ACQUA CANISTRO: “FLACCO NON DIFFAMO’ SANTA CROCE”, GIUDICI: “18MILA EURO A DIRIGENTE REGIONE”

SENTENZA TRIBUNALE DI ROMA. DIPENDENTE REGIONALE ABRUZZESE NON VIOLO’ NORME NEL RILASCIARE INTERVISTA. SODALIZIO IMBOTTIGLIAMENTO HA ANNUNCIATO RICORSO IN APPELLO. PROCESSO RIENTRA NELLA DURA CONTROVERSIA SULLA CONCESSIONE SANT’ANTONIO SPONGA

14 Aprile 2022 08:17

L'Aquila - Abruzzo, Cronaca

L’AQUILA – “La tesi accusatoria è del tutto infondata, perché quanto dichiarato dalla Flacco non costituisce né diffamazione nei confronti della società né tantomeno violazione dei doveri di servizio o della normativa in materia di protezione dei dati personali”.

Con questa motivazione il giudice Lilla De Nuccio, del Tribunale di Roma ha condannato la società Santa Croce, player nazionale delle acque minerali, ed ex concessionario delle sorgenti  Sant’Antonio Sponga di Canistro (L’Aquila), a corrispondere 18mila euro in favore della dirigente della Regione Iris Flacco.

Secondo quanto si è appreso, la società di acque minerali, presenterà ricorso in appello.

Flacco, nel marzo 2018, quando era dirigente regionale del servizio Risorse del territorio e Attività estrattive, era stata citata in giudizio dalla Santa Croce per rispondere di diffamazione e violazione del segreto d’ufficio in seguito ad alcune dichiarazioni rese a un quotidiano online, chiedendone la condanna al risarcimento per i danni subiti dalla società, commisurati in 85mila euro.

Per tali accuse, la responsabile dell’Autorità regionale di Prevenzione della corruzione e della Trasparenza, Stefania Valeri, responsabile dell’Avvocatura regionale abruzzese, aveva sospeso Iris Flacco da ruoli e incarichi relativi alle gare per le concessioni di acque minerali regionali in cui fosse partecipe la Santa Croce, per evitare possibili conflitti di interesse. Ora, per Flacco, nel frattempo diventata dirigente in servizio nel  Servizio Pianificazione Territoriale e Paesaggio del dipartimento Territorio, cade quella disposizione: tanto che i suoi difensori, gli avvocati Salvatore Braghini e Renzo Lancia del foro di Avezzano, appena pubblicata la sentenza del Tribunale di Roma, hanno chiesto al Responsabile regionale dell’Anticorruzione di rimuovere il provvedimento di sospensione in quanto risulta ormai escluso ogni conflitto di interessi tra la società e il dirigente.

La vicenda si inquadra in quella che viene definitiva oramai la guerra abruzzese delle acque minerali caratterizzato da una lunga serie di contenziosi, civili, amministrativi e penali con il risultato che da oltre 6 anni la preziosa acqua finisce, inutilizzata nel fiume Liri: Flacco era, tra le altre mansioni, la responsabile dell’iter dell’affidamento della concessione delle sorgenti Sant’Antonio Sponga, revocata, a fine 2015, proprio alla Santa Croce, proprietaria dello stabilimento di Canistro e del noto marchio di livello nazionale, a causa dell’annullamento del bando della Regione, a seguito di un ricorso del Comune di Canistro. Da allora la Santa Croce ha ingaggiato con la Regione un duro scontro.

Il patron del gruppo Santa Croce, l’imprenditore molisano Camillo Colella, è rinchiuso nel carcere di Isernia dal 27 gennaio scorso con l’accusa di bancarotta fraudolenta per il fallimento della società immobiliare Como srl, decretato nel 2019:  va precisato che Colella non ha compiti operativi e di gestione nel ramo delle acque minerali.

Il Tar Abruzzo, nel giugno scorso, a seguito di un ricorso della concorrente San Benedetto, concessionario delle sorgenti a Popoli, ha annullato l’assegnazione provvisoria della Sant’Antonio Sponga alla Santa Croce relativa alla gara indetta dalla Regione nel 2019, contestando il punteggio attribuito dalla commissione regionale: questa decisione è stata appellata al Consiglio di Stato e in tal senso si attende l’esito. red. 

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