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VIRUS: SINDACATI A PREFETTO ''AZIENDE AQUILANO ANCORA IN PRODUZIONE''

Pubblicazione: 24 marzo 2020 alle ore 15:55

L'AQUILA - Diverse aziende dell'Aquilano starebbero continuando con le produzioni nonostante il Dpcm varato dal premier Giuseppe Conte il 22 marzo scorso, che prevede la  fermata per tutte le aziende metalmeccaniche che non operano in settori strategici per il superamento dell’emergenza  Coronavirus.

A denunciare la situazione i sindacati FIM-CISL e FIOM-CGIL che scrivono al prefetto dell'Aquila, Cinza Torraco, chiedendo di intervenire "affinché fermi tutte quelle attività che non possono continuare a lavorare, limitando così il numero di lavoratori presenti nelle fabbriche e sui mezzi di trasporto".

"In  provincia  dell'Aquila - spiegano i sindacati - ci sono aziende che si sono subito attenute a tali disposizioni ed  hanno  immediatamente fermato le attività, altre, invece, utilizzando interpretazioni impropriamente estensive di alcuni commi del decreto, stanno di fatto continuando con le produzioni in maniera ordinaria".

Per le organizzazioni sindacali "chiedere che si fermi una fabbrica è sempre un sacrificio, ma, adesso più che mai, viene prima la salute. Non si possono tenere le fabbriche, la cui attività non è necessaria, aperte consentendo che decine, a volte centinaia di persone, lavorino a stretto contatto con un rischio contagio altissimo: si metterebbe a rischio la salute  dei  lavoratori  coinvolti e si rischierebbe di vanificare i sacrifici che si stannochiedendo a tutto il Paese".

"Per questo - aggiungono - è stato chiesto che le aziende che stanno provando a 'forzare la mano' vengano subito fermate. Non può accadere, infatti, che con la scusa di mettere in sicurezza impianti e macchinari che non possono essere spenti per motivi di sicurezza (operazione che consentirebbe l’occupazione solo di un piccolo numero di lavoratori) si facciano lavorare gli operai portando avanti le produzioni in maniera normale".

"Così come non può accadere che sia sfruttata la possibilità di completare le attività necessarie alla sospensione fino a mercoledì 25 (in particolare la spedizione della merce in giacenza) per andare avanti fino a quella data come se il blocco non fosse immediato".

"Non si può consentire che il profitto continui a passare sulle teste di  lavoratrici e lavoratori: ognuno si deve assumere le proprie responsabilità e fare la propria parte", concludono i sindacati.



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