FOCUS SU PDL IN DISCUSSIONE IN COMMISSIONE BILANCIO, PREVISTI ACCORDI CON MARCHE LAZIO E MOLISE, PER CONDIVIDERE POLITICHE TERRITORIALE E GARANTIRE RISPOSTE PIU' EFFICACI; A DARE L'INPUT IL TENTATIVO DI SECESSIONE DEL COMUNE TERAMANO DI VALLE CASTELLANA

ABRUZZO DI CONFINE: ALLO STUDIO NORMA AD HOC, INTESE TRA REGIONI PER MIGLIORI SERVIZI 

di Filippo Tronca

2 Ottobre 2020 08:30

TERAMO – Disinnescare una volta per tutte le spinte “secessioniste”, ultima delle quali quella del comune teramano Valle Castellana, che è arrivato ad in passo dall’andarsene con le Marche.

Grazie ad una legge quadro che consentirà accordi  tra l’Abruzzo e le regioni vicine per gestire in comune servizi e politiche nei settori dello “sviluppo locale, delle attività produttive, delle infrastrutture, dei trasporti,  della tutela della salute, in ambito sociale e nella promozione delle identità storico culturali”.

Semplificando in questo modo la vita a cittadini ed amministratori abruzzesi che vivono nei territori di confine, con Lazio, Molise e Marche.

Ben 59 su 305 in Abruzzo per circa 250 mila abitanti, spesso esasperati dalla lontananza e indifferenza della politica regionale abruzzese, chiusa nelle sue roccaforti aquilane e pescaresi.

È  quanto prevede il progetto di legge che ieri ha avviato in suo iter nella prima commissione Bilancio del consiglio regionale “Aree di confine, proposte e progetti per lo sviluppo e l’integrazione territoriale”, con primo firmatario Dino Pepe, del Partito democratico, ma che già trova consenso anche sugli scranni della maggioranza.

La legge quadro  intende applicare quanto previsto dall’articolo 117 della Costituzione (“La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni”).

La norma non prevede oneri di spese,  ma l’obiettivo è quella di dotarla di un budget di almeno un milione di euro l’anno, quando arriverà in aula, attraverso un emendamento ad hoc.

Ad accelerare l’iniziativa normativa è stato senz’altro la vicenda di Valle Castellana, comune nella provincia di Teramo ma gravitante nell’orbita di Ascoli Piceno in cui una parte di cittadini, da tempo, chiedeva di distaccarsi dall’Abruzzo per aderire alle Marche. Stufa della mancanza di risposte da parte della Regione Abruzzo, per quanto riguarda i presidi sanitari la manutenzione delle strade, i trasporto pubblico e molto altro.

Si è arrivati a  a votare per il referendum l’8 marzo scorso, quando già la pandemia del coronavirus era esplosa.

I Sì alla secessione sono stati  236,  i No 32, ma non si è superato il quorum, visto che alle urne si sono recati solo il 25%  dei votanti.

Ennesimo campanello allarme, dopo spinte secessioniste che nel corso degli ultimi anni si sono verificate in val Vibrata, anche qui direzione Marche, e dove era nato un comitato referendario, e nei comuni dell’Alto Sangro dove si è creato un movimento che chiedeva l’annessione al Molise.

Iniziative spesso provocatorie, ma comunque sintomo di un malessere, di una profonda insoddisfazione nel sentirsi estrema periferia dimenticata dell’Abruzzo.

Da qui il valore del progetto di legge, che prevede innanzitutto  che la Regione attivi “tavoli paritetici di confronto e programmazione con le  Regioni Lazio, Marche, Molise”, al fine di sottoscrive intese in una molteplicità di ambiti.

Ecco l’elenco previsto nella norma: “favorire lo sviluppo del territorio delle aree di confine perseguendo l’integrazione dei territori  interessati, con programmi differenziati per le aree costiere, collinari e montane”,  “valorizzare strumenti operativi già conosciuti e collaudati, come la promozione della gestione  associata di funzioni e servizi tra comuni, anche mediante il coinvolgimento di altri soggetti pubblici e privati, comunque interessati allo svolgimento di una gestione programmata e coordinata, per la quale forma di esercizio di funzioni può essere valutata l’applicabilità ad enti locali appartenenti a Regioni diverse”.

E ancora: “l’implementazione di forme innovative di cooperazione quali la costituzione di vere e proprie forme  associative stabili di carattere sovracomunale su richiesta degli interessati”,  “promuovere azioni volte a reperire finanziamenti pubblici e privati finalizzati a migliorare la qualità e le competenze professionali di tutti i soggetti (persone, imprese, pubblica amministrazione) coinvolti nei processi di promozione integrata del territorio, attraverso adeguati percorsi formativi, che consentano l’acquisizione e l’utilizzo di strumenti conoscitivi e metodologici per progettare e realizzare attività finalizzate a migliorare la performance”.

Infine “realizzare specifici marchi d’area che valorizzano beni e risorse in campo agricolo, ambientale e

storico-culturale e promuovere azioni volte a reperire finanziamenti pubblici e privati finalizzati allo sviluppo di nuove  tecnologie, alla scoperta e valorizzazione di talenti legati alla realtà territoriale, con particolare riferimento alle giovani generazioni”.

Le intese saranno avviate e sottoscritte direttamente dalla giunta, tenendo “costantemente informato il consiglio regionale”.

 

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