L'AZIENDA CON SEDE A PESCARA HA UNO STABILIMENTO AD ATESSA; SINDACATI DI BASE, ''SUBITO TAVOLO MINISTERIALE PER SALVAGUARDARE POSTI DI LAVORO''

ARRESTI VERTICI BLUTEC PER FONDI SPARITI A TERMINI IMERESE, TREMA ANCHE L’ABRUZZO

12 Marzo 2019 15:38

CHIETI – Preoccupazione anche in Abruzzo dopo l’arresto dei vertici della Blutec accusati della sparizione di 16 milioni di euro, fondi pubblici destinati alla produzione di auto ibride, nello stabilimento di Palermo, con la previsione di assumere a regime 700 operai ex Fiat.

L’azienda, costituita nel 2014, ha sede a Pescara e ha uno stabilimento anche ad Atessa, in Val di Sangro, che conta 200 lavoratori e che recentemente ha assunto la denominazione di Ingegneria Italia

I vertici dell’Unione sindacati di base (Usb), preoccupati per il futuro dell’azienda della Val di Sangro, hanno convocato un conferenza stampa domani alle 11 ai cancello dello stabilimento.

Il presidente del consiglio di amministrazione Roberto Ginatta e l’amministratore delegato Cosimo Di Cursi sono stati arrestati a Termini Imerese dalla Guardia di Finanza ed ora si trovano agli arresti domiciliari.

I due manager sono accusati di aver utilizzato fondi pubblici destinati allo sviluppo dell’azienda ed in particolare dello stabilimento di Termini Imerese, che è stato posto sotto sequestro. Nei confronti dei vertici dell’azienda piemontese è stato disposto anche il divieto per 12 mesi di esercitare uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

E’ stato emesso un decreto di sequestro preventivo dell’intero complesso aziendale e delle relative quote sociali della Blutec spa, nonché dei patrimoni dei due indagati per 16 milioni e mezzo di euro.

La Blutec ha stabilimenti in diverse parti d’Italia ed il provvedimento della Procura di Termini Imerese riguarda l’intero gruppo e le quote societarie.




“Apprendiamo attraverso la stampa che questa mattina è scattato il sequestro dell'azienda Blutec spa – spiega l'Usb in una nota – e gli arresti domiciliari per il presidente del consiglio di amministrazione e l'amministratore delegato Roberto Ginatta e Cosimo Di Cursi. Come più volte abbiamo segnalato e, come dimostrato dalle numerose iniziative di sciopero messe in campo dai lavoratori sia nello stabilimento di Termini Imerese come in quelli di Atessa e Tito Scalo, il futuro dell'azienda è appeso ad un filo come la vita e il salario di centinaia di lavoratori”.

“Abbiamo avuto, – spiega la nota dell’Usb – a ridosso delle elezioni regionali abruzzesi, in un tavolo ministeriale convocato ad hoc per lo stabilimento di Atessa, delle rassicurazioni rispetto ad una trattativa per l'acquisizione dell'azienda da parte della Ma s.r.l.. Ci eravamo lasciati al tavolo con la promessa della riconvocazione di un nuovo incontro al ministero per la fine di febbraio. Ad oggi – prosegue l’Usb – non c'è stata nessuna riconvocazione e anzi, ci svegliamo questa mattina leggendo sui giornali che la Blutec è posta sotto sequestro e che i manager sono stati arrestati”.

A questo punto, il sindacato chiede a gran voce l'immediata convocazione del tavolo ministeriale e la presa in carico da parte del Governo e del Ministro del Lavoro del futuro dello stabilimento.

Intanto questa mattina nel corso di una conferenza stampa alla Procura di Termini Imerese, il sostituto Guido Schininà, che insieme al procuratore Ambrogio Cartosio ha condotto l'inchiesta, hanno spiegato
che “solo 5 milioni di euro, dei 21 erogati a Blutec, sono stati destinati allo scopo del programma di sviluppo finalizzato alla riconversione e riqualificazione del polo industriale di Termini Imerese. Gli altri 16 milioni di euro sono scomparsi. Con quei 5 milioni sono stati acquistati macchinari – ha aggiunto il pm – ma non è stata rilanciata l'attività industriale”.

“Da domani sarà un amministratore giudiziario a occuparsi della società”, ha sottolineato il comandante del nucleo di polizia Economico-finanziaria delle Fiamme gialle di Palermo, colonnello Cosmo Virgilio – Abbiamo accertato che ci sono stati movimenti finanziari dopo l'accredito delle somme da parte di Invitalia per lo stabilimento di Termini. Parte dei fondi ricevuti sono stati oggetto di speculazione finanziaria, hanno prodotto rendimenti poi girati nei conti di altre società del gruppo”.

Di Cursi al momento si trova in Brasile, dove il gruppo della famiglia Ginatta dispone di un sito produttivo, ma l'avvocato difensore ha fatto sapere alla Procura che “l'indagato non ha alcuna intenzione di sottrarsi al provvedimento”. 

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