VITA, MORTE E MIRACOLI DI UNA CITTA' FOLLE:
I 10 LIBRI DA LEGGERE PER CAPIRE L'AQUILA

Pubblicazione: 16 aprile 2017 alle ore 09:04

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L’AQUILA - Come si fa a capire un città incomprensibile come L’Aquila? Da dove viene, che radici aveva? Che modo di ragionare ha chi la abitava prima del 2009 e chi la abita ora? Con queste premesse, dov’è destinata a finire?

Non resta che affidarsi ai libri, pescando tra i fiumi di parole che sono stati scritti e guardando alcune delle sconfinate immagini che sono state scattate.

È una piccola bibliografia sul capoluogo di Regione, quella che AbruzzoWeb propone nel giorno di Pasqua, senza pretesa di esaustività o di oggettività, meglio premetterlo subito, per affrontare una città complessa da più punti di vista e provare a uscirne vivi con le idee un po’ più chiare su come funziona.

Libri storici, filosofici, fotografici, urbanistici o letterari, alcuni ormai difficili da reperire se non nei magazzini delle librerie più radicate oppure sui mercatini online, ma che vale la pena dannarsi per ricercare e non sarebbe male affidare come libri di testo agli studenti di oggi, a quelli che dovranno decidere se provare a passare la vita qui o altrove e spesso scelgono la seconda opzione, disorientati dai cambiamenti dei luoghi e delle persone imposti e cercati.

Buona lettura e buona Pasqua ai lettori.

 

ZIBALDONE AQUILANO - di Mario Lolli (G. Tazzi Editore, 1996)

Che cos’è uno zibaldone? Un quaderno di appunti e abbozzi annotati senza alcun ordine. E tanto ha fatto Mario Lolli, uomo d’armi e di cultura, autore di innumerevoli testi e musiche in dialetto, colonna dell’aquilanità. Ecco qualcosa che anche i più giovani dovrebbero conoscere e financo studiare, dalle canzoni ai proverbi, dai giochi di piazza dimenticati ai cenni di grammatica dialettale. “So sajitu aju Gran Sassu”, “Sant’Antoniu aju desertu”, “S’è fattu notte e ju patrone strilla”, “Me sci chiamatu?”, “Eraamo in quattro aji Quattro cantu’”, e così via: insomma c’è tutto quello che ci sarebbe da sapere a memoria come l’avemaria.

 

L’AQUILA DE ‘NA ‘OTE - di Guido De Nardis (Edizioni dello Zirè, 1989)

La città dei primi del Novecento raccontata in presa diretta da chi nei vicoli del centro c’è nato e ci si è “fattu rossu”, ovvero cresciuto: “J’Amiricanu” Guido De Nardis, vent’anni da giornalista corrispondente in Venezuela, ma dopo e soprattutto prima tanta, tanta L’Aquila. Questo è, per eccellenza, il libro di racconti dialettali, tratteggiati in modo così perfetto da paracadutare il lettore all’interno di una città che, soprattutto dal 2009, non c’è più e se mai ci sarà di nuovo sarà distante giocoforza anni luce da quella. Da ogni parola di un dialetto pure questo ormai lontano dal parlato attuale, traspare un amore incredibile, tanto per i luoghi quanto per i personaggi. Un’opera così fortunata che ebbe addirittura due sequel.

 

JI RACCUNTI DE CAZZIRRU - di Giuseppe Placidi (Edizioni dello Zirè, 1990)

Politico fin da giovanissimo, consigliere comunale a vent’anni, poi assessore e sindaco, “Peppe” Placidi molto più tardi si è riscoperto anche bravo autore di narrativa dialettale, sulla scia di De Nardis ma di una generazione successiva (35 anni di distanza tra i due). La città che racconta Cazzirru, dal nomignolo affibbiato a suo nonno, è diversa almeno in parte per geografia, avendo il fascinoso quartiere vecchio della Rivera come punto focale, e sicuramente per epoca, tratteggiando lo scavallo della prima metà del Novecento. Anche qui non mancano gustosi ritratti, descrizioni accurate di artigiani, avvenimenti, tradizioni e luoghi del cuore. Un’ideale “quarto libro” per sapere che fine ha fatto quella città “di una volta”.

 

L’AQUILA - di Giorgio Stockel (Editrice Futura, 1989)

Non c’è in copertina, ma la dicitura “la città esistente” completa il titolo di questo volume, stilato in decenni di ricerca fotografica e urbanistica dal docente milanese e trapiantato nel capoluogo già autore di una “storia civica” del centro dal 1860 al 1960, di cui questo è ideale seguito. Il tono della pubblicazione è volutamente tecnico, anche se tra le righe è possibile intuire la valutazione personale dell’uomo e del professionista. Quello che stupisce nel vedere le foto è la pulizia della progettazione complessiva della città che era solo poco più di trent’anni fa, uscita dal piano regolatore del 1975, e fa pensare il modo in cui si sia riusciti a trasformare in peggio molte zone, alcune in un vero e proprio caos, nel giro di soli tre decenni di scelte scellerate. Problematiche urbanistiche che ancora oggi affliggono il capoluogo e che alcuni passaggi di questo libro avevano già lasciato intuire.

 

L’AQUILA - di Gianni Berengo Gardin (Edizioni Istituto Cinematografico La Lanterna Magica, 1995)

Operare una scelta tra le decine, forse centinaia di libri fotografici sullo splendore del centro sarebbe impossibile, se non ci fosse questo volume di un maestro autentico della fotografia italiana a mettere d’accordo tutti i bravi professionisti, molti dei quali aquilani, che si sono cimentati negli anni a ritrarre la città. Per Berengo Gardin non esistono foto artistiche ma solo buone o cattive fotografie, e le sue sono buone di sicuro. Un percorso nel centro e non solo ritratto da un artista, che 16 anni dopo si cimenterà nel sequel triste di questa opera, abbinando in un nuovo libro il prima e il dopo delle 3.32.

 

LA FESTA CRUDELE  - di Errico Centofanti (Gte, 2003)

La filosofia aquilana spicciola del “ma chi te lo fa fare?”, che connota il pessimismo nero della città, spiegata grazie alla storia e resa alla portata di tutti. Poche pagine, ma dense di significato, quelle di Centofanti, che ha raccontato il terremoto del 2 febbraio 1703 e gli effetti profondi, tramandati per tre secoli, che quella tragedia da 6 mila vittime sulla psiche dei cittadini del capoluogo senza immaginare che solo 6 anni dopo la pubblicazione ne sarebbe arrivato un altro. “Sfastico” è l’aggettivo coniato per l’occasione per definire un’indole apatica, poco propositiva e con una leggera venatura lagnosa che accomuna chi più chi meno tutti i 70 mila. Per questo il sisma è stato cancellato dalla psiche e per questo qui il Carnevale comincia un giorno dopo sul resto d’Italia, il 3 febbraio.

 

LE PIAZZE AQUILANE - di Elio Peretti (Edizioni Libreria Colacchi L’Aquila, 1997)

Questo è l’unico libro che mostra le piazze aquilane che gli danno il titolo completamente vuote, senza l’ingombro delle auto e delle persone, dando l’opportunità di riflettere appieno sui gioielli architettonici del centro. Un “itinerario poetico”, così lo definisce l’autore, tra 44 delle 99 piazze cittadine, ritratte una a una dai suoi versi leggeri, ricchi di dettagli e di suggestioni di chi conosce bene quello che osserva e descrive. Accoppiata vincente con le foto rivisitate da Claudio Del Romano, in un’epoca in cui ancora i mezzi informatici non erano potenti come oggi e per questo il ritocco era ancora considerato un’arte.

 

STORIA DELL’AQUILA - di Alessandro Clementi (Editori Laterza, 1997)

Un libro di storia scritto con i canoni del vero libro di storia: il rigore, la citazione delle fonti, i passaggi degli autori più antichi, un filo logico che va dalla fondazione della città fino all’unità d’Italia. Non è il solo, quello di Clementi, che lo ha scritto a settant’anni suonati, ma è di sicuro uno dei più autorevoli per conoscere le dinamiche e i motivi dietro la nascita e lo sviluppo della città dal 1254 in poi. Non è una lettura da comodino, ma il frutto di anni di ricerche da parte di un accademico del settore a incasellare gli avvenimenti di quel passato che è imprescindibile conoscere per potere anche solo immaginare un futuro.

 

L’AQUILA 1971 ANATOMIA DI UNA SOMMOSSA - di Claudio Petruccioli (Rubbettino, 2011)

Una pagina oscura della storia contemporanea aquilana, sepolta tra i giornali affastellati delle emeroteche e tratteggiata dai racconti di qualche testimone oculare. Pochissime le informazioni su Internet. Ecco perché assume particolare valore la pubblicazione dell’ex presidente Rai Claudio Petruccioli, che all’epoca era segretario regionale del Partito comunista e rivendica, come raccontato ad AbruzzoWeb per i 45 anni dalla sommossa, il funzionamento che continua a sussistere della spartizione di assessorati tra L’Aquila e Pescara al momento di varare il funzionamento delle Regioni. Tre punti di vista in 250 pagine: il suo personale, quello dei giornali dell’epoca e quello dei segretari di federazione del Pci dell’epoca.

 

DA TRAGNONE A FIDEL CASTRO - di Angelo De Nicola (Textus, 2004)

Le pubblicazioni che raccontano la storia dell’Aquila si fermano al dopoguerra, quando va bene arrivano ai moti del 1971. Ma che cos’è successo dopo? Difficile, oggi, da sapere per chi non c’era, dal momento che gli archivi online dei giornali non vanno più indietro del 2003. Perciò è particolarmente utile questo libro di “storia moderna”, che in 12 capitoli affronta altrettanti anni, dal 1992 al 2003, raccontando avvenimenti grandi e piccoli di cronaca e politica. Taglio molto personale dell’autore, che usa articoli suoi e di colleghi per spaziare da Tangentopoli alle elezioni comunali, dal problema dello smaltimento rifiuti alala Perdonanza e così via.

Per chiudere con la memorabile descrizione di quello che è, o forse, era l’aquilano Doc, data dall’avvocato Attilio Cecchini: “Altero, signore, saggio, diffidente e maestro di arguzia, ospitale e aperto quant’altri mai, sempre però con misura e senza piaggeria, ‘snobbatore’ per eccellenza di vivi e di morti, leale ma tignoso, fulmineo alla protesta e alla sobillazione contro chiunque osi fare torto all’Aquila bella se’ (la sua Aquila bella)”.



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