INTERVISTA PRESIDENTE CONFCOMMERCIO ABRUZZO NEL GIORNO GRANDE MOBILITAZIONE CONTRO "LOCKDOWN DI FATTO" IMPOSTO A RISTORANTI, BAR, PUB E ALTRE ATTIVITA' DI SOMMINISTRAZIONE, "STRETTA NON POTRA' IN OGNI CASO PROTRARSI A DICEMBRE, SAREBBE LA MAZZATA FINALE"; SU DECRETO RISTORI, "MISURE DA APPROFONDIRE E STUDIARE, IN OGNI CASO NON BASTANO AIUTI UNA TANTUM"

“A RISCHIO 30% ATTIVITA’ ABRUZZESI”, DONATELLI “CHIUSURE ALLE 18 IRRAZIONALI”

28 Ottobre 2020 07:34

L’AQUILA – “Al di là delle misure messe in campo da governo, anche in Abruzzo rischiano di chiudere per sempre il 30% delle attività che miracolosamente erano riuscite a sopravvivere al primo lockdown, se non gli sarà consentito di poter tornare ad operare anche nelle ore serali. Se queste restrizioni si protrarranno anche a dicembre, nelle festività, sarà una  catastrofe ancora maggiore, e non ci sarà ristoro del governo che tenga”.

Un grido di dolore, quello di Roberto Donatelli, presidente regionale di Confcommercio. In giorni drammatici per titolari e lavoratori di ristoranti, bar, pub, gelaterie e altre attività commerciali abruzzesi, le più colpite dal decreto del premier Giuseppe Conte che ha disposto chiusure alle ore 18 per evitare assembramenti nel disperato tentativo di contrastare il dilagare del contagio del coronavirus.

Oggi a Roma e in altre città italiane è prevista una grande mobilitazione, 2per ricordare il valore economico e sociale del settore e chiedere alla politica un aiuto per non morire”, tenuto conto che  a rischio sono  50.000 imprese, con oltre 350.000 addetti che perderanno il posto di lavoro, e in fumo con il “lockdown di fatto” andranno 44 milioni di euro al giorno e 1,3 miliardi in un solo mese.

Solo l’ultima manifestazione dopo le decine e decine che sono state organizzate in modo spontaneo in tutta Italia, e anche in Abruzzo. Alcune delle quali, vedi Roma ieri sera, rovinate da tafferugli causati da presenze estranee di frange dell’estrema destra.

Ieri  pomeriggio il consiglio dei Ministri ha  approvato il decreto Ristori, e tra le misure per il settore della somministrazione c’è la riedizione del contributo a fondo perduto per le attività chiuse o con orario ridotto dopo l’ultimo dpcm. I bar riceveranno il 150% di quanto ricevuto con il primo indennizzo a fondo perduto, quello del decreto Rilancio arrivato prima dell’estate. I ristoranti il 200%, il doppio. Mentre le discoteche, che da agosto non hanno mai riaperto, arriveranno al 400%, Confermata anche la cancellazione della seconda rata dell’Imu, che scade il 16 dicembre, per tutte le attività chiuse o limitate nell’orario dall’ultimo dpcm. Per chi paga un affitto scatta invece un credito d’imposta di tre mesi, con l’importo che può essere dedotto dalle tasse future oppure girato al proprietario.

Donatelli però contesta, a monte, la decisione del governo di aver imposto per la seconda volta una stretta così pesante e insostenibile ad un intero comparto, che non trova piena giustificazione anche dal punto di vita dell’obiettivo, che nessuno mette in discussione, di fare tutto il possibile per frenare il contagio.




“Quello che si è dimenticato – spiega il presidente di Confcommercio  – è  che allorché le attività per riaprire i battenti a maggio e giugno, si sono fatte carico, seguendo rigorosamente le indicazioni delle autorità sanitarie,  di attrezzare i loro locali per prevenire il contagio col distanziamento e riduzione dei posti a sedere, l’acquisto di barriere di plexiglass, sanificazioni e quant’altro. Era stato detto che questo sarebbe bastato per garantire di operare in sicurezza.  Ora questo non vale più, è stata un’ ingente ed inutile spesa. Eppure il problema mi pare evidente riguarda piuttosto altri ambiti della vita sociale, si pensi agli autobus e treni pieni, dov’è il virus ha gioco facile nel contagiare i passeggeri assiepati”.

All’osservazione secondo la quale, oggettivamente, anche la movida cittadina sono state un focolaio di contagio con centinaia e centinaia di giovani assiepati fuori locali, Donatelli replica facendo notare che “quello che avviene lungo una strada, in una piazza, è un problema di ordine pubblico, che dovrebbe essere affrontato il risolto dalle forze dell’ordine. I titolari dei locali non hanno strumenti, né l’autorità per intervenire, per disperdere le persone ed è paradossale che ora siano additati come ‘untori’, che gli si imponga di chiudere bottega alle 18, il che significa chiudere del tutto. È superfluo dire infatti che impedire in Italia e in Abruzzo di lavorare a cena, significa di fatto mettere un attività in ginocchio”.

Per Donatelli insomma, un intero settore paga colpe non sue.

“A seguito delle riaperture di giugno e del ritorno ad una relativa normalità, cosa è stato fatto per potenziare la prevenzione dei contagi, per potenziare i presidi ospedalieri? Poco, a detta di chi se ne intende più di me, ed ora a pagare sono imprenditori già in difficoltà, padri di famiglia che rischiano di perdere il lavoro e di dover licenziare i loro dipendenti”.

Riservandosi di non commentare le disposizioni annunciate dal governo prima di studiarle nel dettaglio, e scritte nero su bianco con forza di legge, Donatelli sottolinea però che “una cosa è certa: non basterà certo il ristori seppure maggiorati una tantum. Sarebbe un pannicello caldo. Occorre una proroga più lunga di quella ipotizzata  della cassa integrazione per i dipendenti che scade 31 dicembre, un generoso credito d’imposta per pagare gli affitti, garantire l’accesso al credito, in virtù di una garanzia statale, e con strumenti più efficaci rispetto a quelli predisposti a  primavera. E soprattutto non dimentichiamoci che a fine dicembre si dovranno tornare a pagare le tasse arretrate, e mi chiedo con quali soldi, visto che al salasso di primavera si è aggiunto ora quello autunnale. Anche qui è urgente intervenire”.

Infine, ammonisce Donatelli,  “deve essere chiaro a tutti che in nessun caso, a prescindere dalle misure messe i campo dal governo il settore potrà permettersi di restare fermo anche a dicembre, durante le festività natalizie, perchè sarebbe davvero la mazzata finale”.

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