8 MARZO, DONNE DELLA POLITICA ABRUZZESE. DAL PD ALLA LEGA: “DOBBIAMO FARE SQUADRA”

di Mariangela Speranza e Azzurra Caldi

7 Marzo 2021 23:35

L’AQUILA – L’8 marzo del 2021 è il giorno per riflettere, dopo un anno di pandemia, sulla condizione delle donne, ancora una volta le più penalizzate dai drammatici risvolti economici in termini di disuguaglianze, violenza e impoverimento.

L’incremento dell’occupazione femminile, il superamento del gap retributivo e di carriera gravemente presente tra donne e uomini, le “quote rosa”, concetto seppur non troppo apprezzato, ancora necessario: sono solo alcuni dei punti in comune tra due delle protagoniste della politica nazionale e regionale, seppur appartenenti a due schieramenti politici contrapposti.

Nella Giornata internazionale della Donna, dalle parole della deputata Pd Stefania Pezzopane e della portavoce regionale della Lega, il consigliere (lo preferisce a consigliera, ndr) Sabrina Bocchino, emergono spunti che poco hanno a che vedere con il colore politico. Per una più ampia riflessione AbruzzoWeb ha provato a mettersi in contatto, senza successo, anche con la consigliera regionale M5S Sara Marcozzi.

Se la Pezzopane sottolinea come “tutti i partiti e le organizzazioni politiche di ogni schieramento dovrebbero assumere il principio della parità di genere”, la Bocchino ribadisce: “purtroppo c’è ancora una netta prevalenza degli uomini in tutti gli ambiti”.

PEZZOPANE: “UN ANNO DI CRISI E VIOLENZA, SARA’ UN 8 MARZO COMPLETAMENTE DIVERSO”

“C’è più da riflettere che da festeggiare – dice Pezzopane – e soprattutto c’è da agire contro una crisi grave che sta devastando il mondo femminile, in termini di disuguaglianze, violenza e impoverimento. Basti solo pensare che, in base agli studi forniti dell’Istituto nazionale di statistica sulla perdita dei posti di lavoro, si stima che, nonostante il blocco dei licenziamenti attivo fino a marzo, le persone che hanno perso il lavoro l’anno scorso si aggirano attorno alle 101mila, di cui ben 99mila sono donne e solo 2mila uomini”.

Numeri drammatici, questi, secondo la stessa deputata del Pd, principalmente dovuti “alla fragilità dei rapporti di lavoro di molte donne che operano nel campo dei servizi e di comparti dove più crudele è la crisi”.

“Ad oggi molte donne sono costrette a scegliere tra lavoro e figli – spiega – Il perdurare della pandemia e la scelta indifferenziata della Dad per molti genitori, e sicuramente ancor più per le donne, sta costringendole spesso a fare scelte drastiche. I congedi parentali e i bonus baby sitter hanno tamponato nel primo lockdown e vanno immediatamente ripristinati, ma serve anche un vero e proprio piano per il lavoro femminile e per gestire l’emergenza in corso”.

Ai dati sulla disoccupazione femminile, si vanno inoltre ad aggiungere quelli recentemente resi noti dall’Istat in relazione ai maltrattamenti e agli episodi di violenza domestica, per cui, nei primi sei mesi del 2020, “i femminicidi sono stati pari al 45% del totale degli omicidi, contro il 35% dei primi sei mesi del 2019, e hanno raggiunto il 50% durante il lockdown nei mesi di marzo e aprile 2020”.

“Si tratta di dati che delineano un quadro sulla vita delle donne in Italia a dir poco devastante – prosegue -. Nell’ultimo anno sono aumentate le violenze in famiglia, le percosse, gli abusi sessuali, e pure i femminicidi”. In particolare, nel 2020 sono morte 73 donne di femminicidio, più di una vittima a settimana. “Una mattanza di donne uccise da ex mariti, ex fidanzati, uomini che mentivano quando dicevano di amarle – aggiunge Pezzopane -. Solo nei primi sei mesi del 2020, i femminicidi sono stati pari al 45% del totale degli omicidi, contro il 35% dei primi sei mesi del 2019, e hanno raggiunto il 50% durante il lockdown nei mesi di marzo e aprile 2020. Le donne sono state uccise principalmente in ambito affettivo e familiare (90% nel primo semestre 2020) e da parte di partner o ex partner (61%)”.

Quanto alle quote rosa, Stefania Pezzopane le definisce “strumento purtroppo necessario e indispensabile ai fini dell’affermazione della figura della donna in politica. Dico ‘purtroppo’ perché trovo assurdo che la rappresentanza femminile necessiti ancora oggi di quote – sottolinea -. Le preferenze non dovrebbero avere quota e nemmeno la politica, che rimane invece un ambito maschilista e patriarcale. Personalmente non ho mai amato questo concetto, ma sono anche consapevole di come, al momento, siano l’unico strumento per combattere un sistema in cui, ancora oggi, sono addirittura le stesse donne ad affidarsi agli uomini, ponendo quindi per prime una serie barriere alla propria affermazione. Spero però che si tratti di un mero strumento transitorio, volto esclusivamente a gestire questa fase discriminante e che possano presto essere superate con i fatti”.

Secondo Pezzopane, proprio per questo, “tutti i partiti e le organizzazioni politiche di ogni schieramento dovrebbero assumere il principio della parità di genere”.

” Visto che la collaborazione tra donne dà risultati più soddisfacenti rispetto a quella tra uomini, l’intento dovrebbe essere proprio quello di fare squadra – conclude – Tutto, in ogni caso, dipende da noi e dal nostro modo di vedere le cose, soprattutto ai fini dello sviluppo di quei sentimenti di sorellanza e solidarietà necessari a lavorare di concerto. Anche perché la collaborazione incondizionata tra donne è spesso molto più fruttuosa di quella tra uomini. E lo testimonia anche la presenza, alla Camera, dell’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità, nell’ambito di cui riescono a operare di concerto e con ottimi risultati esponenti di partiti politici anche agli antipodi”.

BOCCHINO: “SERVONO MOLTE PIU’ DONNE NELLE ISTITUZIONI, MA DOBBIAMO FARE SQUADRA”

“Stiamo cercando di fare tanto a livello regionale per l’occupazione, i sostegni a causa della pandemia, è noto che molte volte le donne sono più penalizzate e proprio per questo dobbiamo necessariamente continuare a lottare per raggiungere la parità. Ma dobbiamo farlo senza discriminarci da sole, dobbiamo valorizzare i nostri meriti e i nostri talenti senza incappare nel rischio di mostrarci come una ‘categoria protetta'”, spiega Bocchino.

“Purtroppo è sotto gli occhi di tutti che viviamo in un mondo che soffre ancora dei retaggi di una cultura maschilista però una cosa la dovremmo davvero imparare dagli uomini: a fare squadra, se tra di noi riuscissimo ad essere più solidali, probabilmente riusciremmo a conquistare molto di più. Non è scritto da nessuna parte che ci spetta qualcosa in quanto donne, ma in quanto persone competenti e capaci”.

E in Regione: “Tra le donne della Lega in Regione la solidarietà c’è, a volte potrebbe essercene di più in generale. Dovremmo imparare a non affidarci sempre agli uomini, a fare squadra e a sostenerci tra di noi. Penso al fatto che le donne in politica non votino altre donne, ai beceri commenti che mi rivolgono sia uomini che donne, e nel secondo caso io personalmente resto ancora più spiazzata”.

“Per quanto riguarda le quote rosa – continua Bocchino -, purtroppo c’è una netta prevalenza maschile in tutti gli ambiti, soprattutto in politica, ci vorrebbero delle quote rosa molto più importanti di quelle che ci sono adesso per poter arrivare a ricoprire incarichi tradizionalmente riservati agli uomini. In politica le quote rosa non servono tanto nelle liste, ma proprio tra gli eletti, servono molte più donne nelle istituzioni”.

“Io, ad esempio, non amo particolarmente le discussioni e le battaglie per le ‘declinazioni al femminile’, preferisco essere chiamata ‘consigliere’ invece di ‘consigliera’, ma è una preferenza del tutto personale. Non ne farei mai una questione se venissi chiamata in un modo o nell’altro. Non vorrei perderci in queste questioni che non credo siano il punto cruciale di svolta e preferirei concentrarmi su qualcosa di più concreto, che non rappresenti un altro motivo di divisione”.

“Basti pensare al fatto che continuiamo ad avere sempre stipendi più bassi rispetto agli uomini, per risolvere questo grave problema però, oltre ad introdurre misure che purtroppo ancora oggi sono necessarie, bisogna fare un grande lavoro a livello culturale, bisogna contribuire a cambiare le mentalità partendo dai ‘nostri’ uomini, i nostri fratelli, i nostri figli, i nostri mariti. E bisognerebbe avere la forza, perché noi donne siamo molto forti ma certe volte questa forza non la usiamo abbastanza. Sono una donna e una mamma, e proprio per questo ribadisco: possiamo fare tutto e anche di più”, conclude.

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