A PIZZOLI CHIUDE LA FILIALE BANCA INTESA SAN PAOLO: MONTA PROTESTA DI CITTADINI E IMPRESE

30 Maggio 2022 08:58

L'Aquila - Economia

L’AQUILA – Proteste per la chiusura della filiale di banca Intesa San Paolo nel comune di Pizzoli e nel suo territorio, dopo il terremoto dell’Aquila del 2009 cresciuti come popolazione alla luce del trasferimento di tanti cittadini: i vertici dell’Istituto di credito hanno accorpato lo sportello nel comune di Scoppito, centro altrettanto virtuoso non proprio vicinissimo, essendo a distanza di circa 13 chilometri.

La chiusura sarà realtà nei prossimi giorni, comunque, nel mese di giugno. Un folto gruppo di cittadini mostra disappunto per il fatto che lo stop ad un servizio importante in un territorio dove risiedono molti imprenditori, non solo piccoli ma anche di una certa rilevanza, sta maturando “in un silenzio assordante”.

Ed i disagi non ci saranno solo per soggetti economici che lavorano giornalmente con le banche ma anche per tanti anziani.

Ma la protesta diventa rabbia se si ricollega la chiusura alla storia particolare che ha banca Intesa San Paolo per il comune di Pizzoli: parlare di questo istituto di credito in questo brioso versante dell’Aquilano significa ricordare la vicenda della Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, fino a qualche anno fa banca radicata nel sostrato sociale, poi fallita ed acquisita, almeno per la parte buona, da Ubi Banca, a sua volta incorporata in Intesa San Paolo.

Il fallimento di Banca Etruria, una delle quattro bad Bank insieme a Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e CariChieti, ha colpito migliaia di risparmiatori, tra cui pensionati, che hanno perso i risparmi di una vita dopo aver investito, secondo le testimonianza di molti su indicazione degli stessi funzionari della banca, sulle ormai famigerate obbligazioni subordinate.

Investimenti finanziari azzerati dal cosiddetto decreto salva banche, quello che aveva introdotto in Italia la regola europea del bail-in.

Una situazione che ha portato Pizzoli all’attenzione nazionale con la creazione del primo comitato “Difesa dei risparmiatori della Banca Etruria di Pizzoli”, il primo in campo nazionale, al quale hanno aderito oltre 1500 correntisti.

E considerando l’altra abruzzese finita male, la Carichieti, sono migliaia gli obbligazionisti e azionisti abruzzesi delle 4 bad bank salvate dal decreto del governo dell’allora governo di Matteo Renzi, che hanno visto l’azzeramento dei risparmi di una vita.

Tra questi, piccoli imprenditori, pensionati, impiegati e liberi professionisti.

Come spiega il gruppo di correntisti che non ci sta, in tanti nonostante la esperienza negativa, ha deciso di rimanere prima in Ubi e poi in Intesa San Paolo: ”rimaniamo esterrefatti dalla decisione dei vertici comunicata tra l’altro solo con cartelli nella filiale di chiudere Pizzoli e accorparci a Scoppito che non c’entra nulla con il nostro territorio, e questo dopo tutti i soldi che abbiamo perso”.

Ed ancora: “Dopo essere stati oggetto di una truffa colossale, circa 300 milioni di euro a livello nazionale con banca Etruria acquisita da Ubi Banca con tutte le rassicurazioni infine venduti a Intesa San Paolo, il prossimo giugno i correntisti della filiale  di Pizzoli saranno costretti a trasferirsi alla filiale di Scoppito – tuonano ancora -. Non capiamo i motivi. Rimarchiano che nonostante le tristi vicende accadute, i correntisti sono rimasti sempre clienti. Questo è il ringraziamento”.

C’è da sottolineare che tanti correntisti hanno avviato un serrato contenzioso legale che ha portato al recupero di parte dei soldi, cause avviate dal legale del Comitato Vanna Pizzi.

Tra questi l’imprenditore aquilano Domenico Ioannucci, presidente del comitato “Difesa dei risparmiatori della Banca Etruria di Pizzoli”, che si è visto riconoscere dalla Camera arbitrale dell’Anac (presidente, Ferruccio Auletta) un risarcimento del 100% della somma persa.

“Il riconoscimento della nostra partecipazione ai tavoli è un passo significativo che abbiamo ottenuto lottando caparbiamente – spiegava negli anni scorsi l’avvocato Pizzi –. Lavoriamo per riuscire ad ottenere anche dal sistema bancario un impegno che vada oltre quanto stanziato dal governo. Vorremmo un maggiore impegno dal sistema bancario nel suo complesso per far sì che l’elemento reputazionale torni ad essere al centro degli interessi delle banche”.

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