A24-A25: EMENDAMENTO REINTEGRO SDP, NO DAI DRAGHIANI, SCONTRO NEL CENTRODESTRA, RISCHIO DEFAULT

ORE DECISIVE E CORSA CONTRO IL TEMPO: RIMESSA IN DISCUSSIONE INTESA ORMAI FATTA, SOSTENUTA DA SALVINI E GIORGETTI, PER RITORNO NELLA GESTIONE DELL’INFRASTRUTTURA DELLA SOCIETA’ DEL GRUPPO TOTO, CHE RISCHIA TRACOLLO DOPO REVOCA DEL 2022, IN CAMBIO DI ANNULLAMENTO CONTENZIOSO E RISPARMIO PER LE CASSE DELLO STATO DI UN MILIARDO DI EURO

28 Novembre 2023 18:48

Regione - Politica

L’AQUILA – Sembrava tutto fatto per il ritorno di Strada dei Parchi, della holding dell’imprenditore abruzzese Carlo Toto, nella gestione delle autostrade laziali ed abruzzesi A24 e A25, nell’ambito di una intesa voluta dal Mit che farebbe risparmiare al governo oltre un miliardo di euro, oltre alla sia pure ingente somma già da versare nelle casse della ex concessionaria per il risarcimento scattato, secondo la legge, dopo la revoca anticipata in danno del governo di Mario Draghi del 7 luglio del 2022, e con consegna dell’infrastruttura ad Anas.

Ora emerge che rischia di interrompersi, per problemi in seno alla maggioranza, il percorso deciso nei dettagli dal vice premier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, d’intesa con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, entrambi della Lega, che ha portato dopo una lunga e serata trattativa con Sdp all’emendamento approvato da Palazzo Chigi il 16 ottobre scorso e inserito nell’articolo 14bis del decreto legge 145 in materia fiscale, trasmesso a Palazzo Chigi lo scorso 22 novembre, ed ora in fase di revisione.

Strategia che rischia però di naufragare per la resistenza dell’ancora influente componente dei “draghiani” in maggioranza, sia politica, ma soprattutto burocratica, ed anche per interventi dello stesso potente ex premier ed ex presidente della Bce.

Lo scenario è rivelato dal quotidiano La Stampa,  in un articolo di Saverio Occhiuto.





I draghiani non vorrebbero insomma il reintegro del privato e la conseguente abrogazione della legge di revoca, e a giocare a sfavore dell’accordo, scrive Occhiuto, “si aggiungono aspetti politici legati ai rapporti conflittuali tra i Toto e i precedenti governi: caso Alitalia, caso Open (la Fondazione di Matteo Renzi), contenziosi infiniti con i vari titolari del Mit dal 2012 a oggi, uniti al timore di imbarcarsi in una impresa in grado di creare un pericoloso precedenti nel campo delle concessioni autostradali. Giorgia Meloni, su suggerimento del fidato Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del consiglio, alza più di un paletto”.

Questo nonostante che le accuse di infrastruttura a rischio crollo e cattiva manutenzione addotte dal Mit guidato dall’allora ministro Enrico Giovannini per la revoca in danno, siano state smentite da due sentenze di tribunali abruzzesi, quelli dell’Aquila e Teramo, che hanno assolto dirigenti e tecnici di Strada dei parchi.

Il tutto accade in giorni determinanti anche per il gruppo Toto, che rischia il default e di mandare a casa i circa 1.100 dipendenti. Infatti, il gruppo potrebbe superare il concordato al 100 per cento a cui è stato costretto dopo la revoca della concessione a favore di Anas solo se tornasse nella gestione. Secondo quanto si è appreso, i 500 milioni di previsionale stabiliti in via definitiva dal tribunale di Roma non sono sufficienti a fare tornare in bonis Sdp. E il 14 e 15 dicembre prossimi è in programma l’assemblea dei creditori, chiamata a votare il concordato a cui la ex concessionaria è stata ammessa dal tribunale di Roma. Creditori che considerano esiziale il ritorno di Sdp nella gestione dell’autostrada.

Secondo quanto emerso l’emendamento al decreto fiscale, che dovrebbe sancire l’accordo con Sdp e la exit strategy per il governo ,  prevede il ripristino della concessione e i 500milioni da versare a Strada dei parchi, ma scrive La Stampa “con l’obbligo della società di rinunciare a tutti i vecchi contenziosi, sia nei confronti del Mit che di Anas”, con il totale delle due voci di circa 1,3 miliardi di euro. E ancora, pedaggi delle due autostrade bloccati alla data del 2017 e approvazione del nuovo Piano economico finanziario, e investimenti sia per l’ordinaria e straordinaria manutenzione.





Risultato: circa un miliardo in meno di risarcimenti a carico dello Stato, rispetto alle quantificazioni ufficiali degli stessi commissari nominati dal tribunale di Roma, che hanno definito questa estate congrua la somma di 2 miliardi e 339 milioni di euro di risarcimento per la revoca. A favore della ex concessionaria che ha vinto una gara europea nel 2001, anche gli stessi tecnici del Mit, che in una relazione hanno stimato in 2,2 miliardi di euro l’indennizzo da versare.

Su tutta la vicenda, e questa è un’altra preoccupazione dell’esecutivo, c’è il giudizio pendente della Corte costituzionale al quale ha trasferito gli atti il Tar del Lazio, che ha esaminato la questione della legittimità e della correttezza della revoca in danno della concessione decisa dal Cdm guidato dall’ex premier Draghi.

Infine ad aver indotto a percorrere la strada dell’accordo il fatto che il 31 dicembre prossimo termina  la gestione dell’Anas con il subentro di un nuovo gestore o di un nuovo concessionario in seguito ad una gara che non è stata però indetta. Come non è stata avviato alcun percorso da parte della stessa Anas per la costruzione di una newco, una “Anas due”, che avrebbe già dovuto entro il 31 dicembre dello scorso anno acquisire i circa 800 dipendenti di Sdp, Parchi global service e InfraEngineering: fino ad ora infatti, Anas paga il privato che poi paga gli stipendi dei dipendenti che sono ancora assunti dalla società private.

 

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