SVANITO NEL NULLA IL BANDO DEL GOVERNO PER LUOGHI DA PRESERVARE

VIAGGIO NEI SITI ARCHEOLOGICI D'ABRUZZO,
I RESTI DI MARRUVIUM CURATI DAI VOLONTARI

Pubblicazione: 01 giugno 2017 alle ore 07:02

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SAN BENEDETTO DEI MARSI - Abruzzo terra di tesori dell’archeologia, ma scarseggiano i fondi per manutenzione e valorizzazione dei siti e le risorse finanziarie per proseguire scavi ed esplorazioni.

Fnisce nel nulla il bando del governo Renzi del 2016 [email protected], con cui si intendeva salvare con finanziamenti pubblici i luoghi di interesse segnalati dai cittadini, mentre a curare la manutenzione delle aree archeologiche ci pensano le associazioni di volontariato. 

È il caso, ad esempio, di San Benedetto dei Marsi (L’Aquila), cittadina che svela tra le strade strette dell’abitato moderno, ricostruito dopo il tremendo sisma di Avezzano (L’Aquila) del 1915, i resti di un passato glorioso e ricco di storia: sotto terra è nascosta Marruvium, antica capitale del popolo dei Marsi, assoggettata al dominio romano nel IV secolo a.C. e definitivamente spogliata della sua autorità con la bolla papale di Gregorio XIII del 1580 che le tolse pure la diocesi, trasferendola alla confinante Pescina (L’Aquila).

Una parte dei resti di Marruvium è fruibile al pubblico e ai cittadini solo dallo scorso anno: il grande anfiteatro di forma ellittica è stato liberato da erbacce e vegetazione con lavori finanziati dal Ministero dei Beni culturali nel 2013 per la somma di 120 mila euro e con "un anno di interventi a spese delle casse comunali, che hanno riportato alla luce l’intero complesso - come spiega il sindaco di San Benedetto Dei Marsi, Quirino D’Orazio – L’anfiteatro era una giungla, ricoperto di arbusti e piante che impedivano l’accesso e la vista del sito archeologico”. 

“L’inaugurazione del sito con l’evento Anfiteatro sotto le stelle è solo dello scorso anno. Da allora stiamo cercando di valorizzare il più possibile questo e altri tesori - continua il primo cittadino - mancano però i fondi necessari alle opere di manutenzione, ordinaria e straordinaria che devono essere effettuate in collaborazione con la soprintendenza ai beni culturali e archeologici”.

La “quasi totale assenza di fondi per la gestione e manutenzione delle aree archeologiche, unita alla scarsità di personale, obbliga a limitare gli interventi a piccole opere di manutenzione – è il commento di Emanuela Ceccarone, funzionario della soprintendenza – L’iniziativa del governo Renzi per segnalare luoghi di interesse che potessero beneficiare di finanziamenti è finita nel nulla e anche per l’anfiteatro, che era tra i luoghi segnalati, non ci sono state più possibilità”. 

È grazie alle associazioni di volontari dunque che il sito archeologico resta fruibile.

“Un accordo tra volontari e comune di San Benedetto consente di avere una collaborazione nella manutenzione ordinaria dell’anfiteatro  e insieme a questa associazione stiamo organizzando degli eventi come apertura al pubblico e visite guidate per le scuole”, spiega il presidente del consiglio comunale del comune marsicano Francesco Raglione.

Fin dal XVIII secolo si era alla ricerca dell'antica Marruvium e dei suoi tesori che si supponeva essere sepolti da qualche parte sotto le terre bagnate dalle acque del lago Fucino.

Le operazioni di scavo e indagine archeologica più recenti però risalgono agli anni ’70 e “dovrebbero continuare, ma non ci sono soldi. Ci sarebbero tante piccole e grandi opere da fare, da duemila anni a questa parte - sottolinea Raglione - ad esempio ci sarebbe da sollevare le pietre che anticamente formavano l’ovale, cadute fuori asse nel corso dei secoli”. 

“Il bando per la valorizzazione delle bellezze italiane,cui il comune di San Benedetto Dei Marsi ha partecipato segnalando i luoghi di interesse, è ancora senza esito, nonostante l’annuncio dei fondi già stanziati per il mese di settembre 2016. Attendiamo fiduciosi – è l’auspicio di Raglione – Si tratta di somme che sarebbero utili a fare dei lavori in accordo con la soprintendenza. Cifre quantificabili in circa 100 mila euro”. 

In questa cittadina dalle case basse e moderne, l'antico si mescola col nuovo. 

Nel terremoto del 1915 perse il 70% della popolazione, basta svoltare l’angolo per ritrovarsi davanti ai pregiati mosaici del pavimento di una Domus romana, proprio al centro del corso cittadino, chiuso al traffico per consentire il recupero dei resti, non senza proteste da parte delle attività commerciali della zona. 

Una struttura in ferro protegge l’area di scavo,  ma impedisce l’accesso, la parte interna è di competenza della soprintendenza, per quello che riguarda manutenzione e restauro, la parte esterna è invece di competenza dell’amministrazione comunale.

“Si sta cercando di rivalorizzare la piazza che circonda la Domus - è il commento dell’assessore alla cultura del Comune di San Benedetto Erminia Raglione - e mettere d’accordo chi vorrebbe la rimozione della struttura e la riapertura al traffico della strada e chi vorrebbe invece trovare una soluzione alternativa che permetta di conservare e valorizzare il tesoro della Domus romana. Si può renderla volano per l’economia del paese insieme agli altri siti archeologici”.

Marruvium riaffiora, e parla della sua grandezza: la città salvata dalle inondazioni, con il prosciugamento del lago Fucino, che meritò in epoca romana l’appellativo di Splendidissima per la ricchezza dei monumenti e degli edifici pubblici e privati, mostra ancora di sé i resti delle Terme, del Teatro posto poco fuori l’abitato, dove furono rinvenute nel XVIII secolo dodici statue trasportate poi a Caserta, di un tratto di strada romana datata intorno al I° secolo a.C. 

E poi ancora dei giganteschi Morroni, monumenti funerari spogliati del loro rivestimento esterno, usato per costruire la facciata della cattedrale di Pescina, del Ginnasio e dell’antico palazzo vescovile oggi in rovina, e della chiesa di Santa Sabina, dal ricchissimo portale romanico-gotico con più giri di arco a tutto sesto, unico superstite con la facciata del terremoto del 1915.

Tesori da valorizzare e riscoprire, da inserire in un circolo virtuoso che possa diventare volano per l’economia del territorio.



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