APPALTI ASL PESCARA: DOLCE, “SOLDI PER LA POLITICA”, CONFESSIONE CHOC DELL’INDAGATA

29 Aprile 2021 10:29

PESCARA – Sabatino Trotta avrebbe detto a Luigia Dolce che i soldi delle tangenti servivano come contribuzioni per il partito, Fratelli d’Italia, del quale fu candidato alle regionali risultando primo dei non eletti, ma non le avrebbe mai rivelato i nomi dei destinatari.

E’ quanto sarebbe emerso nel corso delle oltre tre ore l’interrogatorio di Dolce,  la ex coordinatrice della cooperativa La Rondine, finita nel ciclone giudiziario per l’affidamento per la gestione di residenze psichiatriche extra ospedaliere, del valore complessivo di oltre 11 milioni di euro, ora revocata dall’attuale direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi, anche lui indagato nella stessa inchiesta.

A riferirlo i quotidiani Il Centro e Il Messaggero.

Dolce è stata convocata dai sostituti procuratori Anna Benigni e Luca Sciarretta che conducono l’inchiesta. per fornire ulteriori chiarimenti sulle vicende che portarono al suo arresto e a quello del dirigente del Dipartimento di Salute Mentale della Asl di Pescara, Sabatino Trotta, candidato alle regionali del febbraio 2019 per Fratelli d’Italia, primo dei non eletti, che si è tolto la vita nel carcere di Vasto a 55 anni, e di Domenico Mattucci, ex numero uno della stessa coop, posto ai domiciliari giovedì scorso dopo aver reso ai pm un’ampia confessione.

La donna era già stata interrogata il 10 aprile scorso in via telematica, ieri pomeriggio è salita al quinto piano del Palazzo di Giustizia accompagnata dai suoi legali Augusto La Morgia e Matteo Cavallucci.

Si è parlato però anche della presunta tangente versata all’attuale direttore generale della Asl Ciamponi, in base a quanto dichiarato da Mattucci, che aveva confessato ai magistrati di avere sborsato dei soldi che sarebbero serviti per acquistare un’auto da regalare al manager. Tutte accuse da dimostrare, e che sono state già respinte sdegnosamente dal Ciamponi. E del resto l’acqusto dell’auto è stata effettuata con soldi di Ciamponi.

“Direttamente non ho mai parlato con altri all’infuori di Trotta e Mattucci: mi hanno usata per portare i soldi da una parte all’altra. Ma quei soldi non erano per Trotta, a lui non interessava altro che crearsi un suo bacino elettorale”, ha detto Dolce ai magistrati.

Dolce nel primo interrogatorio aveva confermato un viaggio a Roma per consegnare denaro in una busta in un ministero, rafforzando il filone d’inchiesta del “livello politico”,  soldi consegnati ad un funzionario del partito. Questo gli avrebbe spiegato Trotta, che però dopo la sua scomparsa non potrà mai confermare.

 

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA

    Ti potrebbe interessare: