A L’AQUILA LOTTA IN FDI, FI PREPARA NUOVA CARICA, AVEZZANO, “MINESTRONE” DI PANGRAZIO INDIGESTO

17 Aprile 2024 09:04

Regione - Politica

L’AQUILA – L’onda lunga delle elezioni regionali rompe gli argini e travolge anche i comuni dell’Aquila e di Avezzano, ridefinendo equilibri, riaprendo o aggravando conflitti solo anestetizzati giusto per la campagna elettorale e per la partita, non ancora del tutto conclusa, della nomina della giunta del Marco Marsilio bis.

Nel capoluogo d’Abruzzo per il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, di Fratelli d’Italia non sarà certo una primavera rosa e fiori. Il sempre più scomodo alleato di coalizione, Forza Italia, capitanata dal coordinatore cittadino Stefano Morelli, e dal vicesegretario provinciale, Giorgio De Matteis, ex vice presidente vicario del consiglio regionale, affila le armi per riaprire lo scontro, e per chiedere non solo un posto da assessore, ma anche un deciso cambio di passo nell’azione di governo. Fi sta solo aspettando che si chiuda la partita della giunta regionale, con la nomina rimasta in sospeso del sottosegretario, e di altre cariche, con il rieletto presidente Marsilio, anche lui di Fdi, messo alle strette non solo dagli azzurri, ma anche dalla Lega. E come se non bastasse Fdi è diventata ancor di più una polveriera, per il modesto risultato, rispetto alla media regionale e ancor più rispetto alla provincia.

Svalicando il monte Velino, ad Avezzano, dove si vota tra un anno, il sindaco civico, Gianni Di Pangrazio, campione della politica dei due o anche più forni, purché il pane sia ben cotto, è nel mirino del fuoco incrociato per l’appoggio  esplicito alle regionali al campione di preferenze Mario Quaglieri, medico chirurgo, e ora di nuovo assessore al bilancio, che però è di  Fratelli d’Italia, partito che ad Avezzano sta in teoria all’opposizione, con Iride Cosimati, ed ora il dibattito sia a destra che a sinistra è sul “minestrone” a marchio Di Pangrazio.

A L’Aquila un antipasto dell’offensiva di Fi sono state le cannonate vicendevoli tra il duo Morelli-De Matteis e il segretario provinciale di Fdi, l’imprenditore Claudio Gregori, sindaco di Barete,  tra inviti ad “attaccare il cervello”, e conseguenti minacce di querele, sulla vicenda delle fasce orarie dei parcheggi del centro che saranno condivisi dai residenti e dai non residenti.





Se Fdi ad Avezzano ha sbancato con il 29,8%, oltre la media del 24,1%, lo stesso non si può dire nel capoluogo L’Aquila, città dove nel 2017 iniziò la cavalcata trionfale del partito di Giorgia Meloni, e dove però il partito del sindaco Biondi ha preso solo il 18,1%, sei punti in meno rispetto alla media regionale e otto in meno rispetto quella della provincia dell’Aquila che si è confermata vera roccaforte del centrodestra, dove Marsilio è arrivato a prendere addirittura il 61%. Per di più primo partito a L’Aquila, seppur di poco, è ora il Pd con il 18,4%.

Soprattutto, nessuno dei candidati aquilani di Fdi è stato eletto, a cominciare dall’ex assessore comunale ed ex presidente della Gran Sasso Acqua, Alessandro Piccinini, che pure era appoggiato, dopo un patto di non belligeranza, dai due grandi contendenti per il controllo del partito, Biondi da una parte, e il senatore ed ex assessore regionale al Bilancio ed ex vicesindaco dell’Aquila, Guido Liris.  Niente da fare nemmeno per la consigliera comunale Tiziana Del Beato, altra candidata su cui Fdi puntava la maggior parte delle fiches. Mentre a passare sono stati i due candidati marsicani, oltre al citato Quaglieri anche Massimo Verrecchia. Per di più a Piccinini è mancata una manciata di voti per essere il primo dei non eletti, e rientrare come surrogato, del già nominato assessore Quaglieri, visto che questa opportunità l’ha colta Maria Assunta Rossi, in rappresentanza della valle Peligna, come confermato dal riconteggio dei voti dopo l’esposto di Piccinini, che assieme al suo entourage accusano ora il partito di non sufficiente appoggio, per le preferenze sotto le stime in questo o quel seggio.

Nel centrodestra, invece, trainata dal grande risultato del rieletto Roberto Santangelo, oltre 9mila voti in Abruzzo, Forza Italia a L’Aquila è salita a 16,1%, rispetto alla media regionale dei 13,4%. Il rimpasto dal punto di vista di Fi, è reso necessario, da mesi, dal passaggio nell’Udc dell’assessore Roberto Tinari, eletto con gli azzurri, e per ragionare su un cambio di passo sull’azione di governo, che per Fi ha non pochi punti di debolezza e motivi di insoddisfazione.  Biondi però finora ha rifiutato anche solo di sedersi al tavolo.

E poco conta, per gli azzurri aquilani, che Maria Luisa Ianni sia intanto uscita dal partito, ed ora in consiglio c’è il solo consigliere Daniele D’Angelo, oltre al presidente del Consiglio comunale, Roberto Santangelo. L’esigenza del rimpasto resta intonsa, perché c’è pur sempre il dato politico di Fi che ha preso oltre il 16%, alla luce del quale la seconda forza politica in città non può restare senza assessori e Biondi non può continuare a fare finta di nulla.

Lo scontro con Fdi, del resto si è consumato anche per la mancata nomina di Santangelo a presidente del Consiglio regionale, carica che invece è andata ancora una volta al pescarese Lorenzo Sospiri. Mentre Santangelo, che aveva già pronto il discorso di insediamento come presidente dell’assise, andrà a fare l’assessore. A prenderla malissimo è stato in particolare De Matteis, che aveva anche confidato, a margine del primo consiglio della XII legislatura di essere pronto a dimettersi da vicecoordinatore provinciale.





Maretta anche ad Avezzano: nella sua prima uscita pubblica Quaglieri dopo il trionfale risultato elettorale, ha ringraziato il sindaco Di Pangrazio per il suo sostegno alla rielezione. “Siamo orgogliosi della maturità e compattezza mostrata dal nostro territorio – ha detto dunque Di Pangrazio -, le tante preferenze avute da Mario Quaglieri sono il migliore riconoscimento delle capacità del candidato e della finalmente raggiunta consapevolezza della nostra Marsica: solo insieme si vince”.

Il paradosso però, in una amministrazione dove sembrano essere saltati tutti gli schemi, è che Fdi è all’opposizione, con Iride Cosimati, e la diretta interessata ha detto che “farò quello che il partito, al quale ho sempre dato tanto, mi dirà di fare”, ribadendo però di “essere stata eletta all’opposizione”, e sottolineando che anche lei, a scanso di equivoci ha votato e fatto votare Mario Quaglieri. Mentre in maggioranza c’è invece Nell0 Simonelli, ora di Fdi, ma che si era candidato ed era stato eletto con una delle civiche di Di Pangrazio, mentre Fdl sosteneva la squadra guidata dall’ex Lega, ora Forza Italia, Tiziano Genovesi. Fdi insomma è sia in maggioranza sia che all’opposizione, in una situazione unica forse in Italia, dove in maggioranza, oltre alle varie civiche c’è anche la Lega e Italia viva, mentre all’opposizione c’è Partito democratico, Forza Italia e Azione.

Ha tuonato per il Pd dunque la consigliera Lorenza Panei: “Questa amministrazione più che civica è cinica, ci ci troviamo in un momento di incoerenza politica piena: abbiamo una consigliera di FdI in minoranza e i consiglieri che hanno votato il candidato di FdI in maggioranza. Come vorrà il nostro sindaco gestire questo minestrone nei prossimi mesi? Come è abituato, forse, visto che ha fatto il pesce in barile un po’ a destra e un po’ a sinistra, poiché all’indomani dei risultati si sarebbe intestato l’uno o l’altro vincitore”.

Ma l’imbarazzo è anche in Fratelli d’Italia e lo ha espresso  il senatore e vicecoordinatore Guido Liris. “Se valutassimo Avezzano dal punto di vista della politica tradizionale, sarebbe sicuramente un’anomalia e queste situazioni accadono quando si hanno delle composizioni civiche e non etichettate in modo partitico. Nel momento in cui scende in campo la politica poi, vedi per esempio le regionali, il civismo non vale più. Per quel che concerne l’amministrazione non so quanto possa essere utile mantenere un civismo per la gestione di Avezzano e un non civismo in vista delle tornate elettorali, ma queste sono questioni loro. Per quanto riguarda Fratelli d’Italia credo che il partito sia a livello provinciale che locale debba andare a capire quello che sta succedendo. Il civismo dell’amministrazione è legittimo, ma se porta frizioni interne al partito va risolto”.

Sullo sfondo, sia della politica aquilana che avezzanese, non va dimenticata infine l’onda lunga della campagna di tesseramento di Fdi nella provincia che ha portato al congresso di dicembre che ha eletto Gregori, uomo di Liris ma amico di Biondi, fino a dicembre commissario provinciale. Ad essere state sottoscritte circa 3.900 tessere, con l’asse tra il sindaco Biondi e Quaglieri che ne ha portate a casa circa 1.300, mentre però l’asse Liris e Verrecchia, ne ha fatte sottoscrivere circa 2.600. Una partita quella per il controllo del partito, solo sospesa per le regionali, e destinata a riaprirsi, non è detto con le stesse alleanze e schieramenti. Filippo Tronca

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