SCONFITTA BALLOTTAGGI METTE IN CRISI CENTRODESTRA ABRUZZESE E IN REGIONE: CONFERENZA STAMPA DI FUOCO SEGRETARIO SALVINIANI E DI STEFANO. ASSESSORE AZZURRO PERO' RIBATTE "NON MI CACCERANNO DA GIUNTA, VERO SCONFITTO E' D'ERAMO", COORDINATORE, ''POCO LUCIDO, HA DIVISO E HA SBAGLIATO CANDIDATI"

“A CHIETI CI HANNO ACCOLTELLATO ALLE SPALLE”, BORDATE D’ERAMO CONTRO FEBBO E FORZA ITALIA

di Filippo Tronca

6 Ottobre 2020 14:01

CHIETI – “Non si può scendere in una competizione elettorale ricevendo coltellate alle spalle da parte di un esponente politico del centrodestra rappresenta la massima istituzione regionale. Non ho mai visto criticare la presenza di leader, Matteo Salvini, venuto a Chieti a sostenere un candidato sindaco del centrodestra, da parte di un assessore del centrodestra alla Regione che fa l’assessore grazie alla vittoria ottenuta in primis dalla Lega”.

Sempre più sostenuti i venti di guerra nel centrodestra abruzzese, dopo la cocente sconfitta ai ballottaggi di Chieti ed Avezzano, dei due candidati del centro destra entrambi espressi dalla Lega: il coordinatore provinciale Tiziano Genovesi ad Avezzano, l’ex parlamentare ed ex consigliere regionale, Fabrizio Di Stefano a Chieti.

Bordate sono arrivate come prevedibile nella conferenza stampa di oggi a Chieti da parte del segretario della Lega, il deputato aquilano Luigi D’Eramo e del candidato sindaco Di Stefano.

Con un bersaglio constante: l’assessore regionale azzurro Mauro Febbo, con deleghe pesantissime ad Attività produttive, Turismo e Cultura, che a Chieti ha puntato i piedi appoggiando assieme ai consiglieri di Fi uscenti,  – rompendo con la posizione ufficiale del suo partito -, il civico Bruno Di Iorio, appoggiato anche da Italia viva, per poi tornare all’ovile nel secondo turno, dopo che nel primo non aveva risparmiato legnate a Di Stefano.

Ma bersaglio di attacchi è stato anche il segretario regionale degli azzurri, il senatore Nazario Pagano, accusato da D’Eramo di “non controllare il partito inaffidabile, che a livello regionale e locale parla lingue diverse”.

D’Eramo non ha chiesto come fatto in campagna elettorale la testa di Febbo, ovvero la cacciata dalla giunta. Ma ha ribadito che “così il centrodestra non può andare avanti. Ci sono regole non scritte in politica”.

Cosa questo significherà sarà noto dopo l’esecutivo regionale per analisi politica del voto, in programma nei prossimi giorni.

Febbo però non sta certo lì a subire, ecco perché l’esito del voto a Chieti rischia di essere esplosivo per la maggioranza in regione di Marco Marsilio, Fratelli d’Italia.

In una intervista al centro di oggi ha detto chiaro e tondo.  Che il vero responsabile della sconfitta, sia a Chieti che ad Avezzano è proprio D’Eramo: che ha “imposto candidati sbagliati e ha spaccato l’unità. I leader devono essere bravi a riunire, ma non è accaduto. Questo è stato il vero problema e il motivo della doppia sconfitta non solo a Chieti ma anche ad Avezzano”.

E ricorda poi beffardamente che cacciarlo dalla giunta non sarà certo facile per la Lega perché, “oggi siamo 17 della maggioranza e 14 della minoranza. Passeremmo quindi a 16 contro 15”.

Insomma Febbo, davanti ad un simile sgarbo minaccia di andare all’opposizione, e a fortissimo rischio sarebbe la tenuta stessa maggioranza, appesa ad un solo voto. Con buona pace anche della Lega che ha 10 consiglieri e 4 assessori.




Fiammiferi in un pagliaio anche le dichiarazioni di ieri di Pagano: “Credo che ci voglia lucidità per fare un’analisi politica, evidentemente il collega D’Eramo a causa delle sconfitte incassate non l’aveva. La Lega deve capire che bisogna saper scegliere i candidati”.

Tornando alla conferenza stampa di oggi a Chieti.

Di Stefano ha esordito facendo gli auguri al neo sindaco del centrosinistra Diego Ferrara, ricordando però  che ha vinto vince con meno voti di quelli che abbiamo preso al primo turno.

Chapeau, ma rappresenta una minoranza, meno della metà della città”.

Per poi passare alle recriminazioni, e ancora una volta il convitato di pietra è proprio Febbo.

“Ho subito ingiurie e invettive personali – ribadisce -, tanto che ho presentato quattro querele. E’ passato il messaggio, ovviamente non vero, che io rappresentavo la continuità con la vecchia amministrazione. Ma che dire, gli elettori hanno sempre ragione. Abbiamo pagato le divisioni, e al secondo turno abbiamo provato a ricompattare il centrodestra, ma ero scettico. La mia coalizione è stata attaccata in modo virale e virulenta da una parte del centrodestra. La saldatura politica del secondo turno, inevitabilmente non è stata capita. E non posso dare torto a nessuno. Per di più candidati delle liste che avevano dichiarato di sostenermi, sui social hanno continuato a avere giudizi non certo positivi   E si poi registrata assenza in campagna elettorale”.

Per il futuro: “la minoranza attenta e serena che guarda al bene della città e saremo intransigenti. Volgiamo vedere ora come saranno realizzate e con quali risorse tutte le promesse che hanno fatto. Se tutto sarà attuato saremo primi a fare i complimenti a Ferrara, ma non moleremo di un millimetro il nostro impegno della città”.

Carezze,  se confrontate alle cannonate di D’Eramo.

“Abbiamo sbagliato candidato? Le elezioni si vincono e si perdono sul confronto e sul contenuto politico, e anche sulla capacità di non scendere a compromessi. Alla lega spettava indicare i candidati sia a Chieti, per un accordo politico nazionale, sia ad Avezzano, e abbiamo scelto le persone migliori – ha detto in segretario -. Alla luce della sconfitta ora questo centrodestra, sarebbe sciocco negarlo, così non va.  Non abbiamo ricevuto la stessa correttezza, che abbiamo avuto noi ne sostenere candidati espressi da altre forze del centrodestra”.

E ancora contro Forza Italia, “una forza politica che di fatto disattende gli accordi nazionali per Chieti e ad Avezzano va per conto suo. Se oggi cheti cade in mano alla sinistra, qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità politica di essere stato incoerente, delle psicopatologie politiche di qualcuno, in un partito che non è controllato dal vertice dove al vello regionale  locale parla lingue diverse. Alla regione occorre  aprire una riflessione per mettere giù agenda di obiettivi da cogliere nei prossimi sei mesi”.

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