“AMMINISTRATORI SOTTO TIRO”: I CASI IN ABRUZZO, “EPISODI INACCETTABILI PER DEMOCRAZIA”

21 Aprile 2024 09:45

Regione - Cronaca

Il 2023 degli Amministratori sotto tiro si chiude come i precedenti: centinaia di sindaci, assessori e consiglieri, nonché dirigenti e dipendenti degli Enti locali sono stati colpiti da intimidazioni, minacce e aggressioni.

In Abruzzo i casi più eclatanti si sono verificati in 7 comuni: Chieti, Rapino, Vasto, in provincia di Teramo a Civitella del Tronto e Torricella Sicura e un caso a Pescara.

I dati dell’ultimo quadriennio sono in calo in Italia, “ma gli oltre 300 atti intimidatori registrati mediamente ogni anno restano un indicatore inaccettabile per una democrazia”, è stato sottolineato nel corso della presentazione del Rapporto 2023 di Avviso Pubblico ‘Amministratori Sotto Tiro’ presentato presso la sede della Federazione nazionale della Stampa italiana a Roma.

I numeri dello scorso anno restituiscono, ancora una volta, un Paese sotto tiro, seppure con intensità diversa a seconda dei territori. Vi sono Comuni e intere aree provinciali in cui svolgere il compito di
amministratore e amministratrice locale è a dir poco proibitivo, tra incendi, aggressioni fisiche, lettere minatorie, ingiurie e diffamazioni sui social network.

Anche nel 2023 i dati restituiscono un’Italia che viaggia a due velocità: un Mezzogiorno in cui il fenomeno si esprime in maniera ancora molto violenta e reiterata: un caso su quattro, si registrano roghi di auto e
di case di proprietà, di strutture e mezzi comunali. Un Centro-Nord in cui le intimidazioni, sebbene siano meno violente, sono aumentate rispetto al 2022.

In Abruzzo tra i casi noti alle cronache ci sono quelli che hanno riguardato il sindaco di Chieti, Diego Ferrara, minacciato sui social: “Domattina a mezzogiorno ti vengo a trovare”, l’avvertimento di un cittadino infuriato per il ritardo nella consegna delle fatture della Tari. La chat privata è finita in tribunale, dopo che il primo cittadino ha sporto denuncia.

Eclatante la vicenda che ha coinvolto il sindaco di Vasto, nonché presidente della Provincia di Chieti, Francesco Menna, che negli anni ha subito diverse aggressioni e a cui, circa un anno fa, è stata incendiata l’auto. Un atto doloso, come accertato, sul quale però al momento non ci sono ancora aggiornamenti utili ad individuare i responsabili.





E a Rapino si è aperto il processo all’uomo querelato dal sindaco Rocco Micucci e imputato del reato previsto dall’articolo 612 del codice penale “perché – si legge nel provvedimento del procuratore che ha svolto le indagini – minacciava Rocco Micucci di un danno ingiusto in quanto diceva che gliel’avrebbe fatta pagare e ciò dicendo gli si avvicinava quasi fino a colpirlo. Aggressione evitata per intervento di alcuni presenti”.

Ancora, a Civitella del Tronto, lettere anonime, dai contenuti diffamatori recapitate in una serie di attività commerciali, con le quali sono stati espressi dubbi sulla moralità degli amministratori del Comune di Civitella del Tronto, a partire dal sindaco Cristina Di Pietro.

A Torricella Sicura è scattato il divieto di avvicinamento per un uomo che aveva atteso che il sindaco Daniele Palumbi uscisse dal Municipio per aggredirlo. L’aggressore, già noto alle forze dell’ordine e non nuovo a episodi analoghi, subito dopo il fatto era stato allontanato ma non contento, si era presentato di nuovo sul luogo del misfatto e incurante della presenza dei Carabinieri, aveva minacciato di morte il primo cittadino.

A ancora a Pescara il sindaco Carlo Masci, dopo aver annunciato di mantenere le scuole aperte per contrastare la falsa notizia sulla chiusura che girava su centinaia di chat, è stato sommerso di insulti e minacce “da parte di alcuni che si sono qualificati come studenti di diverse scuole pescaresi”. Una situazione che ha spinto il sindaco “per evitare che questi comportamenti non sanzionati da subito possano sfociare in azioni ancora più gravi”, a procedere alle relative denunce/querele “in modo che capiscano cosa vuol dire la responsabilità delle proprie azioni”.

IL RAPPORTO

Il lavoro di raccolta e analisi dei dati che Avviso Pubblico porta avanti da ormai quattordici anni sul fenomeno Amministratori sotto tiro – grazie alle segnalazioni dei propri coordinatori territoriali, della raccolta quotidiana di notizie, del monitoraggio degli atti parlamentari – restituisce un numero allarmante: il 20% dei 7.900 Comuni presenti sul territorio nazionale sono stati colpiti da atti intimidatori.

Un dato impressionante, soprattutto se consideriamo che, dal 2010 ad oggi, quasi 700 di questi Enti locali sono stati colpiti più volte da atti reirati. In molte province della nostra penisola oltre la metà dei Comuni presenti hanno subito atti intimidatori. Quindici Enti locali sono stati particolarmente bersagliati, registrando ripetute intimidazioni per dieci o più anni.

Di fronte a queste evidenze non dobbiamo abbassare la guardia su una piaga che, sebbene in calo nei casi censiti sul singolo anno, resta presente e inquina la vita democratica di tanti, troppi territori. Senza tralasciare il numero di atti intimidatori che resta “oscura” al nostro Rapporto, perché non denunciati ufficialmente.





Nel 2023, in continuità con gli anni precedenti, sono stati minacciati gli amministratori locali già in carica e anche chi si è candidato a rivestire un incarico pubblico. Un dato da non sottovalutare, alla vigilia
di una tornata elettorale che a giugno del 2024 vedrà il 47% dei Comuni italiani rinnovare giunte e consigli. Il voto riguarderà anche alcune Regioni e il Parlamento Europeo.

Si conferma, anche per l’anno appena passato, la vulnerabilità di quei territori che hanno visto Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Evidenza di quel legame tra mafia e politica che la legge approvata nel 1991, seppur con alcune criticità che Avviso Pubblico evidenzia da tempo, ha più volte permesso di spezzare. Non si commetta l’errore di confondere la necessità di riformare una legge che è stata varata più di trent’anni fa, con la delegittimazione di una normativa che ha dei limiti noti, ma superabili, come la nostra Associazione ha evidenziato anche in sedi istituzionali.

Infine, a seguito della partnership avviata nel 2022, il 14° Rapporto Amministratori sotto tiro ospita il contributo di ACLED, associazione non governativa che monitora i casi di violenza politica a livello
internazionale e con cui Avviso Pubblico ha sottoscritto un protocollo di collaborazione. I dati che ACLED ha elaborato dimostrano come la violenza politica non sia un’esclusiva solo italiana sebbene, dal nostro
osservatorio, nella nostra penisola essa si manifesti con una continuità diversa rispetto ad altri contesti europei.

Come Avviso Pubblico ribadiamo la disponibilità a mettere a disposizione il nostro know-how al Tavolo sul monitoraggio delle minacce subite dagli amministratori locali, istituito presso il Ministero dell’Interno
dall’Osservatorio sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali.

Contestualmente esprimiamo preoccupazione per quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2024, che prevede un forte depotenziamento del Fondo per la legalità e per la tutela degli amministratori locali vittime di atti intimidatori, istituito con la Legge di Bilancio 2022. La legge n.213 del 30 dicembre 2023 sebbene confermi i sei milioni di euro stanziati per l’anno in corso, prevede il finanziamento del Fondo
con un solo milione di euro per il 2025 e per il 2026.

La piaga Amministratori sotto tiro non si supera solo reprimendo, ma anche coltivando e promuovendo la cultura del rispetto delle regole e delle persone, partendo dai più giovani, dalla scuola, dalla formazione
delle amministratrici e degli amministratori locali nonché del personale che opera nella Pubblica Amministrazione.

Le numerose attività di educazione, sensibilizzazione e formazione portate avanti da Avviso Pubblico con le Prefetture e i Comuni beneficiari dei fondi di ristoro, hanno avuto delle ricadute concrete e positive sul campo. Questi progetti che promuovono la cultura della cittadinanza attiva e responsabile, la cultura della legalità costituzionale, della trasparenza e della partecipazione, necessitano di avere garantita la continuità. L’Italia su questo deve investire affinché le istituzioni repubblicane siano abitate da persone responsabili e competenti, in grado di svolgere il loro ruolo con la disciplina e l’onore richiesti dalla Costituzione. Persone che non siano mai lasciate sole dai cittadini e dalle cittadine. È questa una delle barriere di prevenzione e di difesa più importanti contro qualsiasi forma di minaccia e di intimidazione,
insieme all’importante lavoro svolto dalla forze di polizia e della magistratura mette nel mirino una persona, ma la comunità nella sua interezza e la democrazia del sistema Paese.

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