A24-A25, RESTITUZIONE GESTIONE SDP: DECISIONE SLITTA A SETTEMBRE

OGGI IL CDM, INFORMATIVA MINISTRO SALVINI: OBIETTIVO ACCORDO CON EX CONCESSIONARIA

7 Agosto 2023 21:23

Italia - Cronaca, Politica

ROMA – La decisione sul ritorno di Strada dei Parchi nella gestione delle autostrade abruzzesi e laziali A24 e A25 slitta a settembre.

Nel Consiglio ministri, durato circa tre ore, il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, il vicepremier Matteo Salvini, ha presentato un’informativa sullo stato dell’arte riconfermando, come aveva fatto sapere in un comunicato del Mit nei giorni scorsi, di voler trovare un accordo con la ex concessionaria.





Se ne discuterà nel primo Cdm di settembre e dal canto suo, secondo quanto si è appreso, dall’azienda emerge uno stato d’animo incentrato alla serenità, basata sul fatto che la società ha già portato a casa un indennizzo di un miliardo e deucento mila euro, per la revoca di una concessione in scadenza nel 2030, e 500 milioni di euro di provvisionale.

Con il riaffidamento di una convenzione impugnata davanti ai giudici amministrativi da Sdp, che ha sempre smentito ogni accusa di inadempienze, si chiuderebbe un serrato contenzioso tra la ex concessionaria, e lo Stato, in particolare il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che solo ultime settimane ha portato il Governo, su provvedimenti del Tribunale di Roma al quale si è rivolto Sdp con una diffida, ad approvare il decreto che assegna al privato l’indennizzo di circa 1,2 miliardi di euro per la revoca anticipata previsto nella norma approvata da Cdm Draghi. Lo stesso Tribunale che ha la competenza del concordato, ha imposto anche al Mit una provvisionale di 500 milioni di euro per i pagamenti di una parte dei creditori di Sdp, nel frattempo, a causa della revoca, andata in difficoltà tanto da dover chiedere il concordato in continuità al 100%.

Inoltre, il Mit rischierebbe di dover pagare altri circa 1,1 miliardi di euro, visto che una perizia dei commissari del concordato parla di un indennizzo di circa 2,3 miliardi di euro. Il braccio di ferro con lo Stato ha radici antiche: è cominciato dopo il crollo del ponte Morandi nell’agosto del 2018, e nei mesi scorsi ha fatto registrare due sentenze dei tribunali di Teramo e L’Aquila che hanno scagionato con formula piena i vertici di Sdp dall’accusa di aver messo a rischio crollo ponti e viadotti, smentendo quindi il presupposto su cui poggia la revoca in danno di Draghi.





Salvini sarebbe impegnato proprio a disinnescare lei ultime resistenze, in particolare dei dirigenti “draghiani”, per chiudere una partita che ha portato ad un centinaio di contenziosi tra Stato e Spa privata.

Con il riaffidamento, secondo quanto si è appreso, il Governo non sarebbe più esposto al pagamento dell’altra parte del risarcimento e gli eventuali danni se dovesse soccombere nel pronunciamento della Corte costituzionale.

 

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