ABRUZZO SOTTO UN MILIONE E 300MILA ABITANTI, SANTA MARIA IMBARO COMUNE PIU’ GIOVANE

DATI CENSIMENTO ISTAT SUGLI ANNI 2018-2019: PERSI QUASI 7MILA ABITANTI, CONTINUA SPOPOLAMENTO DELLE AREE INTERNE, PESCARA CITTA' CON PIU' RESIDENTI, INSIEME A TERAMO PROVINCIA CON MAGGIORE CRESCITA, CHIETI E L'AQUILA IN NETTO CALO

di Azzurra Caldi

23 Febbraio 2021 07:30

PESCARA – È Santa Maria Imbaro, in provincia di Chieti, con un’ età media di 41 anni il comune abruzzese più giovane; quello più vecchio è San Benedetto in Perillis, in provincia dell’Aquila, dove l’età media è pari a 65,4 anni.

Con circa 120mila abitanti è Pescara il comune più popoloso, quello più piccolo è Montelapiano, in provincia di Chieti, che ne conta 82. Con l’eccezione di Pescara, i residenti diminuiscono in tutte le province, in particolare a Chieti e L’Aquila, e in un solo anno l’Abruzzo perde 6.704 abitanti. E nonostante la maggiore presenza di donne, restano gli atavici problemi legati agli squilibri di genere nel mondo del lavoro.

Sono alcuni dei dati forniti dall’Istat che ha svolto le prime due rilevazioni del Censimento permanente della popolazione. Riguardano gli anni 2018-2019 e sono stati ottenuti attraverso due indagini annuali sul territorio, una basata sulle liste anagrafiche e l’altra su un campione areale d’indirizzi, condotte su un campione di circa 2.800 comuni.

La popolazione censita in Abruzzo al 31 dicembre 2019 ammonta a 1.293.941 persone, con una riduzione di 6.704 abitanti (-5,2 per mille) rispetto all’anno precedente e di 13.368 abitanti (-1,3 per mille in media ogni anno) rispetto al Censimento 2011. Più del 24% dei residenti è concentrato nella provincia di Pescara, dove la densità abitativa nell’arco di otto anni sale da 256 a 257 abitanti per km2.

PIU’ DONNE, ETA’ MEDIA 46 ANNI

La struttura per genere della popolazione residente si caratterizza per una maggiore presenza di donne: sono circa 662.198, il 51,2% del totale. L’età media è 46,0 anni contro i 45,2 dell’Italia. Il confronto con i dati del Censimento 2011 evidenzia un progressivo invecchiamento della popolazione, con ritmi simili alla media nazionale. Tutte le classi di età sotto i 50 anni vedono diminuire il proprio peso relativo rispetto al 2011.

POPOLAZIONE STRANIERA

Nel periodo 2011-2019 la popolazione di cittadinanza straniera è aumentata del 2,6% in media ogni anno. I cittadini stranieri risultano in crescita in tutte le province, con punte più elevate a L’Aquila (+2,9% in media annua) e Chieti (+3,1%). L’età media degli stranieri è più bassa di 10,9 anni rispetto a quella degli italiani (35,9 anni contro 46,7). Tra gli stranieri l’indice di dipendenza, ovvero la quota di popolazione in età non lavorativa (con meno di 15 anni o con 65 anni e più) rispetto alle persone in età da lavoro (15-64 anni) è pari al 27,8% mentre
tra gli italiani è il 60,1%. Se ci si limita alla componente a carico in età 65 e più, i precedenti valori sono, rispettivamente, 7,7% e 40,9%.

Anche la popolazione straniera è sottoposta a un processo di invecchiamento, con un aumento della popolazione di oltre 40 anni concentrato nella classe di età 50-59 anni tra il 2011 e il 2019. Nel 2019 quasi due terzi (64,8%) degli stranieri residenti in Abruzzo provengono dall’Europa, il 18,2% è originario di un paese africano mentre i cittadini di Asia e America rappresentano, rispettivamente, l’11,1% e il 5,7% del totale. I cittadini rumeni sono il 29,3% del totale degli stranieri residenti e costituiscono la comunità straniera più numerosa, seguiti da albanesi (13,0%) e marocchini (9,1%). Il rapporto di genere nella popolazione straniera è eterogeneo rispetto alle varie provenienze. L’incidenza della popolazione femminile prevale tra coloro che provengono da altri paesi europei (66,9%) e tra i latinoamericani (66,1%).

AUMENTANO LAUREATI

Il 37,1% della popolazione con 9 anni e più ha un diploma di scuola secondaria di secondo grado o di qualifica professionale, il 15,8% la licenza elementare e il 26,5% la licenza di scuola media. Le persone con un titolo terziario e superiore sono il 15,7%. Rispetto al 2011 è quasi dimezzata la presenza degli analfabeti (dall’1,2% allo 0,7%) e sono diminuiti gli alfabeti privi di titolo di studio (dal 6,0% al 4,3%). Le persone con un titolo universitario e superiore sono aumentate dal 12,5% al 15,7%.

IN CALO PERSONE OCCUPATE

Tra la popolazione residente di 15 anni e più le forze di lavoro sono 582 mila, 19 mila in più circa rispetto al 2011 (+3,3%). Tale incremento è dovuto alla crescita delle persone in cerca di una occupazione (+32,0%), soprattutto fra gli uomini (+43,7%). In calo, invece, il numero delle persone occupate: nel 2019 sono 500 mila, anche se in aumento rispetto al precedente censimento (+0,2%).

FORTE SQUILIBRIO DI GENERE

Il tasso di attività è pari al 51,2%, un punto percentuale sotto il corrispondente valore dell’Italia; gli occupati rappresentano il 44,1% della popolazione di 15 anni e più contro il 45,6% della media nazionale. Più alto è, invece, il tasso di disoccupazione (14,0% Abruzzo e 13,1% Italia). Il mercato del lavoro presenta un forte squilibro di genere. Il tasso di occupazione maschile è al 53,2%, oltre diciassette punti più elevato di quello femminile; il tasso di disoccupazione è pari al 12,2% e al 16,5%, rispettivamente per uomini e donne.

LA POPOLAZIONE RESIDENTE AL 2018 E 2019

Distribuzione territoriale e confronti con i censimenti passati

Al 31 dicembre 2018, data di riferimento della prima edizione del Censimento permanente della popolazione, la popolazione censita in Abruzzo ammonta a 1.300.645 unità; un anno dopo il censimento ha rilevato nella regione 1.293.941 residenti. Al netto degli aggiustamenti statistici derivanti dalla nuova metodologia di calcolo, i dati censuari registrano, anche per la popolazione abruzzese, la perdita di
capacità di crescita per effetto della riduzione della natalità.

Negli ultimi 20 anni, il saldo positivo del bilancio naturale, che in passato aveva consentito la crescita della popolazione pur in presenza di consistenti flussi di emigrazione, si è progressivamente ridotto, fino a cambiare di segno a partire dal 2014. Tra il 1951 e il 1981 i residenti in Abruzzo sono diminuiti di oltre 59 mila abitanti, con un tasso di incremento medio annuo negativo (-1,6‰) e di sei punti inferiore alla media nazionale (+4,4‰); nei trent’anni successivi il tasso di crescita aumenta considerevolmente (+2,4‰) ed è al di sopra della media nazionale (+1,7‰).

Negli ultimi otto anni, invece, a fronte della sostanziale stazionarietà della popolazione italiana (+0,4‰), la popolazione abruzzese si riduce di 13 mila unità (-1,3‰).




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La distribuzione territoriale della popolazione evidenzia un significativo squilibrio tra l’area della costa abruzzese, in cui si rilevano i più elevati valori di densità di popolazione, e le zone interne, sempre più colpite dallo spopolamento.

Nei 46 comuni della provincia di Pescara, che coprono appena l’11,4% della superficie regionale, si concentra il 24,4% della popolazione. I residenti nella provincia dell’Aquila, che copre quasi la metà del territorio (46,6%), sono appena il 22,8% della popolazione della regione.

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Al Censimento del 1951 la provincia di Chieti contava 400 mila residenti circa, con una densità di 154 abitanti per km2 ; 68 anni dopo la popolazione è diminuita di circa 21 mila unità e la densità è scesa a 146 abitanti per km2 , a fronte dei 119 abitanti per km2 della media regionale.

Tra il 1951 e il 2019 la popolazione aumenta nelle province di Pescara (+77 mila residenti) e Teramo (+32 mila). Il Chietino e l’Aquilano, invece, sono interessati da un processo di spopolamento che si interrompe soltanto tra il 1981 e il 2011 per Chieti e L’Aquila. Nel 2019 la provincia di L’Aquila conta circa 70 mila residenti in meno rispetto al 1951 (tasso medio annuo -3,1‰) e 4 mila in meno rispetto al 2011 (-1,5‰ tasso medio annuo); in quella di Chieti il saldo negativo è di 21 mila residenti rispetto al 1951 (-0,5‰ tasso medio annuo) e 9 mila rispetto al 2011 (tasso medio annuo -3,0‰).

Sempre tra il 1951 e il 2019, in 13 comuni si registra una crescita sistematica di popolazione che porta quasi a triplicare (da 102 mila a 278 mila) il numero dei residenti. Tale crescita interessa prevalentemente i comuni con popolazione fra 10 e 50 mila abitanti (11 comuni su 305). La quasi totalità dei comuni in crescita sistematica rientra nella costa abruzzese, in particolare nel litorale teramano; al di fuori di quell’area si collocano solo il comune di Avezzano in provincia di L’Aquila.

Sono invece 134 i comuni che a ogni censimento registrano un calo di popolazione. Sono comuni di piccole o piccolissime dimensioni (il 9,0% non supera i mille residenti e il 32,0% non supera i 5 mila), distribuiti per la gran parte nelle zone interne delle province di Chieti (54 comuni) e L’Aquila (44 comuni). In questi comuni si contano, nel 2019, 80 mila residenti; nel 1951 erano più del doppio (204 mila).

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La struttura della popolazione per genere ed età
Si caratterizza per una maggiore presenza della componente femminile. Nel 2019, le donne sono 662 mila – il 51,2% del totale – e superano gli uomini di 30 mila unità. Il maggior peso, dovuto al progressivo invecchiamento della popolazione e alla maggiore sopravvivenza sino alle età senili, fa sì che in Abruzzo, come in Italia, ci siano 95 uomini ogni 100 donne. Tuttavia, la struttura di genere è più in equilibrio rispetto
al 2011 quando il rapporto di mascolinità era al 94,3%.

Le differenze territoriali sono poco significative. Il rapporto di mascolinità più basso è in provincia di Pescara (93,2%), il più alto in provincia di L’Aquila (97,8%). Ci sono però 104 comuni (il 34,1% del totale) dove il rapporto di mascolinità risulta sbilanciato a favore della componente maschile, con il primato che spetta a un comune aquilano, Cappadocia (129,6%) e a un comune chietino, Lettopalena (127,6%). All’estremo opposto, si collocano sempre un comune chietino, Montebello sul Sangro (74,5%) e uno aquilano, Castelvecchio Calvisio (74,6%).

La popolazione abruzzese presenta una struttura per età molto simile a quella italiana, evidenziata anche dalla stessa forma delle piramidi delle età. Con una età media di 46,0 anni contro i 45,2 dell’Italia, l’Abruzzo si conferma in linea con il dato nazionale: il 45,4% degli abruzzesi ha meno di 45 anni (il 46,5% a livello nazionale), il 24,3% ne ha più di 64 (il 23,2% in media Italia).

Tuttavia, il confronto con il Censimento 2011 evidenzia un progressivo invecchiamento della popolazione, e con ritmi superiori alla media nazionale. Tutte le classi di età sotto i 50 anni registrano variazioni negative. I bambini con meno di 10 anni diminuiscono di 11 mila unità (-9,7%, a fronte del -11,5% dell’Italia); il numero di giovani da 10 a 19 anni cala di 5 mila unità (-4,2%, contro +0,7% a livello nazionale), quello dei 20-29enni di 16 mila (-10,7%, Italia -3,8%). Crescono, più che nel resto d’Italia, consistenza e peso delle classi più anziane. Sono 314 mila i residenti con più di 64 anni (con un +10,8% in Abruzzo e +11,9% in Italia); i grandi anziani (con 85 anni e più) passano da 42 mila a 53 mila (+25,8%, +29,4% Italia).

La condizione professionale
Al 31 dicembre 2019, le forze di lavoro sono 581.878, 18.652 in più rispetto al 2011 (+3,3%). L’incremento delle persone attive sul mercato del lavoro è dovuto alla crescita delle persone in cerca di occupazione (+32,0%), soprattutto fra gli uomini (+43,7%). In calo, invece, il numero degli occupati: nel 2019 sono 500.378, 1.118 in meno rispetto al precedente censimento (-0,2%). Tra le non forze di lavoro si contano 259.270 percettori di pensioni da lavoro o di rendite da capitali (-12,2% rispetto al 2011), 122.125 persone dedite alla cura della casa (+0,8%), 94.934 studenti (+0,8%) e 77.431 persone in altra condizione (+21.6%).

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L’aumento del numero di persone in cerca di occupazione e la riduzione degli occupati ha solo leggermente attenuato il gap degli indicatori del mercato del lavoro abruzzese rispetto alla media nazionale. Il tasso di attività sale al 51,2%, 1,3 punti percentuali sotto il corrispondente valore dell’Italia; gli occupati rappresentano il 44,1% della popolazione di 15 anni e più contro il 45,6% della media nazionale. Più elevato,
invece, il tasso di disoccupazione (14,0% Abruzzo e 13,1% Italia). Le differenze sono più marcate per la componente femminile, con un tasso di occupazione (35,5%) di 1,9 punti più basso della media nazionale e un tasso di disoccupazione (16,5%) che supera di 1,4 punti il corrispondente valore nazionale.

Nonostante la maggiore partecipazione delle donne abruzzesi al mercato del lavoro, testimoniata dall’aumento dell’1,6% del numero delle occupate, lo squilibrio di genere permane. Nel 2019, il gap di genere del tasso di attività (42,5% per le donne e 60,5% per gli uomini) è di 18 punti, la distanza tra il tasso di occupazione delle donne (35,5%) e quello degli uomini (53,2%) di 17,7 punti; il tasso di disoccupazione
delle donne (16,5%) supera di 4,3 punti il corrispondente valore dei maschi (12,2%). A livello nazionale, il gap di genere è di 17 punti sia per il tasso di attività che per quello di occupazione, e inferiore a quattro punti per il tasso di disoccupazione.

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La provincia di Teramo presenta un valore del tasso di occupazione superiore alla media regionale, sia per la componente maschile che per quella femminile. Chieti presenta la percentuale di occupazione maschile più elevata (53,7%) e Teramo quella femminile (36,5%). La provincia di Pescara è l’area a più bassa incidenza di occupati complessivamente (43,6%), l’Aquila lo è per gli uomini (52,7%), Chieti lo è per le donne (35,0%). Per le persone in cerca di occupazione la provincia di Pescara registra l’incidenza maggiore (15,3%); all’opposto Chieti e Teramo presentano il tasso di disoccupazione più basso, in complesso (13,5%) e per la componente maschile.

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