti, occupandomi, in particolare, dei dischi più datati. Allo scadere dei primi 30 giorni, così, mi è arrivata una proposta di rinnovo per un altro paio di mesi.

Quindi la tattica ha premiato. A quel punto che hai fatto?

Me la sono giocata, mi chiudevo in radio anche 12 ore al giorno, tutti si rendevano conto di quanto desiderassi fortemente questa chance. Cercavo un altro “varco” per rimanere ancora e nel frattempo ho stretto amicizia con altri. Mi hanno suggerito di parlare con Davide Fara, che si occupava del montaggio di promo e pubblicità. Quelli che mi ha dato glieli ho fatti in un giorno solo, è rimasto sbalordito e ho cominciato a lavorare anche con lui.

E arriviamo, così, a Controtendance.

L’ultimo aggancio è stato Alberto Remondini, che mi ha proposto di mixare le pillole anni Novanta della rubrica Dual Core. Non sapevo, a quel tempo, che fosse il programma preferito del direttore: anche lui in passato metteva quei dischi e li conosceva bene. Quando ha ascoltato le nuove pillole realizzate da me, ha sentito una bella differenza: si trattava di editare tre pezzi e mixarli, lì esce la creatività, e così ci ho messo tutto quello che ho potuto. Dino Brown, il conduttore, e Alberto mi hanno proposto per l’inserimento in Controtendance con una collaborazione annuale, evitandomi, però, l’etichetta del dj anni Novanta, perché non volevano rinchiudermi in una definizione e neanch’io lo desideravo. Poi l’estate scorsa si è rotta la coppia ed è subentrato Luca Martinelli, oggi entrambi mixiamo tutto il programma.

Come ti trovi oggi in questo programma?

Dino è un cavallo da guerra, ha una creatività pazzesca. A differenza di altri programmi, bisogna sottolineare che non abbiamo autori, quindi il rapporto con gli ascoltatori è tutto merito suo. Il programma funziona perché c’è lui. All’inizio non era facile seguire i suoi tempi. Oggi faccio il pendolare, vado a Roma due volte a settimana e per il resto lavoro da Sulmona. Non ho mai smesso di fare edit e promo, in più si sono aggiunte le pillole, le siglette, altri lavori. Le puntate con gli ospiti le monto io. E così agli altri Dino ha spiegato: per Vale ora c’è prima Controtendance, poi il resto!

E hai anche una rubrica tutta tua...

Si chiama “Ma che ne sanno i Dual Core”, con sei pezzi mixati in modo creativo. Vedo che va bene, sto crescendo a livello di social e arrivano anche complimenti dagli ascoltatori, oltre che richieste.

Qual è il prossimo “varco” dove infilarti?

Per l’anno prossimo mi piacerebbe poter avere anche qualche rubrica a livello di musica più attuale, sarebbe anche lo sbocco per fare delle serate.

C’è, poi, il piano B, il tuo percorso nella psicologia...

In teoria sarebbe il piano A! Da quando ho 18 anni ho intrapreso questa via, prendendo una laurea triennale più una specialistica. Mi sono abilitato come psicologo, e sono al terzo anno in una scuola di specializzazione. Gestire entrambe le cose non è facile, sabato e domenica una volta ogni due settimane vengo all’Aquila, tra l’altro sabato dopo aver fatto le 6 poi devo alzarmi e andare e lezione.

Arriverà il giorno in cui dovrai scegliere tra queste due strade? Hai già una preferenza?

Preferirei diventare un dj di quelli alla Christian Marchi o Gabri Ponte. Già quello di Martin Garrix è differente come lavoro, perché ha un’equipe e una squadra attorno. Io ho trent’anni e penso sia giusto ragionare così. Vorrei riuscire a fare tutto, ma so che un giorno dovrò fare una scelta. Chi vivrà vedrà, spero che il destino mi faccia capire quale strada imboccare. Se lascerò la musica potrò comunque dire di averci provato in tutti i modi, altrimenti avrò realizzato il mio sogno che è quello di tanti ragazzi.

Facciamo un passo indietro. Come hai cominciato a giocare con piatti e consolle?

Mia sorella maggiore amava questo genere di musica e mi ha iniziato alla dance, facendomi una cultura da Gigi D’Agostino a Prezioso, dai Datura a Dj Ross e così via. Volevo già provarci vedendo i dj dopo le prime feste, ma i miei non volevano comprarmi una consolle, che costava parecchio, così a 18 anni agli amici ho chiesto per regalo i soldi necessari a comprarmi due lettori e un mixer. All’inizio suonavo nella cantina di casa, a volumi moderati, poi ho cominciato nei locali di Sulmona. Il Silver di Domenico Silvestri è stato il primo, stavo davanti al bancone e mi ricordo che mi pagò la sera stessa, una cosa che oggi non succede più. Suonai ad alcune feste di 18 anni poi nome si allargò. Tra l’altro, Provenzano e Bolognesi erano resident all’Apocalyps, forse un segno del destino...

Tra l’altro hai lavorato anche all’Aquila.

Ci vivevo! Abitavo di fronte a via Cimino, la casa dov’ero è crollata con il terremoto 2009. Ho collaborato con Stefano Cappetti giusto un mese prima del terremoto, al Greta Garbo che si era spostato all’ex mattatoio, e poi anche al Guernica, al Cinema Rex e al Nero Caffe.

Com’è cambiata la figura del dj?

Oggi dev’essere molto più attento all’immagine, curare i social, o ti puoi permettere qualcuno che te li gestisca, altrimenti oramai devi essere una figura tuttofare, non più solo quello che si porta avanti e indietro la cassa dei vinili.

Si rimorchia ancora con l’abilità nel mettere i dischi?

Essere il dj ti dà quell’immagine di figura un po’ al di sopra delle parti del sabato sera: tutti ti vedono, vogliono avere a che fare con te per farsi un po’ i fighi. Mi ha creato tate possibilità in questo senso, non voglio essere ipocrita, però posso dire che quando lavoro faccio l’amore solo con la musica! Non penso a chi mi guarda, entro in un mondo tutto mio.

Le discoteche sono in crisi irreversibile?

Ho l’esempio della città dove vivo, Sulmona, lì ormai sono tutte chiuse. Il Fuori uso a Popoli, l’Apocalyps, il Silver, oramai si fa musica solo nei piccoli locali nel centro. A Roma non le ho bazzicate molto, non posso dirlo con certezza, ma credo la tendenza sia la stessa.

E la musica anni Novanta che sta tornando così tanto in auge?

Negli ultimi anni c’è stata una saturazione, anche secondo gli esperti: vent’anni fa per realizzare un pezzo di Gigi Dag si creava una squadra di professionisti, c’era un lavoro di equipe, perciò tutto era prodotto meglio. Oggi come oggi bastano due casse, un pc, una tastierina e un po’ di creatività e puoi fare tutto da solo, da casa, passando, poi, il brano ai produttori, giusto per farlo suonare bene. Tutti vogliono fare i dj come fossero pop star, cioè quello che Gigi aveva anticipato vent’anni fa. Per questo la musica di quel periodo è tornata in auge. Un disco di Gigi D’Agostino, remixato con sonorità attuali, consente anche di riscoprire l’originale, ridandogli forza.

Il tormentone della prossima estate è giù uscito?

È ancora presto, comunque oggi c’è questa reggaetaon che va tantissimo, ipotizzo ci ridurremo a questo!



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