A24-A25: GIORNI DECISIVI PER RITORNO DI STRADA DEI PARCHI NELLA GESTIONE, SI LAVORA A NUOVO DECRETO

27 Luglio 2023 09:23

Regione - Economia

L’AQUILA – Sono giorni, c’è chi dice ore, decisive per un clamoroso ritorno in sella di Strada dei parchi nella gestione delle autostrade laziali e abruzzesi A24 e A25. Tanto che è stato il tema saliente in più di una riunione ad alto livello che si stanno susseguendo al ministero per le infrastrutture e dei trasporti.

Dalle stesse fonti del Mit, emerge che la ipotesi del ritorno al posto di Anas dopo un anno, della spa del gruppo industriale abruzzese Toto, è uno sviluppo concreto che fa parte del pacchetto che dovrebbe portare alla chiusura della partita, dopo il decreto interministeriale che ha stanziato 1,18 miliardi di euro a favore della ex concessionaria in attuazione di quanto previsto nella norma del consiglio dei ministri a guida Mario Draghi che il 7 luglio dello scorso anno ha deciso di revocare in anticipo in danno a Sdp la concessione in scadenza nel 2030.

Addirittura ci potrebbe essere un nuovo decreto che prevede altri soldi a favore di Sdp, l’annullamento della revoca e il riaffidamento della gestione al privato con l’allungamento di un anno quindi con scadenza fissata nel 2031.

Tutto ciò considerando che la somma ingente già incassata permette al gestore privato, andato in difficoltà economiche, tanto da dover chiedere il concordato preventivo, di respirare e che lo stesso privato considera come una prima tranche di un indennizzo che vale 2,3 miliardi di euro.

Nel corso delle riunioni al Mit, guidato dal ministro e vice premier Matteo Salvini, si è parlato di un tavolo imminente con i vertici di Strada dei parchi, nel quale trattare la seconda tranche del risarcimento della quale potrebbe starci il riaffidamento. Che in molti accoglierebbero con soddisfazione visto che Anas non è mai entrata in partita nella gestione, con le due arterie spesso al centro delle critiche degli automobilisti per disservizi e interruzioni. L’azienda di Stato sta lavorando con le forze di Sdp, parchi global service e Infraengineering, oltre 800 lavoratori che non sono stati acquisiti da Anas che fin dall’ingresso, un anno fa, non ha mai considerato chiara e definita la vicenda.





Insomma, la linea del nuovo governo sarebbe quella di arrivare a cancellare gli effetti del decreto di revoca del governo Draghi, su cui del resto pende il giudizio della Corte Costituzionale, al quale il Tar ha inviato la decisione in seguito ai ricorsi di impugnazione di Sdp, “circa i suoi evidenti profili di incostituzionalità”. E se il giudici delle leggi dovessero dare ragione a Sdp, per il governo c’è il rischio di risarcimenti ancora più pesanti, con successivo intervento della Corte dei Conti, per danno erariale.

A dedicare un approfondimento alla scottante vicenda, da cui dipende la sorte di oltre 1.110 lavoratori della holding abruzzese, è il quotidiano Il Sole 24 ore, alla luce della lettera del Mit del 24 luglio, in cui si parla di una “fase due”, e della necessaria e urgente “verifica della possibilità di una soluzione transattiva delle vertenze tra l’Amministrazione e la Società Strada dei Parchi”.

“Fase due”, questa, rispetto ad un primo ristoro ufficializzato con la presentazione del documento al Tribunale di Roma nella giornata di martedì, entro il termine ultimo stabilito dai giudici, nell’ambito della controversia avviata dalla società privata nei confronti del Mit per chiedere la provvisionale su quanto stabilito nello stesso decreto di revoca, e fondamentale per uscire dalla secche del concordato al 100%, che Sdp che ha dovuto presentare a seguito alla precaria situazione economica che si è venuta a creare con la revoca e con il venire meno dell’incasso dei pedaggi.

E infatti ora con gli 1,18 miliardi, Sdp potrà saldare al 100% i fornitori e rientrerà completamente dall’esposizione bancaria, chiudendo in bonis la pratica del concordato, che verrà sancito solo dopo che il giudice del Tribunale civile di Roma il 28 luglio avrà definitivamente deliberato. Poi per una quota di 480 milioni, potrà azzerare le rate annuali pendenti  pagare all’Anas, per 720 milioni.

Ma questa è solo la “fase uno”, appunto, e Il sole 24 ore rivela ora i contenuti della lettera del 24 luglio, a firma del vice capo di gabinetto del ministerio guidato da Salvini, Maria Teresa di Matteo,  nella quale si “invita a voler verificare la possibilità di una soluzione transattiva delle vertenze tra l’Amministrazione e la Società Strada dei Parchi”. Lettera indirizzata a Felice Morisco, direttore generale per le strade e le autostrade, Elisabetta Pellegrini, responsabile della Struttura Tecnica di Missione  del Mit, al capo di gabinetto della Presidenza del Consiglio, Gaetano Caputi, e al capo di gabinetto di Giorgetti, Stefano Varone, e in copia anche a Strada dei Parchi.

Nella lettera si sollecita “a procedere sin da subito alle necessarie verifiche di concerto con le altre Amministrazioni interessate e, all’esito di tale esame preliminare, a convocare la società a un tavolo per l’esame congiunto della proposta e delle eventuali modifiche e integrazioni che risulteranno necessarie”.





Scrive dunque il Sole 24 ore: “tradotto dal burocratese, significa un decreto che annulli e superi la legge Draghi, rimuovendo la sanzione in danno che essa conteneva”, e l’ammissione che “una volta rimossa la legge Draghi, gli sbocchi possono essere soltanto due: conguagliare la prima tranche arrivando alla cifra di 2,3 miliardi a suo tempo indicata e già avvallata dai commissari concordatari; restituire la concessione e ridare a Strada dei Parchi la gestione della Roma-L’Aquila-Teramo, nel frattempo affidata provvisoriamente ad Anas. O entrambe le cose insieme. Il tutto nel primo Consiglio dei ministri di agosto, se non ci saranno intoppi”.

Nella nota di martedì la stessa Sdp, nell’esprimere soddisfazione en per il parziale ristoro ottenuto, ha in un passaggio spiegato che  “è stata avviata dal Mit la verifica per una soluzione transattiva del contenzioso”, sottolineando che “è stato il Mit con lettera del 24 luglio, ad avviare la verifica con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la Presidenza del Consiglio, per una soluzione transattiva e definitiva di una vicenda che ha causato ingiustamente danni materiali e morali di enorme portata”.

“In quella sede SdP auspica – si legge ancora nella nota – si arrivi ad adottare soluzioni sostenibili per tutti, ma partendo dalla doverosa e ineludibile rimozione dell’ingiusto provvedimento di revoca in danno della concessione, della concessione, che tra l’altro attende il giudizio della Corte Costituzionale circa i suoi evidenti profili di incostituzionalità”.

Questa delicatissima partita è solo l’ultima  di una guerra a suon di carte bollate e ricorsi giudiziari ed amministrativi che ha radici più antiche e vede come avversario di Sdp le governance dei Ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti che si sono succedute fino alla passata legislatura, in particolare con il ministro Enrico Giovannini: le divergenze sono emerse in maniera ufficiale dopo il crollo e la tragedia del ponte Morandi, nell’agosto del 2018, quando l’allora ministro per le Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli ‘ordina’ il controllo delle autostrade attenzionando ponti e viadotti delle A24 e A25.

Contestualmente, si è infuocato il braccio di ferro, per la verità in atto da anni, tra Mit e vertici di Sdp, per la firma del piano economico finanziario (Pef) che avrebbe dovuto prevedere i miliardari lavori di messa in sicurezza, tra i 4,2 ed i 6,2 miliardi, (per contratto li avrebbe realizzati il gruppo Toto direttamente) delle due arterie ritenute da una legge di bilancio dello stato del 2012 strategiche in materie di protezione civile, questo in seguito al terremoto dell’Aquila del 2009.

Per il Pef ed i lavori di messa in sicurezza sono stati nominati due commissari ad acta, sempre su ricorsi di Sdp in uno dei quali il Consiglio di Stato ha messo nero su bianco le inadempienze del Mit, ma nulla è stato fatto. Con l’allora ministro Paola Del Micheli sembrava tutto fatto ma poi il Pef, non rinnovato dal 2012, è saltato ancora una volta. Infine la revoca della concessione, che potrebbe essere però solo

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