1° MAGGIO: I BAULI VUOTI DEI LAVORATORI CULTURA, “COVID HA MOSTRATO LA NOSTRA FRAGILITA'”

MUSICISTA E VICEPRESIDENTE ASSOCIAZIONE MAJAME' DI SULMONA, "RISTORI PRESSOCHE' NULLI, MOLTI COLLEGHI MEDITANO DI CAMBIARE MESTIERE"; "CON PRECISE REGOLE POSSILE UNA SORTA DI REDDITO DI CITTADINANZA ARTISTICA, MA VERA SVOLTA E' INVESTIRE A OGNI LIVELLO SU EVENTI E SPETTACOLI FONDAMENTALI PER ECONOMIA E TURISMO"

di Filippo Tronca

1 Maggio 2021 07:34

SULMONA – “Lo stato d’animo con il quale viviamo questo primo maggio? E’ ben rappresentato dai bauli che abbiamo portato in piazza la scorsa settimana. Bauli vuoti, e che rischiano di rimanere tali, come le tasche di tanti colleghi, e i palchi in questo anno di pandemia. Pieni di speranza, ma anche di rabbia, perché un musicista, un attore, un performer, non vengono ancora riconosciuti come lavoratori a tutti gli effetti, come se nonostante anni di studio, sacrificio e gavetta, il nostro sia solo un hobby, un piacevole passatempo”.

L’amara e scenografica metafora è di Pasquale Di Giannantonio, 30 anni di Sulmona, vicepresidente dell’associazione Majamè, talentuoso chitarrista classico, etnomusicologo laureato alla Sapienza di Roma, ed anche consigliere comunale della vicina Cansano.

C’era anche lui a partecipare alla protesta simbolica, che si è svolta il 18 aprile nella patria peligna del sommo poeta Ovidio, prima ancora che dei confetti, nell’ambito dell’evento “Lamp On” in ricordo di Simone Lotito, il giovane lighting designer morto nel dicembre 2018 all’età di 22 anni a causa di una malattia. Cento bauli vuoti, quelli che si sono assembrati sotto la pioggia in piazza Garibaldi. Pieni dell’arte e della rabbia degli operatori della cultura abruzzese, di chi calca i palchi e di chi lavora dietro le quinte, fermi per un anno, tranne una breve parentesi estiva, causa covid. Molti alla fame, a conferma, in questo caso, del pregiudizio secondo il quale con la cultura non si mangia.

Nel giorno della festa dei lavoratori, ad Abruzzoweb Di Giannantonio ha inteso rimarcare che anche lui come altre centinaia di colleghi, è un lavoratore a tutti gli effetti, con famiglie a carico, che generano con la loro attività non solo arricchimento culturale e svago, ma anche crescita economica per l’intera comunità.

Eppure si sfoga Di Giannantonio: “In base ai dati, le perdite stimate per il settore degli spettacoli da un anno ad oggi, con teatri e cinema chiusi, piazze deserte e annullamento di eventi e festival e feste di piazza, sono superiori in Abruzzo a 150mila euro al mese, e questo significa centinaia di lavoratori senza reddito. Eppure abbiamo ricevuto briciole, in termini di ristori, da governo e Regione, e molti di noi meditano di cambiare mestiere, con una perdita enorme in termini di professionalità e competitività culturale e turistica dell’intero Abruzzo”.

Da qui la rivendicazione avanzata anche a livello nazionale, della necessità di ripensare tutto il settore, partendo però dalle persone in carne ed ossa. Tra le proposte più forti una sorta di ammortizzatore sociale degno di questo nome, anche a favore degli operatori dello spettacolo, ma con regole stringenti e precisi requisiti, per evitare le degenerazioni del reddito di cittadinanza che conosciamo”, e ancor meglio, molti più fondi pubblici nei bilanci comunali e regionali per finanziare la cultura, che sarebbero, sottolinea Di Giannantonio, “un investimento strategico anche per poter scatenare le potenzialità turistiche della nostra splendida regione”.

Quanto sia importante la cultura anche in termine economici sono del resto i dati elaborati dall’Osservatorio dello Spettacolo Siae, che ha messo a confronto i dati su numero eventi spettatori e incassi dei primi sei mesi del 2019 con quelli del 2020, segnati dall’epidemia del coronavirus  Complessivamente nei primo semestre 2020, rispetto ai primi sei mesi del 2019 si sono svolti  35.610  eventi in meno, con una riduzione del 59,8%.

Gli ingressi, ovvero gli spettatori complessivi, sono calati di  962.681 (-51%). Aspetto da evidenziare per chi ancora crede che la cultura non abbia un peso economico determinante per il Pil del paese e della regione, si è registrata una perdita di spesa al botteghino di 7 milioni di euro pari al -56%, a cui si aggiungono 12,9 milioni di spesa del pubblico.

Solo una parte del denaro movimentato, visto che a risortire pesantemente della paralisi della cultura e dello spettacolo, è stato tutto l’indotto che ruota davanti a ciascun evento, si pesi ad alberghi, ristoranti, bar, fornitori e tecnici vari ed assortiti.

Purtroppo, conferma Di Giannantonio, il ritorno in zona gialla anche dell’Abruzzo, a causa delle restrizioni comunque previste per eventi e spettacoli, non rappresenteranno una vera ripartenza, almeno per questa estate, visto che vige l’obbligo di poter riempire cinema e teatri al 50% dei posti ma con il limite massimo di 500 persone al chiuso, e 1.000 all’aperto, con sedute e ben distanziate, con il coprifuoco alle ore 22, con sanificazioni costanti, ingressi e uscite ben separate, obbligo di indossare la mascherina.

“Resta la difficoltà di rimettere in moto la macchina – spiega Di Giannantonio -, visto che una programmazione necessita di mesi di tempo, e molti miei colleghi si sono fermati, non hanno spettacoli pronti per questa estate. C’è poi il problema che se hai 600 posti a sedere, puoi anche pensare di dimezzarli e incassare la metà al botteghino, ma se ne hai 100, con 50 posti a disposizione non rientri nemmeno nelle spese. E c’è poi un problema più generale: sarà il pubblico disposto sopportare tutte queste limitazioni in un momento di svago e liberazione? Ve lo immaginate assistere ad un concerto dove sarebbe naturale ballare, seduti invece ad una sedia, immobili per due ore?”

Per non parlare del nodo dei ristori, micragnosi anche per la categoria dello spettacolo.

“Nel nostro settore c’è un sottobosco di professionisti in buona parte a partita iva, a contratti di collaborazione occasionale, molti in nero e buona parte di essi non hanno avuto i requisiti per accedere alle poche centinaia di euro una tantum – spiega Di Giannantonio -. La Regione Abruzzo ha promulgato un bando di contributi alle associazioni culturali, ma simbolico: 500 euro per quelle non pagano un affitto, 2.000 euro se hanno una sede da mantenere. Ristori ben maggiori sono andati ad enti e associazioni iscritte al Fondo unico dello spettacolo, e dunque è piovuto sul bagnato, visto che sono realtà che godono già di significativi finanziamenti pubblici”.

Per quanto riguarda la proposta avanzata a livello nazionale questa infine l’articolata posizione di Di Giannantonio: “L’emergenza covid ha mostrato tutta la fragilità del settore e dunque è ragionevole studiare forme di sostengo al reddito anche per i lavoratori dello spettacolo, una sorta di paracadute. Ovviamente con regole precise: chi ne ha avrà diritto dovrà essere una persona che effettivamente fa l’artista, l’attore o il musicista,  con un curriculum, uno studio, un percorso, un riconoscimento oggettivo del suo status. Vanno evitate degenerazioni, non può essere una scusa per improvvisarsi artista senza arte né parte. La vera soluzione però a mio modo di vedere è investire molto di più rispetto ad ora  per eventi culturali, per tutto l’anno, per piccole e grandi iniziative, nelle grandi città e nei piccoli centri dell’entroterra. Servono più bandi, più avvisi, nella consapevolezza che la cultura non è un soprammobile da esibire, ma un motore dell’economia e della società”.

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