ABRUZZO METTE UN FRENO ALLE PALE EOLICHE, MA CON RECOVERY PLAN RISCHIO INVASIONE

di Filippo Tronca

20 Aprile 2021 07:56

L’AQUILA – Da una parte in Abruzzo si registra una forte opposizione dei territori e amministrazioni comunali alle piattaforme petrolifere, ai metanodotti, agli impianti a biomasse e si invoca una svolta green sul fronte della produzione di energia. Dall’altra però altrettante resistenze cominciano a incontrare le infrastrutture che pure producono energia pulita, come le ingombranti pale eoliche, che troveranno però un forte impulso con i miliardi in arrivo del Recovery plan, che potrebbe non riguardare solo ed esclusivamente gli impianti off-shore, ovvero in mare. Il rischio e l’opportunità, a seconda dei punti di vista, è dunque quella di veder crescere gli attuali 47 parchi  abruzzesi per una potenza complessiva di 224 megawatt.

Si inserisce su questo scenario contraddittorio l’approvazione martedì in consiglio regionale di una norma proposta dal capogruppo del Partito democratico, Silvio Paolucci, e fatta propria dalla maggioranza di centrodestra che ha cominciato a mettere dei paletti sull’istallazione delle pale eoliche e anche ai pannelli fotovoltaici.

Attualmente la norma prevede un iter semplificato per l’autorizzazione di una pala sotto 1 megawatt, che non necessita del parere positivo dei Comuni. Ora non sarà più possibile farlo nelle zone agricole caratterizzate da produzioni agroalimentari di qualità, e nelle aree ad aree di particolare pregio paesaggistico-culturale. La Giunta dovrà portare in consiglio lo strumento di pianificazione entro il 31 dicembre 2021, con una mappatura dettagliata.

Inoltre si è stabilito il divieto di spacchettamento dei progetti inerenti le pale eoliche e l’obbligo di verificare il rispetto delle distanze rispetto a impianti precedenti o in itinere, distanza che dev’essere di almeno 1 chilometro, elevato a 2 chilometri in aree contigue ad aree naturali protette.

Tutto è partito dalla levati di scudi di Tollo, in provincia di Chieti, con in testa il sindaco di centrosinistra Angelo Radica e gli imprenditori del vino, contro l’installazione a Tollo di una pala eolica di 99 metri in mezzo ai vigneti, proposta da una società milanese.

Tanti paesaggi di pregio sono però stati già invasi negli ultimi anni dalle pale eoliche, si pensi ai parchi Castiglione Messer Marino, Fraine, Montazzoli, Monteferrante, Roccaspinalveti, Roio del Sangro e Schiavi di Abruzzo in provincia di Chieti, di Cocullo e Collarmele in provincia dell’Aquila,  di Tocco da Casauria in provincia di Pescara.

Come detto, in base ai dati aggiornati con una produzione al 2019 di 224 megawatt.

Ben poco cosa rispetto alle regioni meridionali, come la Puglia che ha 1.180 impianti per 2,5 gigawatt, e paesaggi devastati da centinaia di pale nel giro ci pochi chilometri, la Sicilia con 875 impianti e 1,8 gigawatt, la Campania con 606 impianti e 1,4 gigawatt, l, la Basilicata con 1.409 impianti e 1,2 gigawatt.

L’Italia è il quinto paese in Europa in termini di capacità eolica installata, con complessivi 10,7 gigawatt di impianti installati, tutti quanti on shore, cioè a terra.

Buona parte realizzati all’inizio dello scorso decennio, quando l’eolico poteva contare su un sistema di incentivazione abbastanza generoso, che ha permesso la realizzazione di buona parte dell’attuale capacità.

Esiste però che una fortissima lobby dell’eolico,  che ora conta di ottenere nuovo impulso anche a valere su quota parte del 210 miliardi di euro del Recovery plan. E dunque una regione montuosa e ventilata come l’Abruzzo potrebbe diventare nuova terra di conquista.

L’obiettivo è anche quello di potenziare gli impianti esistenti, modificando la bozza del Recovery che prevede importanti investimenti anche sull’eolico, ma essenzialmente in mare, con contributi a sostegno dello sviluppo di progetti, il supporto finanziario tramite finanziamenti

Gli obiettivi fissati al 2026 sono rappresentati da un aumento di 4,5-5 gigawatt della capacità di rinnovabili installata.

Ancora più esplicito il vigente Piano integrato per l’energia e il clima, in cui si prevede che “la forte penetrazione di tecnologie di produzione elettrica rinnovabile, principalmente fotovoltaico ed eolico, permetterà al settore di coprire il 55,0% dei consumi finali elettrici lordi con energia rinnovabile entro il 2030 contro il 34,1% del 2017.

Per il raggiungimento degli obiettivi  “sarà necessario non solo stimolare nuova
produzione, ma anche preservare quella esistente e anzi, laddove possibile, incrementarla
promuovendo il revamping e repowering di impianti. In particolare, l’opportunità di favorire questa tipologia di investimenti  dell’eolico esistente con macchine più evolute ed efficienti, sfruttando la buona ventosità di siti già conosciuti e utilizzati, consentirà anche di limitare l’impatto sul consumo del suolo”

 

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