ACQUA CANISTRO: PROCEDURA VIA ENTRO MARZO
AL TAR SCONTRO SAN BENEDETTO E SANTA CROCE

30 Novembre 2020 08:23

L’AQUILA – Entra nel vivo, vicina forse alla parola fine, ma  non senza possibili colpi di scena, visti nuovi contenziosi esplosi al Tar, la partita decisiva dell’annosa e incredibile vicenda della concessione delle sorgenti Sant’Antonio Sponga di Canistro (L’Aquila), la cui preziosa acqua minerale, una delle migliori d’Italia, va a finire nel fiume da oltre 5 anni. Intorno a cui si è scatenata quelle che passerà agli annali come la guerra abruzzese delle acque minerali.

Entro fine marzo la Regione Abruzzo dovrà rilasciare il parere sulla procedura di valutazione impatto ambientale, avviata a fine settembre, e assegnare o meno la concessione definitiva alla società Santa Croce, che si è aggiudicata il bando il 9 maggio scorso.

Un ritorno, per il sodalizio dell’imprenditore molisano Camillo Colella, che si è vista nel 2015 revocare la concessione della sorgente, a seguito un ricorso al Tar per l’annullamento del bando da parte del Comune, e senza proroghe, per garantire la continuità produttiva e lavorativa. Atto di forza che ha fatto perdere il lavoro a 75 addetti e ha poi innescato una battaglia legale senza esclusione di colpi ed ancora in corso.

Parallelamente però non demorde la società concorrente, Acque minerali San Benedetto, che ha senza successo partecipato al bando, e che nei primi giorni di ottobre ha presentato un ricorso al  Tar, contestando il punteggio che la commissione presieduta da dirigente Franco Gerardini, gli ha assegnato, 63,5 contro i ben 90,15  della Santa Croce. Punteggio sotto la soglia minima, che mette fuori dai giochi la San Benedetto, che in ogni caso non potrebbe subentrare alla prima classificata in caso di esclusione.

La Santa Croce, con i suoi legali, Claudio Di Tonno, del foro di Pescara, e Matteo Di Tonno, del foro di Bologna, risponde però colpo su colpo: nella prima udienza, che si è tenuta il 5 novembre, i giudici amministrativi hanno accolto la tesi della società, che ha chiesto un rinvio argomentando che il ricorso della San Benedetto non attiene ad un pubblico appalto, ma ad una concessione amministrativa, e dunque non si può applicare il rito abbreviato. L’udienza è stata così aggiornata al 24 marzo.

Ma non è tutto: Santa Croce è passata al contrattacco, presentando a sua volta un ricorso  questa volta al Tar di Pescara, territorialmente competente, contro la Regione Abruzzo e la San Benedetto, dopo che si è vista negare dagli uffici regionali, per motivi di privacy industriale, l’accesso agli atti relativi al progetto industriale presentato dalla concorrente in sede di gara, e che prevedeva la realizzazione di un nuovo stabilimento.

Solo uno dei contenziosi che vedono contrapposti i due big delle acque minerali operanti in Abruzzo: altro terreno di scontro è Popoli, dove la Santa Croce si oppone alle ripetute proroghe a suon di diffide, concesse dalla Regione alla San Benedetto per l’estrazione e imbottigliamento dell’acqua minerale della sorgente fonte Primavera, in attesa che la Regione pubblichi finalmente un bando corretto, dopo che i due precedenti sono stati annullati dal Tar, su ricorso della società di Colella.

La Santa Croce ha poi partecipato anche alla gara per l’assegnazione della sorgente di acqua minerale Valle Reale, anch’essa a Popoli e San Benedetto in Perillis (L’Aquila), assieme all’attuale concessionario Gran Guizza che fa parte proprio del Gruppo San Benedetto, che questa volta si è aggiudicata la partita. Ma anche in questo caso pendono tre ricorsi della Santa Croce sull’esito della gara.




Tornando a Canistro: incassata l’aggiudicazione provvisoria la Santa Croce ha depositato il  29 settembre scorso la documentazione al comitato Via della Regione utile a valutare l’impatto ambientale della nuova attività produttiva. Sono state poi in un secondo momento depositate integrazioni relative ai fumi di scarico, e alla eventuale gestione di rocce e terreni movimentati.

Da notare che il Comune di Canistro, con il sindaco Angelo Di Paolo, strenuo oppositore della Santa Croce, che dopo aver contribuito a determinare la revoca della concessione nel 2015, con il ricorso al Tar, e poi facendo di tutto per impedire il ritorno di Colella,  non ha finora presentato contro-deduzioni al progetto sotto esame del comitato Via.

Visto che però la Santa Croce è proprietaria di uno stabilimento già operativo, la procedura Via non dovrebbe essere il terreno minato che si è rivelato per la Norda, ora Acque minerali per l’Italia, della holding dei fratelli Pessina che si era aggiudicata, contro la Santa Croce, le sorgenti Sant’Antonio Sponga,  a marzo 2017  .

Assegnazione provvisoria mai diventata definitiva, in quanto la Norda ha prima ingaggiato un braccio di ferro con la Regione, sulla necessità, negata dal sodalizio, della Valutazione di impatto ambientale (Via), che pure era previsto nel bando. E soprattutto è stata costretta di fatto a gettare la spugna, in quanto il Comune di Canistro non gli ha messo a disposizione un’area edificabile e con tutte le autorizzazioni per realizzare il suo stabilimento.

In ogni caso il comitato Via avrà ora 180 giorni di tempo  a partire dalla data di deposito della documentazione da parte di Santa Croce, avvenuta come detto il 29 settembre  per concludere l’iter.

In caso di fumata bianca, la Regione rilascerà contestualmente il parere positivo della procedura Via, e il rinnovo della concessione mineraria per 30 anni.

E a quel punto la Santa Croce che a Canistro già imbottiglia nel suo stabilimento l’acqua della piccola sorgente Fiuggino, anche qui dopo un estenuante contenzioso, potrà tornare ad utilizzare anche quella della sorgente Sant’Antonio-Sponga. Pagando l’acqua 0,30 euro ogni mille litri imbottigliati, con l’impegno entro 5 anni, di riassumere 15 impiegati e 38 operai, per un totale di 53 addetti, buona parte dei 75 che erano in servizio prima del 2015.

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