AGRICOLTURA: ABRUZZO E ALTRE 14 REGIONI CHIEDONO NUOVI CRITERI PER PSR

6 Aprile 2021 13:25

L’AQUILA-  Quindici regioni, compresa L’Abruzzo, promuovono una nuova impostazione del Piano di sviluppo rurale, e hanno inviato una lettera al ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, e al commissario europeo per l’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, nella quale si ribadisce il sostegno all’impostazione data dall’esponente del Governo italiano al riparto delle risorse del Programma di sviluppo rurale per il biennio di transizione 2021-2022.

A firmare la lettera il vicepresidente della Regione Abruzzo e assessore all’Agricoltura, Emanuele ImprudenteGabriella Murgia (Sardegna), Federico Caner (Veneto),  Alessio Mammi (Emilia Romagna), Stefano Zannier (Friuli Venezia Giulia), Davide Sapinet (Valle d’Aosta), Enrica Onorati (Lazio), Alessandro Piana (Liguria), Fabio Rolfi (Lombardia), Mirco Carloni (Marche), Nicola Cavaliere (Molise), Marco Protopapa (Piemonte), Giulia Zanotelli (provincia autonoma di Trento), Arnold Schuler (Provincia autonoma di Bolzano) e Stefania Saccardi (Toscana).

La prima proposta delle 15 Regioni e Province autonome prevedeva il calcolo dell’indice di riparto sulla base di quattro parametri – numero aziende agricole, superficie agricola utilizzata (Sau), superficie forestale, produzione agricola (Plv) – pesati in modo paritario (25%). Successivamente, “le 15 Regioni hanno sensibilmente modificato la proposta originaria, nel tentativo di considerare le argomentazioni espresse dalle 6 Regioni contrarie”.

Sono così stati introdotti altri criteri: un quinto parametro relativo alla popolazione rurale dei comuni classificati C e D, volto a valorizzare maggiormente la ruralità; la differenziazione dei fattori di ponderazione tra i 5 parametri, per attenuare il peso della Plv (portata al 15%); un possibile meccanismo di compensazione riferito al riparto 2014-2020 (cosiddetto ‘storico’) per graduare l’impatto dell’applicazione dei nuovi criteri.

“Ma le 6 Regioni – è scritto ancora nella lettera – hanno continuato a non entrare nel merito della proposta, limitandosi a leggere in modo ‘funzionale’ le norme di riferimento e il contesto al fine di giustificare il mantenimento del riparto storico, disattendendo l’impegno del 2014 e senza rendersi disponibili a ricercare un punto di mediazione e di sintesi”.

 

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