A24-A25: “CHIUSURA GRAN SASSO COME MINACCIA”. PM: “ANNUNCI PER OTTENERE BENEFICI DA GOVERNO”

INCHIESTA PROCURA L'AQUILA, SDP: "NESSUN RICATTO, ASPETTIAMO PEF DA ANNI"

25 Febbraio 2021 18:51

PESCARA – “L’unica cosa che ha funzionato negli ultimi anni, davvero, è stata la minaccia di chiudere il traforo del Gran Sasso”.

È quanto si legge in una intercettazione tra due alti dirigenti di SdP riportata nella richiesta di proroga delle indagini della Procura dell’Aquila sulle condizioni di sicurezza e manutenzione nell’inchiesta che riguarda l’Autostrada dei Parchi A24/A25.

Il capo della Procura aquilana Michele Renzo nelle motivazioni della proroga delle intercettazioni scrive che l’annuncio della chiusura del Traforo del Gran Sasso e l’aumento dei pedaggi “parrebbe essere posto dai vertici del gruppo quale scambio con il Governo centrale per l’ottenimento di benefici, che si traducono nei mancati esborsi da parte del gruppo stesso”.

Per domani è previsto il prosieguo dell’udienza preliminare: il Gip si è riservato di decidere sulla costituzione delle parti civili, mentre la difesa di SdP ha annunciato che chiederà un incidente probatorio per verificare i carichi sui viadotti, ma non è escluso che siccome il patron Carlo Toto è ancora ricoverato per covid al San Raffaele di Milano, i suoi legali chiedano un rinvio dell’udienza.

In un’informativa dei Carabinieri dell’Aquila alla Procura si legge anche della “paventata ma poi rientrata chiusura del Traforo del Gran Sasso, utilizzata dal gruppo come vera e propria minaccia o dello ‘spauracchio’ della messa in cassa integrazione forzata dei dipendenti, con conseguente blocco dei lavori di adeguamento, per aumentare il proprio potere contrattuale nei confronti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”.

L’interesse degli inquirenti si è quindi focalizzato sulle trattative sul rinnovo del Piano Economico Finanziario oggetto di trattativa col Ministero: l’informativa rivela che Strada dei Parchi all’insaputa del MIT avrebbe continuato a lavorare al “piano B” e, cioè, alla riproposizione di una variante su tracciato diverso: tale progetto da 6,5 miliardi era già stato bocciato nel 2016 dal MIT in quanto estraneo alla Concessione dopo polemiche sull’impatto ambientale.

“Nessuna minaccia, nessun ricatto. Con le supposizioni le accuse fanno poca strada. Quanto al Pef, che Strada dei Parchi attende da anni, le prime indicazioni fornite dal commissario nominato dal Governo paiono perfettamente in linea con il progetto presentato dal Gruppo Toto anni fa, e ciò la dice lunga su dove stanno la ragione e il torto”. Così negli ambienti del gruppo Toto si replica alle notizie relative all’inchiesta avviata dalla Procura.

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    A24-A25, SDP: “NESSUN RICATTO, ASPETTIAMO PEF DA ANNI”
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