A SCUOLA DI CONDIVISIONE ANCHE A DISTANZA: IC CTTA’ SANT’ANGELO UNISCE FAMIGLIA E TECNOLOGIA

22 Dicembre 2020 11:07

PESCARA – Ci sono le ‘parole che creano legami’, con filastrocche, fiabe e il racconto della quotidianità con gli amici a quattrozampe, i ‘giochi numerici’ e la festa di compleanno in videoconferenza: è una miniera di buone pratiche il ‘minisito’ realizzato dall’Istituto Comprensivo di Città Sant’Angelo (Pescara) all’interno del sito istituzionale, per lasciare traccia dell’attività svolta nella scuola dell’infanzia in primavera, quando le lezioni, in piena emergenza sanitaria, potevano tenersi solo in remoto. E ora è un’esperienza che diventa biglietto da visita.

Da settembre le lezioni sono in presenza; ma nel marzo scorso coraggio e determinazione sono stati fondamentali per scegliere le modalità giuste per educare a distanza anche bambini in tenera età.

“Abbiamo attivato la piattaforma digitale il prima possibile – spiega la dirigente scolastica, Simona Marinelli – e siamo partiti con la formazione dei docenti. Per i piccolini abbiamo voluto mantenere la routine: pur restando a casa, prima di collegarsi al mattino i bimbi dovevano preparare lo zaino, indossare il grembiule e comunque rispettare le regole, ad esempio, non mangiare durante l’attività”.

La dirigente, sottolineano le insegnanti, “da subito ha creduto che anche la scuola dell’infanzia dovesse attivare la DAD, nonostante non ne parlasse nessuno o quasi. È stata un’esperienza unica: abbiamo potuto riflettere sulle opportunità fornite dalle tecnologie e sull’importanza di una progettazione rispondente ai reali bisogni del bambino. E da occasione per mantenere un legame tra i bambini in quei giorni di isolamento, la Dad, oltre a regalare sorrisi e serenità, è diventato importante momento educativo”.

Sono 10 i plessi dell’Istituto, nei Comuni di Città Sant’Angelo ed Elice (Pescara), con un’estensione importante nelle contrade e quasi mille alunni in totale: 18 sono le sezioni dell’infanzia, con 450 bambini, altrettanti gli alunni della primaria, la secondaria ha 3 classi a Elice, sono 83 i docenti a tempo indeterminato e 30 i supplenti. Collegialità, condivisione di strumenti e metodologie educative sono le parole chiave. Durante il lockdown a primavera “è bastato poco per capire quanto bisogno le famiglie avessero di mantenere vivo il legame con la scuola e fondamentale, nella didattica a distanza, è stato proprio il rapporto con loro.




“Elice – ricorda la dirigente Marinelli – è stata ‘zona rossa’ e, malgrado questo, la presenza dei ragazzi in videolezione è stata puntuale e concreta”. Nei piccoli centri, commenta Emanuela Nettuno, professoressa di matematica e scienze, “la scuola rimane uno dei più importanti presidi sociali ed educativi e rispecchia i valori morali delle comunità locali quali rispetto verso l’istituzione scolastica, solidarietà tra concittadini e stretta collaborazione con gli enti del territorio”.

Le scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di Primo Grado dell’Istituto Comprensivo Città Sant’Angelo guardano al passato affinché gli alunni “maturino il senso di identità, di rispetto e di appartenenza”.

Molte lezioni sono quindi incentrate su percorsi legati alle filiere alimentari, ai cicli produttivi, all’arte, a storia, tradizioni, ambiente, con attività manuali, laboratori teatrali e musicali.

Quanto alla primaria di Elice, “la nostra è una piccola scuola con cinque classi – spiegano gli insegnanti – contraddistinta da un forte senso di unione e comunità. Si lavora spesso a classi aperte e i bambini sono impegnati in progetti di plesso nei quali collaborano con i compagni di tutte le classi. La scuola è nel cuore di questo piccolo paese ricco di umanità e valori ‘antichi’. L’amministrazione comunale e le associazioni sono sempre pronte a collaborare e a sostenere ogni nostra richiesta o iniziativa”.

“Il numero contenuto degli alunni di una scuola piccola come la nostra – aggiunge Emanuela Nettuno – ha agevolato la gestione di una situazione di emergenza; questo dovrebbe far riflettere sull’importanza di investire su strutture e metodologie delle scuole dei piccoli centri, che invece rischiano di scomparire, favorendo lo spopolamento dell’entroterra e la perdita di preziose identità”.

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