A24-A25: ALTRI 150 MLN RISARCIMENTO A SDP, APERTO RITORNO EX GESTORE, MA CORSA CONTRO TEMPO

LO STANZIAMENTO NEL DECRETO LEGGE DEL CDM APPROVATO NEI GIORNI SCORSI. DOPO UDIENZA DI MERITO DAVANTI AL TRIBUNALE DI ROMA SU PROVVISIONALE DI 500 MLN CHE SALVEREBBE GRUPPO INDUSTRIALE ABRUZZESE CON 1.110 DIPENDENTI, I GIUDICI SI RISERVANO DECISIONE. PER ORA NESSUN PROVVEDIMENTO. MA L’ESECUTIVO MELONI VUOLE ANCORA TROVARE SOLUZIONE BONARIA PER NON SBORSARE ALTRI RISARCIMENTI MILIARDARI DOPO REVOCA CONSIGLIO DEI MINISTRI A GUIDA DRAGHI

20 Ottobre 2023 09:03

Regione - Politica

ROMA – Continua, sia pure con passi graduali, la trattativa per la composizione bonaria del durissimo contenzioso con il Governo Meloni e per il ritorno di Strada dei Parchi spa, del gruppo industriale abruzzese Toto, nella gestione dell’autostrada A24-A25, revocata anticipatamente in danno dal governo di Mario Draghi con un decreto il 7 luglio del 2022 e affidata ad Anas dal primo agosto successivo.

In tal senso, è da considerare una tappa di avvicinamento l’articolo 14 del decreto legge “Misure urgenti in materia economica e fiscale, in favore degli enti territoriali a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”, approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri, nel quale viene stanziata la somma di 150 milioni di euro, che riporta a 500 milioni di euro l’indennità da riconoscere a Sdp per la revoca anticipata, con la motivazione che i viadotti fossero a rischio crollo, della gestione in scadenza nel 2030, come previsto nello stesso decreto numero 68 del luglio del 2022, poi convertito in legge, licenziato dal Cdm a guida Draghi.

Un decreto che è stato impugnato davanti al Tar del Lazio dalla ex concessionaria, che ha sempre respinto ogni addebito, anche sulla scorta di sentenze favorevoli dei Tribunali che hanno assolto i vertici ed i tecnici di Sdp dall’accusa di aver fatto diventare poco sicura la infrastruttura pubblica e messo a rischio la incolumità degli utenti.

Anche se nonostante da alcune settimane la soluzione di una vicenda senza fine venga data come prossima, poi all’atto pratico si registrano dei nulla di fatto sull’annullamento della legge Draghi, e sul ritorno in sella di Strada dei Parchi, che così accantonerebbe l’obiettivo di un risarcimento danni miliardario ben più importate.

Tuttavia, nel decreto legge della finanziaria approvato lunedì scorso dal Consiglio dei ministri ci cono state comunque alcune novità che farebbero pensare che la soluzione ci potrebbe essere entro il 31 dicembre prossimo.





Alla base di questa ipotesi ci sono elementi concreti: indubbiamente, il primo elemento porta nella direzione secondo la quale il Governo Meloni, alle prese con ristrettezze economiche, ha preso coscienza definitivamente di dover trovare una intesa con Strada dei Parchi per non correre il rischio di dover pagare un indennizzo ancora più salato, peraltro già chiesto dalla Spa, dopo il decreto interministeriale firmato dal vice premier e ministro per le Attività produttive ed i Trasporti, Matteo Salvini, e il ministro dell’Economia e Finanze, Giancarlo Giorgetti, del valore di 1,2 miliardi di euro, imposto dal Tribunale di Civile di Roma.

Tribunale al quale si è rivolto l’ex concessionario per chiedere il pagamento dell’ indennizzo previsto nella legge Draghi, dopo essere stata costretta al concordato preventivo al “cento per cento”, per le gravi difficoltà in cui è piombata dopo aver perso la gestione autostradale, “procurata insolvenza”, come hanno sottolineato gli stessi commissari nominati dallo stesso Tribunale civile.

E in riferimento alla situazione debitoria, per la definizione bonaria della complessa partita, auspicata da Salvini in estate, è corsa contro il tempo per il salvataggio di Sdp da cui dipende anche il futuro del gruppo Toto che dà lavoro a circa 1.110 persone: i creditori infatti sono in pressing da mesi, perché con lo sblocco anche di parte del risarcimento ci potrebbe essere il pagamento dei debiti, il ritorno della società in bonis e l’allontanamento in maniera definitiva della ipotesi di un fallimento.

In questo contesto, si attende il pronunciamento ancora una volta da parte dei giudici civili di Roma che si sono riservati la decisione al temine della udienza di merito del 18 ottobre sul pagamento immediato del Governo Meloni della provvisionale di 500 milioni concessa in estate dagli stessi magistrati capitolini. Il merito si è reso necessario in seguito al ricorso dell’Avvocatura nazionale contro il provvedimento, che ha stabilito la provvisionale di 500 milioni di euro.

Su tutta la vicenda, e questa è un’altra preoccupazione dell’esecutivo, c’è il giudizio pendente della Corte costituzionale al quale ha trasferito gli atti il Tar del Lazio, che ha esaminato la questione della legittimità e della correttezza della revoca in danno della concessione decisa dal Cdm guidato dall’ex premier Draghi.





La ipotesi di un accordo bonario entro il 31 dicembre prossimo è collegato anche a fatti concreti riferiti innanzitutto alla stessa legge di revoca del luglio del 2022: è fissata a quella data il termine della gestione dell’Anas con il subentro di un nuovo gestore o di un nuovo concessionario in seguito ad una gara che non è stata però indetta. Come non è stata avviato alcun percorso da parte della stessa Anas per la costruzione di una newco, una “Anas due”, che avrebbe già dovuto entro il 31 dicembre dello scorso anno acquisire i circa 800 dipendenti di Sdp, Parchi global service e InfraEngineering: fino ad ora infatti, Anas paga il privato che poi paga gli stipendi dei dipendenti che sono ancora assunti dalla società private.

Sul governo nazionale il rischio di dover versare un altro miliardo nella casse di Strada dei Parchi emerge dal carteggio: a favore della società c’è una relazione, a firma dei commissari nominati dal Tribunale di Roma, che hanno definito questa estate congrua la somma di 2 miliardi e 339 milioni di euro di risarcimento per la revoca. In questo senso, è stato definito, inoltre, corretto l’operato di Sdp nella gestione della concessione, visto che “risulta difficile individuare un comportamento censurabile da parte della società, la cui crisi è imputabile al turbolento rapporto con l’ente concedente e, soprattutto, all’interruzione ‘brutale’ della concessione autostradale”.

A favore della ex concessionaria che ha vinto una gara europea nel 2001, anche gli stessi tecnici del Mit, che in una relazione hanno stimato in 2,2 miliardi di euro l’indennizzo da versare.

Intanto, con i 500 milioni di euro la società avrebbe la possibilità di saldare i creditori e di tornare in bonis evitando il fallimento. Per poi tornare al timone di due arterie autostradali sulle quali diventa sempre più urgente un mega progetto di messa in sicurezza che secondo i due commissari nominati dal governo per velocizzare lavori mai cominciati, non saranno inferiori ai 4 miliardi, di cui 2 già disponili. In un quadro nel quale Strada dei Parchi considera i 500 milioni di ero solo un anticipo.

Recita l’articolo 14 del decreto legge 145 del 18 ottobre scorso che vede protagonista Sdp: “La disposizione incrementa di 150 milioni di euro per l’anno 2023, il Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dall’articolo 7-bis, comma 3, del decreto-legge n.68/2022 per le finalità previste dal comma 1 del medesimo articolo 7-bis e avente come oggetto la copertura dell’importo da riconoscere al concessionario autostradale in caso di estinzione di una concessione a seguito dell’inadempimento dello stesso, il cui valore è determinato in coerenza con quanto previsto dall’arco lo 176, comma 4, del decreto legislativo 18 aprile 2016 n. 50. Il Fondo presta attualmente una dotazione di 350 milioni di euro, di cui 100 milioni di euro per l’anno 2023 e 250 milioni di euro per l’anno 2024. La disposizione reca, altresì, la copertura finanziaria mediante rinvio all’articolo n 23”.  (b.s.-f.t.)

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