APPELLO PROCESSO RIGOPIANO: LA PROCURA NON MOLLA, RICHIESTI 151 ANNI DI CARCERE

di Gianpiero Giancarli

6 Dicembre 2023 14:20

L'Aquila - Cronaca

L’AQUILA- Iniziato col botto il processo di appello all’Aquila per la strage di Rigopiano nel comune di Farindola (Pescara)  quando, il 18 gennaio del 2017 una valanga si abbattè sul resort causando la morte di 29 persone che erano lì in vacanza.

Questa mattina, dopo una breve relazione del presidente del presidente  del collegio sull’andamento del primo grado, Aldo Manfredi, si è subito passati alle richieste della Procura che vuole un verdetto  molto diverso dal primo grado visto che ci sono state 25 assoluzioni su 30 imputati. Infatti ha richiesto  circa 151 anni carcere complessivi. Il processo per disastro colposo e altri reati connessi, si è tenuto  porte chiuse visto che il primo grado era stato svolto con il rito abbreviato. Presenti a palazzo di giustizia molte parti civili.

I pm Benigni e Papalia della procura di Pescara, diretta dal pm Giuseppe Bellelli,  ma oggi in rappresentanza della Procura generale, si sono riportati  quindi alle richieste del primo grado che sono state le seguenti: dodici anni per l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo; 11 anni e 4 mesi, per il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta; 6 anni per l’ex presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco.

L’accusa ha proposto per Bruno Di Tommaso, gestore dell’albergo e amministratore e legale responsabile della societa’ “Gran Sasso Resort & SPA”, la pena di 7 anni e 8 mesi, e la prescrizione per il capo 10.





I pm hanno inoltre sollecitato la condanna a 10 anni ciascuno per Paolo D’Incecco, dirigente del servizio di viabilità della Provincia di Pescara, e Mauro Di Blasio, responsabile dello stesso servizio; a 11 anni e 4 mesi per il tecnico comunale, Enrico Colangeli . Per i dirigenti regionali, Carlo Giovani, Carlo Visca, Pierluigi Caputi, Emidio Primavera, sono stati invece chiesti 5 anni ciascuno.

Per gli ex sindaci di Farindola,  Massimiliano Giancaterino, e Antonio De Vico, 6 anni ciascuno; un anno per Giuseppe Gatto, redattore della relazione tecnica allegata alla richiesta della Gran Sasso spa di intervenire su tettoie e verande dell’hotel. Per Sabatino Belmaggio, responsabile del rischio valanghe fino al 2016, la condanna a 5 anni; per Andrea Marrone, consulente incaricato da Di Tommaso per adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni, 2 anni e 6 mesi.

E ancora: 4 anni per il tecnico geologo, Luciano Sbaraglia, 4 anni per Giulio Honorati, comandante della Polizia Provinciale di Pescara; 3 anni per il tecnico Tino Chiappino. Poi 8 anni per Leonardo Bianco, ex capo di gabinetto della Prefettura Pescara; 9 anni per la dirigente della Prefettura, Ida De Cesaris.

Chiesti poi 7 anni per Vincenzo Antenucci,  già dirigente Servizio prevenzione rischi e coordinatore del Coreneva. Sanzione pecuniaria per la società Gran Sasso Resort & Spa srl, imputata per illecito amministrativo;  2 anni e 8 mesi ciascuno per gli altri prefettizi, Giancarlo Verzella,  Giulia Pontrandolfo, Daniela Acquaviva.





Nel corso della requisitoria  i pm  hanno ricostruito in breve la presunta catena di errori, omissioni, ritardi che trasformarono il resort di lusso in una “trappola” in quelle ore del 18 gennaio di cinque anni fa. I pubblici ministeri hanno  criticato i ritardi nell’apertura della Sala operativa e del Centro coordinamento soccorsi.

In primo grado sono stati tutti assolti  a eccezione di D’Incecco e Di Blasio condannati a 3 anni e 4 mesi, due anni  e 8 mesi sono stati inflitti a Lacchetta e sei mesi a Di Tommaso e  Gatto.

Si riprende il 13 dicembre con la parola a parti civili e difese degli imputati.

 

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