ACCADEMIA L’AQUILA: LAUREA HONORIS CAUSA A JAN FABRE, ANNULLATO EVENTO DOPO PETIZIONE E POLEMICHE

4 Marzo 2024 11:12

L'Aquila - Politica

L’AQUILA – “Alla luce dei fatti e delle posizioni apprese, al fine della tutela delle posizioni tutte, gli Organi accademici dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, all’unanimità, ritengono opportuno annullare l’evento programmato per le giornate del 14 e 15 marzo 2024 con l’artista Jan Fabre“.

In una laconica nota, arriva il clamoroso dietrofront dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, che annuncia la cancellazione del conferimento della laurea honoris causa all’artista belga Jan Fabre, e del programma di eventi dedicato alla sua opera. “Fabre è stato condannato a 18 mesi di reclusione per sei capi di imputazione, tra cui violenza, bullismo, molestie sessuali sul lavoro e aggressione sessuale, in seguito a 20 denunce presentate da collaboratori e collaboratrici della Compagnia Troubleyn”: a ricordare questo particolare la petizione su change.org lanciata dalla docente e critica teatrale  Giulia Palladini, pescarese secondo cui  il “conferimento della Laurea Honoris Causa programmato dall’Accademia delle Belle Arti dell’Aquila sfiorerebbe il ridicolo, se non si trattasse dell’espressione drammatica di una situazione molto seria”.





Ad accogliere Fabre all’accademia giovedì a partire dalle ore 11, ci sarebbero dovuti essere  Rinaldo Tordera, presidente ABAQ, il professor Marco Brandizzi, direttore, Maurizio Coccia, docente di Storia dell’arte contemporanea e curatore d’arte, Giacinto Di Pietrantonio, critico e curatore già docente di Storia dell’arte all’Accademia di Brera di Milano, Stella Höttler, attrice tedesca; Melania Rossi, curatrice d’arte contemporanea, Floriana Conte, docente di Storia dell’arte Università di Foggia e Accademia dell’Arcadia.

La laudatio era stata affidata a Giacinto Di Pietrantonio critico, a cui avrebbe dovuto far seguito la lectio magistralis di Jan Fabre.

Si legge nel testo della petizione: “Grazie alla sospensione della pena, Fabre non sta attualmente scontando la reclusione in carcere, ma il Belgio ha sospeso i suoi diritti civili per cinque anni, incluso il diritto di voto, e lo ha condannato a pagare un risarcimento alle vittime dei suoi abusi. Secondo quanto è emerso dall’ampio dibattito scaturito in seguito a una lettera pubblica sottoscritta da otto persone della Compagnia Troubleyn (rilanciato in Italia specialmente dal collettivo di artist* e lavorator* dello spettacolo Il Campo Innocente), nel corso della sua carriera Fabre ha utilizzato in molteplici occasioni un comportamento ricattatorio e violento, mettendo in atto meccanismi sessisti e forme di umiliazione, sempre rivolti verso donne. Come risposta a questa condanna Fabre è stato ostracizzato da moltissime istituzioni in tutta Europa: un esempio su tutti è la rimozione di un autoritratto dell’artista dal centro d’arte deSingel di Anversa”.





E ancora: “In Italia, invece, la cultura patriarcale imperante sia nel mondo dell’arte che nell’università permette che Fabre continui a essere invitato non solo a presentare il proprio lavoro, ma a parlare pubblicamente in contesti accademici: nel mese di ottobre 2023, fu invitato a tenere una lezione pubblica all’Università di Bari e la sua presenza è stata contestata a gran voce dai centri antiviolenza pugliesi, perché è inaccettabile che a un abusatore venga concesso un palcoscenico e ancora più grave che gli venga offerta la possibilità di parlare con studentesse e studenti, offrendo un messaggio chiaro di impunità rispetto a chi perpetra violenza sulle donne”.

“Il conferimento della Laurea Honoris Causa programmato dall’Accademia delle Belle Arti dell’Aquila sfiorerebbe il ridicolo, se non si trattasse dell’espressione drammatica di una situazione molto seria. Si tratta di un affronto a tutte le donne che hanno subito molestie sessuali e condizioni ricattatorie sul lavoro. Ci sembra particolarmente preoccupante che questa decisione avalli un cliché ormai indifendibile secondo il quale al ‘genio artistico’ vengono applicati criteri eccezionali in termini di etica, morale e giustizia”, concludeva la petizione.

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