ACQUA IN ABRUZZO: UN TERZO SI PERDE NELLE RETI,
RECORD CONSUMO DOMESTICO E AGRICOLO

RAPPORTO LEGAMBIENTE SU SITUAZIONE IN ITALIA, REGIONE FA PASSI IN AVANTI IN RIDUZIONE DELLA DISPERSIONE, MARSILIO AVEVA CHIESTO 247 MILIONI DI EURO DEL RECOVERY PLAN PER RIPARARE TUTTI GLI ACQUEDOTTI COLABRODO, MA PROPOSTA RISCHIA DI RESTARE NEL LIBRO DEI SOGNI

24 Marzo 2021 07:52

L’AQUILA – Si stima che un foro di 3 millimetri di larghezza in un tubo può portare a una perdita di 340 litri d’acqua al giorno, equivalente all’incirca al consumo di una famiglia. Basta questo dato per comprendere quanto sia importante non sprecare la fonte della vita, bene esauribile, riparando innanzitutto acquedotti spesso e volentieri vetusti, ridurre i consumi domestici e ad uso agricolo e industriale.

Un quadro aggiornato della situazione in Italia e in Abruzzo è contenuto nell’ultimo rapporto di Legambiente, “Acque in rete” presentato in occasione della Giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo.

L’Abruzzo negli ultimi anni ha fatto passi avanti nella grande opera di riparazione della rete idrica,  ma molto resta da fare, se è vero che c’è ancora un importante gap tra acqua immessa negli acquedotti e quella effettivamente erogata che in Abruzzo è del 34,4%, nella media italiana e meglio delle regioni del Sud.

Si scopre poi che l’Abruzzo è secondo in Italia per consumo pro capite ad uso domestico di acqua potabile, e ha un fortissimo consumo a livello agricolo. E’ poi terza in Italia per consumo gratuito, leggasi fontane pubbliche, fontanelle per bere, l’acqua utilizzata per l’innaffiamento di parchi e giardini e così via. Forte anche del fatto che l’acqua non è in Abruzzo merce rara, in virtù delle sue importanti sorgenti e falde.

La rete idrica resta però vetusta, e se si vuole avere una quantificazione economica di massima di quanto occorrerebbe per intervenire, basta prendere le schede progettuali illustrate nel documento “L’Abruzzo e il Pnrr, il contributo della Regione al rilancio del paese”,  che la Regione di Marco Marsilio, Fratelli d’Italia ha messo a punto, con un lavoro serrato di tutti i dipartimenti e consegnato a metà ottobre al governo, al fine di accedere a quota parte  dei 207 miliardi di fondi europei del Recovery plan. Schede che rischiano di restare pagine di un libro dei sogni, che comunque per l’Abruzzo nel capitolo acqua prevedono : 124.840.000 euro per l’adeguamento impianti di depurazione e reti fognarie sul territorio regionale e 247.400.000 euro per il risanamento e riefficientamento reti acquedottistiche, alfine di azzerare lo spreco. Fondi che si aggiungono a quelli a stanziati e utilizzati, ma di ben più modeste entità.

La stessa Legambiente a commento del rapporto sostiene che nel Recovery plan, in fase di riscrittura da parte del nuovo governo di Mario Draghi occorre evitare “un netto sbilanciamento delle risorse a favore di alcune tipologie di interventi (come l’Alta velocità e la velocizzazione della rete), a scapito di altri settori altrettanto strategici che vanno finanziati maggiormente, come quello legato alla produzione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili, all’economia circolare, al rischio idrogeologico e, appunto, al ciclo idrico. Sul tema dell’acqua appaiono quindi sproporzionati i 4,4 miliardi di euro destinati agli invasi, contro i 900 milioni di euro per l’ammodernamento delle reti cittadine di distribuzione dell’acqua, spesso ridotte a un colabrodo, fino ai 600 milioni di euro per le fognature e gli impianti di depurazione. Eppure la condanna della Corte di giustizia europea sul mancato trattamento delle acque reflue, come il governo sa bene, ci sta costando 6 milioni di euro all’anno”.

Venendo dunque nel dettaglio del rapporto, la dispersione idrica per quanto riguarda la medie delle città capoluogo di provincia si attesta a 26% nel nord,  al 34% nel centro Italia, al 46% nei capoluoghi del Mezzogiorno.

L’Abruzzo con il 34,4% è dunque nella media delle regioni del centro Italia e in quella italiana complessiva che è del 34%, nella differenza tra acqua immessa e consumata per usi civili, industriali e agricoli.

Con una differenza notevole per tra città capoluogo: a L’Aquila la dispersione è del 24,3% a Teramo del 24% mentre è ben più elevata a Chieti 37%, per non dire di Pescara dove si raggiuge il 49,7% superiore anche alla pessima media meridionale.

Ci sono, se può consolare, situazioni ben peggiori: in 19 città italiane non arriva ai rubinetti il 50% dell’acqua immessa nelle condutture. A Campobasso, Frosinone, Latina, Trapani Vibo Valentia lo spreco è di oltre il 75%.

All’opposto contengono le perdite entro il 15% Livorno, Macerata, Milano, Monza, Pordenone e Trento.

Un dato dove l’Abruzzo eccelle, e non è positivo, perché anche questo e segno di spreco è l’altissimo consumo pro-capite quotidiano di acqua ad uso domestico: 175 litri, secondo dato più alto in Italia assieme alla Calabria, secondo solo a quello della Lombardia, ben 189 litri.

Va detto che nessuna regione si attesta sotto i 100 litri pro capite giornalieri, le regioni più virtuose sono allora Puglia, Sicilia, Toscana e Umbria, uniche sotto i 130 litri.

I consumi domestici in Abruzzo pari a 5 milioni di metri rappresentano oltre il 60% dell’utilizzo.

Per quanto riguarda il consumo in agricoltura il dato sorprendente è di 112.129 metri cubi che per quantità è il terzo volume più alto in Italia dopo Veneto 110.637 metri cubi e Liguria 93.000 metri cubi.

Più contenuto il consumo per uso industriale, pari a 324.902 metri cubi, dato ben lontano dai  5.262.898 del Veneto e dai 1.947.294 metri cubi della Puglia.

Infine l’Abruzzo primeggia per uso gratuiti della risorsa idrica, cioè quelli che riguardano le fontane pubbliche, le fontanelle per bere, l’acqua utilizzata per l’innaffiamento di parchi e giardini, gli usi per l’antincendio, pulizia delle strade: ben 1.469.493 metri cubi, terzo dato in Italia, dopo Provincia autonoma di Trento e Piemonte.

 

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