AFFAIRE RIFIUTI: GERARDINI STRIGLIA COMUNE L’AQUILA, “FATE PIÙ DIFFERENZIATA E PAGATE DEBITI”

LETTERA AMMINISTRATORE UNICO PRO TEMPORE DEL COGESA AD ASM: CONFERMATO AUMENTO TARIFFE, SI CHIEDE PIANO DI RIENTRO PER 770.000 EURO, SI RIBADISCE PROBLEMA RAPPRESENTATO DA FRAZIONE ORGANICA AFFIBBIATA A DISCARICA PELIGNA. E IMPARTISCE LEZIONE DI BUONA GESTIONE, "CON ABBATTIMENTO INDIFFERENZIATA CAPOLUOGO PUÒ RISPARMIARE 1,7 MILIONI DI EURO L'ANNO, E RIDURRE EMISSIONI CO2 DI 5MILA CHILI"

di Filippo Tronca

25 Gennaio 2023 08:49

L'Aquila - AbruzzoGreen, Cronaca, Politica

L’AQUILA –  Il risoluto Franco Gerardini, seppur come di amministratore unico protempore del Cogesa, detta le condizioni al Comune dell’Aquila, accendendo ancor di più gli animi e lo scontro tra capoluogo e Sulmona, in quella che è oramai definito “l’affaire rifiuti”: in una lettera, venuta in possesso di Abruzzoweb, del 13 gennaio, e inviata al presidente della municipalizzata aquilana, l’Asm, Lanfranco Massimi, si chiede il pagamento di debiti per 773.707 euro, si ribadisce che 110 euro a tonnellata per conferire i rifiuti alla discarica Noce Mattei di Sulmona, gestita da Cogesa, dovranno essere aumentati. E, dulcis in fundo, si invita il Comune, in modo che ritenuto irrituale, a fare più raccolta differenziata, ora al 42%, rispetto una media dei comuni soci del Cogesa del 70,4%, perché l’eccesso di frazione organica e putrescente che arriva alla discarica di Sulmona crea un aggravio di costi e cattivi odori.

La nomina di Gerardini, ex dirigente regionale, parlamentare Pci ed ex sindaco Giulianova,  seppure pro tempore e a titolo gratuito, voluta in primis dal sindaco del centrosinistra di Sulmona, Gianfranco di Piero,  è contestata e ritenuta illegittima da 40 dei 66 sindaci soci della società che si occupa di gestione rifiuti  in valle Peligna, Subequana, alto Sangro e Aquilano, e si è presentato dimissionario alla riunione di venerdì scorso del controllo analogo, organismo composto da tutti i soci, che è però stata disertata dai 40 sindaci dell’Aventino, che hanno già inviato una diffida per le immediate dimissioni dell’amministratore.

E come riferito da Abruzzoweb, in quella riunione Gerardini ha detto chiaro e tondo che se si vuole risanare il Cogesa, che dà lavoro a 200 persone, occorre prima di tutto mettere in atto finalmente un piano di rientro da sottoscrivere con tutti i Comuni. E dalla tabella pubblicata integralmente dal quotidiano on line www.reteabruzzo.com, in cima alla classifica troviamo proprio l’Asm,  che in base ai dati aggiornati al 30 dicembre, deve al Cogesa ben 1.127.652 euro, un cifra dunque ancora maggiore rispetto ai 773mila euro della lettera del 13 gennaio.

A seguire il Comune di Sulmona, il primo supporter di Gerardini,  che deve 914.424 euro, Castel di Sangro,  568.539 euro, Scoppito, con 463.713 euro, il Mote montagne teramane ambiente spa, che svolge l’attività di raccolta differenziata in 21 Comuni del teramano, che deve 415.252 euro, Scanno, 319.294 euro, Introdacqua, 216.596 euro, Vittorito, 296.509 euro, e via via tutti gli altri comuni per cifre nell’ordine delle decine di migliaia di euro.

Il nuovo corso della spa con sede a Sulmona, dopo il dimissionamento del vecchio cda, come la lettera di Gerardini dimostra plasticamente, sta creando uno scontro proprio tra Sulmona e L’Aquila, e tra il sindaco di Fdi Pierluigi Biondi di Fratelli d’Italia, che ha evocato uno “spirito anti aquilano”, e il sindaco Di Piero.

A chiedere a Sulmona di abbassare le pretese, nel corso nella prima commissione Programmazione e bilancio  del comune dell’Aquila, è stato anche Livio Vittorini, di Fratelli d’Italia, l’assessore Fabrizio Taranta della Lega e il presidente Asm Massimi.

Taranta ha prima di tutto evidenziato che non sta al Cogesa, “questionare sul livello della differenziata dell’Aquila”, ricordando che a “L’Aquila nel 2012 eravamo al 20%, ora siamo riusciti ad arrivare al 42%,” e sono in dirittura di arrivo 34 milioni di euro per far decollare la quota.

Vittorini a chiare lettere ha detto che per quanto riguarda la decisiva questione della tariffa dei rifiuti, occorre trovare un accordo che soddisfi entrambe le parti, dichiarandosi disponibile a rivedere al rialzo e retroattivamente la tariffa di 110 euro,  ma non nella dimensione che Gerardini ha ipotizzato in una intervista, che potrebbe essere di ben 136 euro a tonnellata. Non fosse altro perché L’Aquila conferisce 22mila tonnellate l’anno di rifiuti alla discarica di Sulmona, il 47% del totale, e paga ben 3,5 milioni di euro l’anno, rispetto ai 18 milioni di euro complessivi che incassa il Cogesa. Come a dire, L’Aquila potrebbe trovarsi anche un’altra discarica, con tutti i problemi che questo comporterà, ma il Cogesa andrebbe a gambe all’aria.





Resta intanto, vergata nero su bianco, la lettera di Gerardini che conferma la sua linea intransigente, da tecnico grande esperto in materia, che applica criteri ragionieristici per risanare l’ente per anni terreno di spartizione politica, e ora gravato da 6,3 milioni di euro di debiti,  e che ha ben 8,6 milioni di euro di crediti, in buona parte quelli vantati dai Comuni.

Passiamo dunque ad analizzare nel dettaglio la lettera di Gerardini, ricca di numeri e dati.

In essa si ricorda innanzitutto a L’Aquila che “il contratto per il conferimento dei rifiuti urbani indifferenziati, sottoscritto il 1 febbraio del 2018 è scaduto il 31 dicembre scorso, e che in una fase particolarmente complessa delle attività della Società, sia opportuno che le decisioni da prendere siano guidate dal buon senso e da un’ottica di continuità della collaborazione”.

Annunciando che  a breve “sarà possibile comunicare definitivamente le condizioni tecniche ed economiche del nuovo contratto di servizio, comunque valevoli a partire dal 1° gennaio 2023 e per una durata che sarà determinata dalla stessa, nonché in relazione a esigenze temporali che saranno comunemente valutate”.

Ovvero sarà stabilito a quanto ammonterà l’aumento, retroattivamente dal primo gennaio, e che dovrebbe aggirarsi intorno ai 136 euro a tonnellata, rispetto agli attuali 11o euro. Quello che pagano gli altri comuni che hanno una bassa soglia di raccolta differenziata, portando dunque a Sulmona rifiuti con una alta componente di organico putrescente, che necessita di un più costoso trattamento meccanico e biologico, per asciugare e stabilizzare la monnezza, prima di gettarla in discarica.

“L’impianto di Tbm – ricorda infatti Gerardini -,  è autorizzato a poter trattare correttamente i rifiuti urbani indifferenziata, con una componente merceologica complessiva caratterizzata da una percentuale di frazione organica massimo del 30%”.

E insomma,  con la quota di organico che arriva dall’Aquila, che conferisce quasi la metà complessiva dei rifiuti, questo 30% è bello che sforato.

C’è poi l’altro passaggio, in cui Gerardini, si permette di tirare le orecchie al Comune dell’Aquila e alla Asm, invitandola a darsi una smossa e a fare finalmente più raccolta differenziata.





Atteggiamento che ha già provocato forte irritazione nella maggioranza di centrodestra il Comune, e il plauso invece delle opposizioni di centrosinistra.

“In uno spirito di costruttiva collaborazione, con la presente richiede un necessario miglioramento merceologico dei conferimenti, per renderli meglio gestibili dall’impianto di Tmb di “Noce Mattei”, scrive Gerardini.

E questo sarebbe a vantaggio anche dell’Aquila e dei conti dell’Asm,  si permette di ricordare Gerardini al suo collega, “in merito ed agli impatti positivi, sia da un punto di vista ambientale che economico, che si avrebbero con una maggiore raccolta differenziata a monte e per avere a valle conferimenti più idonei”.

Gerardini allega anche uno schemino, in cui si evidenza che se L’Aquila arrivasse al 50% di differenziata, il risparmio per le sue casse pubbliche sarebbe di  752.685,78 euro l’anno, con il 65% di 1.511.050 euro, e  con il 70% di ben 1.763.838 euro l’anno.

“Si otterrebbe poi un maggior avvio a recupero di materie prime, nel rispetto dei principi comunitari, verso un’economia circolare”, scrive l’amministrare del Cogesa, e “una diminuzione delle emissioni di gas alteranti che si ridurrebbero do circa il 50%, con la riduzione dei viaggi dal luogo di produzione, il comune di L’Aquila, al luogo di destinazione, la discarica di Sulmona”.

Va considerato infatti che per ogni litro di gasolio vengono emessi circa 2,65 grammi di CO2, la distanza da L’Aquila a Sulmona è di  120 chilometri, il consumo di gasolio è di 60 litri per ogni viaggio.

“Quindi, é del tutto evidente il beneficio ambientale con il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata, obiettivo che era richiesto per il 2002 dal Testo unico ambientale, che permetterebbe di dimezzare i viaggi presso il Polo tecnologico di Sulmona con il risultato di utilizzare circa 350 vettori in meno e la riduzione in atmosfera di circs 5.000 kg di CO2”

Infine Gerardini batte cassa: nella lettere si ricorda che L’Aquila deve al Cogesa, per le annualità 2021 e 2022  ben 773.707 euro,  e “sarà necessario valutare con urgenza in una riunione congiunta finalizzata ad approvare un piano di rientro, condiviso e sostenibile per entrambe le Società. In tal senso sarà convocata una riunione in data da concordare”. Cifra che però intanto è ancor di più aumentata, in base ai dati sciorinati venerdì scorso,

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