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VASCO A MODENA PARK, LA PSICOLOGA ABRUZZESE STUDIA
IL FENOMENO, ''DA TERRORE A MERAVIGLIA, POI LA PACE''

Pubblicazione: 14 dicembre 2017 alle ore 17:56

di

MODENA - L'incontenibile voglia di raccontare un concerto diverso da quello descritto dagli stereotipi dei media. 

Modena Park, l’apoteosi di Vasco Rossi, la storia e poi? Duecentotrentamila? Cosa?

Esperienza Fantastica?  No: una ”Utopia” che diventa realtà”. Numeri, corpi,  persone con un assetto cognitivo e culturale proprio. 

Più di 230 mila cuori che battono all'unisono, così forte da sovrastare ogni  paura,  ansia e... Terrore.

Svanisce la complessità e la globalizzazione, vituperata ed esaltata, si veste con l'arcobaleno (ma è vero che siamo nel 2017?), si annulla fra i presenti  ogni  distanza.

Una meraviglia!

La sensazione è che il concerto stia lì a dare prova della capacità esclusivamente umana di scegliere la via per raggiungere un fine e comportarsi di conseguenza: la volontà di combattere ogni forma di violenza, di tendere all’uguaglianza, di garantire  la liberà di ciascuno. 

Quasi a richiamare Rousseau ed il suo concetto di “Volontà Generale” (volonté général) attribuito al “corpo” del Modena Park,  in luogo di quello politico a cui il filosofo svizzero faceva riferimento. 

Già proprio così, ho la sensazione che alla base del Modena Park vi fosse una “Volontà Generale come “assunto implicito”. Ciascuno  è  stato parte indivisibile del tutto.

Penso a Edgar Schein, perché ho la  “sensazione” di capire l’“Anima” dell’organizzazione, sento la spinta di quelle convinzioni profonde e inespresse, “date talmente per scontate da non attirare l’attenzione al punto che spesso non ne siamo nemmeno del tutto consapevoli”.  

Mi azzardo ad affermare che il Concerto di Vasco è stato il prodotto di una  “cultura organizzativa”,  che deriva dalla concatenazione di concetti espressi  nei testi poetici e attraverso la musica, in un arco temporale molto ampio, per affrontare di volta in volta i problemi della vita. Questi sono stati assunti come  fondamentali  dal “gruppo”.  

Il gruppo appunto ha inventato, ha  scoperto, ha sviluppato “con”  Vasco, (il denominatore comune),  nuove soluzioni e imparando  ad adattarle a nuove situazioini che hanno funzionato abbastanza bene da poter essere considerate valide, e perciò tali da poter essere riproposte alle nuove generazioni,  come modo corretto di percepire, pensare e sentire. 

La prova in alcuni avvenimenti del concerto.

Il Grande Evento  è atteso tanto quanto i bambini attendono il Natale.

La notte della vigilia del Modena Park molti fan hanno dormito nel parco. 

È stato emozionante ascoltare alcuni di loro raccontare la magica solidarietà nata magicamente dalla “dolce attesa”.  

Tutti si abbracciano, cantano e si scambiano coperte per resistere al freddo 

Una mia amica perde il cellulare (uno smartphone di ultima generazione) e... Le viene restituito! Ma quando mai?

Durante le ore calde del pomeriggio alle immancabili piccole incomprensioni legate alla “conquista”  di un posto migliore per assistere al concerto, i gruppetti vicini  reagiscono  intonando coretti ispirati a Vasco, così forti e decisi da essere capaci di far desistere “i male intenzionati”  dalla possibile  lite. 

Nella moltitudine di persone, tra cui in altre circostanze, sarebbe bastata una piccola scintilla per far scoppiare l’irreparabile è diffusa una disponibilità quasi da campeggio organizzato , con offerte di bibite, biscotti e  creme solari…

Nasce il grande interrogativo! Perché? Come fa Vasco?

Sì, proprio lui che è stato criticato quasi  ancor prima di nascere .

È vero, non sarà stato un santo, ma oggi i santi chi sono? 

Forse proprio quei sapientoni della critica che pensano di essere perfetti  perché non sanno fare altro che scrivere. Ahimé  hanno dimenticato il senso del vivere. 

Vasco, ricco di ogni tipo di esperienza, ha avuto il coraggio di “gridare” al mondo intero il suo pensiero, il suo modo di vivere, scontrandosi con i tabù del suo tempo. 

Esperienza sì, fondamentale per comprenderlo fino in fondo. 

Quando si è molto giovani si apprezza soprattutto il ritmo delle sue canzoni e magari anche qualche brano, ma, se non hai vissuto alcune emozioni ascoltandolo non senti quel... “pugno nello stomaco”. Vasco che canta l’amore in un modo tutto suo, pensando alle infinite vicissitudini che s’incontrano quando si ama. 

Questo è stato uno dei motivi per cui ha messo d’accordo una nazione intera, cercando di nascondere mai la sofferenza, perché è insita nella vita. 

Gioie e dolori che troppo spesso si alternano reciprocamente come il giorno e la notte. Ascoltare oggi le sue prime interviste è emblematico. 

Ragazzo semplice e timido che descriveva il successo come una “complicazione”, non ha mai perso di vista l’umiltà, è stato uno dei pochi a rimanere con i piedi per terra nonostante la sua fama crescesse a dismisura, (“quando i sogni diventano realtà”). 

Penso che  se una persona “vera” come lui avesse un incarico di responsabilità nazionale, lo seguirebbero in molti, perché non sarebbe capace di mentire a differenza di tanti, politici e non, che incollati alle loro comode poltrone guardano troppo spesso la vita dei cittadini come attraverso un videogioco, dove nella peggiore delle ipotesi possono andare incontro alla semplice delusione  di “perdere una partita”insignificante .

Il Modena Park dovrebbe guadagnare il suo posto nei libri di storia… 

Quando si costruisce un rapporto basato sul rispetto, sulla fiducia e sulla reciproca stima tra due “fazioni”, può  nascere la volontà di credere in qualcosa per cui valga la pena impegnarsi: la pace.

Nei suoi qurant'anni di carriera il piccolo rocker di Zocca non ha mai deluso il suo pubblico, anzi lo ha conquistato ogni giorno di più, nonostante per lui non siano mancati i periodi bui. 

Forse anche per questo è stato facile  sintonizzarsi con  il pensiero del suo pubblico. 

Concludo con una confessione. 

Già dalla mattina seguente il concerto di Vasco, il mio primo, sentii una gran voglia di raccontare quello che avevo vissuto  e mi resi subito conto di non essere la sola guardando facebook. 

In molti scrivevano la tanta voglia di pace che il Modena Park  aveva procurato. 

Ho cominciato a scrivere subito, provando a non essere banale. 

Poi la morte di Guido Elmi ha arrestato la mia voglia di raccontare, forse perché una colonna portante di quel “Castello” che tanto mi aveva conquistato non c’era più. 

Qualche giorno prima della sua morte provai a contattarlo. 

È frustrante attendere delle risposte che non arriveranno mai, perché la morte arriva spesso inaspettata.  

Ma ce l'ho fatta proprio  grazie a Guido e a Vasco.

E poi... Il film!


* Psicologa e insegnante



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