AGGRESSIONE LANCIANO: 18ENNE ANCORA IN RIANIMAZIONE, INIZIATA RIDUZIONE SEDATIVI, “VALUTAZIONI TRA 48 ORE”

21 Ottobre 2020 19:38

LANCIANO – Restano stazionarie le condizioni di Giuseppe Pio D’Astolfo (nella foto), il 18enne di Lanciano ricoverato in gravi condizioni nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Pescara per le lesioni riportate in seguito a un’aggressione avvenuta a Lanciano nella notte tra sabato e domenica.

Oggi è iniziata la graduale riduzione dei sedativi.

Ulteriori valutazioni sull’evoluzione del quadro clinico, si apprende da fonti sanitarie, non potranno essere fatte prima di 48 ore.

La prognosi resta riservata.

Una volta arrivato in ospedale, il giovane era stato sottoposto a intervento neurochirurgico.

Dai minuti successivi all’operazione, il 18enne è sempre stato in coma farmacologico.

A colpire il diciottenne, di Lanciano, nella notte tra sabato e domenica, è stato un ragazzo ancora tredicenne.

I carabinieri di Lanciano in queste ore hanno fatto chiarezza sull’aggressione avvenuta nell’ex stazione ferroviaria Sangritana e hanno denunciato cinque ragazzi, tutti cittadini italiani appartenenti alla stessa famiglia rom.

E’ stato il più piccolo del gruppo a sferrare l’unico violentissimo pugno.

Gli altri due hanno quattordici e quindici anni, un quarto ne ha appena compiuti diciotto mentre il più grande ne ha trenta.

Gli unici due maggiorenni sono già volti noti alle forze dell’ordine.

La svolta alle indagini dei militari, coordinati dal comandante della compagnia di Lanciano Vincenzo Orlando, è arrivata ieri pomeriggio grazie alla testimonianza della coppia di fidanzati, un venticinquenne e la ragazza di sedici, che erano in compagnia di Giuseppe e a quella di un terzo ragazzo, che lo ha soccorso quando lo ha visto piombare a terra.




La conferma alle loro parole è arrivata più tardi anche dalle immagini di alcune telecamere che, seppur non puntate direttamente sul luogo dell’aggressione, hanno ricostruito gli spostamenti dei cinque permettendone il riconoscimento.

I teppisti, che pare conoscessero la vittima e la coppia di coinquilini che viveva con lui, si sarebbero avventati sui tre “infastiditi” dal loro invito ad abbassare la musica.

“Esprimo ferma condanna per l’episodio di violenza avvenuto a Lanciano che ha coinvolto un tredicenne. Facciamo attenzione, però: l’errore è sempre del singolo, mai di un’intera popolazione o comunità. Perché evidenziare l’etnia di appartenenza come se un reato fosse a carattere etnico? Tutti gli italiani sono mafiosi, pedofili e terroristi?”.

Alexian Santino Spinelli – musicista e ambasciatore della cultura romanì nel mondo, docente universitario, Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana – da Lanciano, la sua città, interviene sulla vicenda.

“Tutta la mia solidarietà e vicinanza sincera alla famiglia del ragazzo ferito che sta vivendo un dramma – aggiunge – Sono genitore e comprendo il dolore che provano”.

“L’informazione, però, sia corretta e giusta, altrimenti diventa propaganda e istiga alla violenza. Razzismo e istigazione all’odio razziale sono crimini” dichiara all’Ansa, sottolineando il collegamento che molti lancianesi hanno visto tra l’aggressione al ragazzo e l’atto di vandalismo, il giorno dopo in città, sul Monumento al Samudaripen, il genocidio nazifascista dei rom e sinti.

Episodio sul quale la Digos ha aperto un’indagine per danneggiamento e istigazione all’odio razziale.

Ricorda Spinelli che in Abruzzo, nel territorio Frentano (Lanciano, San Vito Chietino, Fossacesia, Ortona, Atessa) “ci sono 300 rom italiani di antico insediamento (discendenti dal gruppo arrivato nel XV secolo dall’Impero Bizantino). Il 90% sono più che integrati: sono imprenditori edili, hanno imprese di pulizia, sono fornai, pizzaioli, commercianti al dettaglio, camerieri, musicisti, imbianchini, muratori, commesse, ragionieri”.

“Ci sono attivisti e associazioni rom che promuovono arte, cultura, dialogo interculturale. Solo il 10% vive un forte disagio sociale, ma solo gli episodi di disagio finiscono nella cronaca, mentre spesso si ignorano lingua, cultura, tradizioni, arte dei rom. La responsabilità è sempre soggettiva, chi commette un reato ha nome e cognome. Non facciamo di tutti i rom un capro espiatorio”.

E in una nota dell’Ucri, cui aderiscono 32 associazioni, in riferimento all’aggressione di Lanciano dichiara: “Troppo spesso nella nostra Italia si vedono episodi del genere e l’Unione delle Comunità Romanès in Italia (Ucri) condanna a gran voce il gesto per la folle violenza e l’assoluta gravità!”.

“Questi gesti mai dovrebbero consumarsi e vederli fra giovanissimi porta a farsi molte domande. Con speranza che il lavoro delle forze dell’ordine possa assicurare alla giustizia i colpevoli. Una pronta guarigione al giovane in coma che ha tutta la nostra vicinanza e solidarietà. Solidarietà e vicinanza anche alla famiglia per l’immenso dolore”.

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