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PRIMARIO MALATTIE INFETTIVE OSPEDALE L'AQUILA SU TEMA CALDO DI TEST A TAPPETO A MEDICI E INFERMIERI PIU' A RISCHIO. E SU EMERGENZA SPIEGA: 'A L'AQUILA NUMERI BASSI PERCHE’ ATTENTI E VIRTUOSI, SPERIAMO CONTINUI TREND'

VIRUS, GRIMALDI: ''TAMPONI A OPERATORI?
SI' MA TROPPO CARICO SU LABORATORI''

Pubblicazione: 24 marzo 2020 alle ore 19:55

L'ingresso dell'ospedale dell'Aquila

L'AQUILA - "I tamponi a tappeto su tutti gli operatori della sanità? Non sono certo contrario, ci mancherebbe, ma ad oggi si sovraccaricherebbero i laboratori". 

Il pensiero su una problematica sulla quale ci sono più correnti di pensiero ed una normativa non molto chiara, è di un addetto ai lavori in prima linea, il primario di Malattie infettive del San Salvatore dell'Aquila, Alessandro Grimaldi. 

In una intervista al Messaggero, ha detto la sua a proposito del tema che alimenta il dibattito sull'emergenza coronavirus. 

"Se ci fosse la possibilità di farlo a tutti andrebbe benissimo - spiega Grimaldi - Il problema è che non so se ci sono tutti questi tamponi e i reagenti o se i laboratori sono in grado di reggere un carico così importante di esami. E poi il tampone è la fotografia del momento. Per esempio abbiamo fatto dei test su operatori sanitari che avevano avuto contatti a rischio: un primo tampone è risultato negativo, poi quando è stato ripetuto è risultato positivo. Una prima negatività non esclude una successiva positivizzazione. Per avere un senso dovrebbero essere seriati. Un’impresa. Farlo ai sanitari asintomatici comporterebbe, poi, due inconvenienti. Il carico sui laboratori che potrebbe produrre ritardi nelle diagnosi dei pazienti. E poi se alcuni dovessero risultare positivi e asintomatici sarebbero costretti ad andare in quarantena. A quel punto chi lavora?".

Tra l'altro la questione si inserisce nel "giallo" delle norme: la Regione, tramite ordinanza del governatore, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, ha sancito l'obbligo di testare prioritariamente gli operatori sanitari; la Direzione generale prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, a cui la Regione si richiama, non chiarirebbe fino in fondo questo aspetto nella circolare firmata dall'abruzzese Claudio D'Amario, che è stato nominato da mesi alla testa del Dipartimento salute della Regione Abruzzo ma trattenuto a Roma, secondo Marsilio, fino a maggio, prima di tornare in Abruzzo.  

In ogni caso, L'Aquila ha ancora numeri bassi. Ieri il bollettino Asl- Comune, il primo di questa emergenza, ha segnalato 40 casi positivi al Covid-19 riscontrati in provincia dell’Aquila, di cui 21 ricoverati non in terapia intensiva, 5 in terapia intensiva e 10 in isolamento domiciliare, 2 risultano guariti, 2 sono deceduti (uno proveniente da un’altra provincia).
Di questi, 10 sono dell'Aquilano, 20 della Marsica, 5 dell'area Peligno-Sangrina e 5 di fuori provincia. 

In sorveglianza attiva ci sono complessivamente 643 persone, di cui 247 dell'Aquilano, 294 della Marsica e 102 dell'area Peligno-Sangrina. In sorveglianza passiva ci sono complessivamente 238 persone, di cui 37 dell'Aquilano, 144 della Marsica e 57 dell'area Peligno-Sangrina.

Grimaldi dice che sono ancora 61 i tamponi in corso per cui si attende l'esito. Al momento non ravvisa un'emergenza rispetto alle positività riscontrate tra gli operatori sanitari: ''La percentuale è bassa, non c'è affatto un'emergenza".

"Rispetto ad altre province - spiega - abbiamo meno ricoveri in Rianimazione e meno decessi. Speriamo che questo trend possa continuare". 

C’è una spiegazione su numeri così contenuti, al momento? 

"Qui potrebbero esserci più combinazioni di fattori. Forse perché la città non sta su grandi vie di comunicazione, anche se ci sono una popolazione universitaria numerosa e tanti giovani che vengono a studiare dal nord. Può darsi, poi, che gli aquilani siano stati attenti e più virtuosi".  



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